Paul McCartney e la smania di protagonismo

Nei giorni in cui si celebrano i 40 anni dalla morte di John Lennon, Paul non riesce proprio a starsene in secondo piano
Paul McCartney e la smania di protagonismo

Non si sa se provare più (stupita) ammirazione per la determinazione con cui Paul McCartney promuove le proprie uscite discografiche, o più (imbarazzato) fastidio per il modo in cui non esita a ricorrere all'argomento più facile per farlo: il riferimento ai Beatles. Dopo avervi ricorso più volte (in particolare in un'intervista al "New York Times") è tornato a farlo ieri con il "Sunday Times", dove - facendo riferimento alla "nuova" versione di "Let it be" rimontata da Peter Jackson, che sarebbe dovuta uscire in autunno ed è invece stata rimandata a causa del Covid - ha rivendicato che essa conferma che lo scioglimento dei Beatles non è avvenuto a causa sua.


La ragione, come già ho avuto modo di spiegare, è che il regista ha privilegiato, rispetto a quanto aveva fatto invece Michael Lindsay-Hogg per il film uscito nel 1970, le immagini che mostrano il gruppo di buon umore e in spirito collaborativo.
Ora, è ovvio che nei giorni che durarono le riprese originarie - dal 2 al 31 gennaio 1969, prima negli studi cinematografici di Twickenham poi nello studio di registrazione della Apple - ci siano stati momenti più sereni e momenti più tesi, e forse è anche vero che Lindsay-Hogg - per sue ragioni di "storytelling", come allora non si diceva ancora - può aver sottolineato alcune sequenze in cui l'armonia fra i componenti del gruppo era stata messa alla prova. Ma è vero anche che l'incarico di rifacimento e rimontaggio del materiale filmato affidato a Peter Jackson dalla Apple è evidentemente inquadrabile nell'operazione di revisionismo storico avviata tempo fa, e che è intesa a riscrivere la storia degli ultimi giorni dei Beatles presentandola in una luce più rosata e meno grigia.


Ed è anche altrettanto vero che la scelta di McCartney di far uscire il suo nuovo "McCartney III" nei primi giorni del dicembre 2020 puzza terribilmente di protagonismo: nei giorni in cui si sarebbe molto parlato e scritto (e si sta parlando e scrivendo) di John Lennon, nel quarantesimo anniversario della morte - Rockol dedicherà all'avvenimento un ampio speciale proprio domani - Paul sgomita per essere in primo piano.
Lo penso e lo scrivo io, che come ho più volte ammesso sono un beatlesiano di osservanza Paulista e non lennoniana; e so di essere in (buona) compagnia di altri come me.

Franco Zanetti

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