Vasco Rossi, la storia di "Brava"
Brava (musica e testo: Vasco Rossi)
Ben altra musica, ben altro testo per l’ennesimo retro di un 45 giri che subito surclassa il lato A ("Voglio andare al mare"). Vasco qui è un po’ cattivello ma molto profondo nell’attaccare i limiti della donna cosiddetta “nuova”, post68, tirandosi addosso in modo definitivo gli strali delle femministe benpensanti. Però che capacità di denuncia, calata in un bozzettismo dal nitore tagliente: “Quando sei riuscita a farmi cadere con la tua logica di calze nere, ti sei voluta divertire ed hai voluto vedere fino a che punto potevi arrivare, mi potevi umiliare. Certo è un peccato però sai allora ero puro”.
Con una musica che cresce grazie a un bell’arrangiamento screziato basato sulle chitarre, Vasco parte dall’autobiografia (che non esplicita) per un’intensa denuncia sociale, sino ad arrivare a un finale tipico del suo pessimismo realista (“Adesso invece non credo più a niente”), con tanto di provocatorio sberleffo: “Certo eri brava a fare l’amore… ricordo bene!”. Come detto, la partenza di "Brava" è autobiografica; infatti è ispirata alla prima compagna di Vasco, conosciuta all’università a Bologna, Paola Panzacchi, una femminista “dura e pura”.
Con "Brava" esordisce su disco anche una tipologia molto importante di canzoni “alla Vasco”, che vede crescere il testo e l’energia ma lascia lo sfogo del refrain agli strumenti, agli assolo, magari a un coro; un modo di scrivere finora appena sfiorato, che si consoliderà e in futuro darà vita a pezzi importanti, nonché diversi da quelli di altri cantautori e altri rocker.
I testi sono tratti dal libro di Andrea Pedrinelli “Vasco Rossi, la storia dietro le canzoni”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione dell’autore e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di Vasco Rossi.
