Chi fermerà Bad Bunny?

Così il 26enne cantante portoricano, da principe del latin pop, è diventato re de pop internazionale in questo 2020 ormai agli sgoccioli.
Chi fermerà Bad Bunny?

La trap latina ha un volto.

E un nome, quello di Bad Bunny. I numeri sono da capogiro, nel senso letterale del termine. 11,9 miliardi complessivi di visualizzazioni sul suo account YouTube ufficiale (che conta 29,8 milioni di iscritti). Quelli relativi agli ascolti globali delle sue canzoni su Spotify risulta pure difficile conteggiarli. Solo con le prime cinque canzoni più ascoltate - "I like it", "MIA", "Callaita", il remix di "Te boté" e quello di "No me conosce", uscite negli ultimi anni - ha superato quota 4 miliardi di streams. Da gennaio ad oggi sulla popolare piattaforma di streaming ha totalizzato complessivamente 8,3 miliardi di ascolti: Spotify l'ha nominato artista più "streammato" del 2020 (finora), davanti a Drake (secondo) e J Balvin (terzo), altra star del pop latino. "Vengo da Vega Baja, una piccola area che non è una metropoli come la capitale San Juan, da dove proviene la maggior parte degli artisti del genere. Questa è la cosa più sorprendente e incredibile: vengo dal nulla. Quando andavo a scuola cantavo sui balconi e la gente se ne stava lì ad ascoltarmi", raccontava qualche mese fa il .26enne cantante portoricano, realizzando di essere diventato di fatto una popstar.

Gli esordi

Fino al 2016 Benito Antonio Martínez Ocasio era un ragazzo come tanti della sua generazione, a Vega Baja. Padre camionista (voleva che il figlio diventasse giocatore di baseball), madre insegnante (sognava per lui un futuro da ingegnere), cominciò a cantare in chiesa, a 13 anni, imitando i big del pop latino che vedeva in tv e ascoltava in radio, da Marc Anthony a Alejandro Sanz, prima di scoprire il rap grazie a Vico C e di iniziare a pubblicare i suoi pezzi su SoundCloud. Lavorava in un supermercato come cassiere quando, aprendo le mail, si ritrovò tra i messaggi ricevuti quello di Dj Luian, che aveva da poco fondato un'etichetta specializzata in reggaeton, trap e dancehall, la Hear this Music e che, colpito da "Diles", gli chiedeva se avesse voglia di fargli ascoltare altre canzoni. Era il 2016.

La svolta

Complice la spinta della Hear this Music, la musica di Bad Bunny - un nome d'arte scelto dopo aver ritrovato negli album di famiglia una foto da bambino in cui indossava il costume da coniglio e teneva il broncio - arrivò ben presto alle orecchie dei giganti della scena, da Daddy Yankee (lo volle al suo fianco in "Vuelve") a Prince Royce (con il quale incise "Sensualidad"). Il boom, nella primavera del 2018. Da un lato la partecipazione al remix di "Te boté" dei rapper portoricani Nio García, Darell e Casper Mágico, con Ozuna e Nicky Jam. Dall'altro la collaborazione con la femcee statunitense Cardi B e J Balvin per il singolo "I like it", che arrivò al primo posto della Billboard Hot 100 e conquistò una nomination ai Grammy Awards come "Record of the Year" (a distanza di due anni e mezzo le copie vendute a livello mondiale, tra download e streams, sono 11 milioni; 1,14 miliardi gli ascolti su Spotify e 1,2 miliardi le visualizzazioni su YouTube per il videoclip ufficiale). E poi la chiamata di sua maestà Jennifer Lopez per il singolo "Te guste" (98 milioni di views su YouTube).

Il divorzio dal mentore

L'anno della svolta si chiuse, dopo un tour mondiale (passato anche in Italia, a Milano, nell'ambito del Latin Festival di Assago), con la rottura del sodalizio con Dj Luian: pubblicando in rete il suo primo album "X 100pre", autoprodotto, alla fine del 2018 Bad Bunny annunciò sui social la rottura con il suo mentore per incomprensioni artistiche. Il disco si aggiudicò una statuetta ai Latin Grammy Awards, quella come "Best Urban Music Album". Da quel momento in poi la carriera del trapper portoricano si fa in discesa. L'amicizia con J Balvin porta alla nascita di un album congiunto, "Oasis", pubblicato nell'estate del 2019. Il tour mondiale che nello stesso anno tiene impegnato Bad Bunny riporta la star portoricana in Italia, stavolta nella Capitale, ospite del Rock in Roma, il festival ospitato dall'Ippodromo delle Capannelle (ai cancelli vengono però staccati appena 5mila tagliandi - nulla in confronto ai 25mila di Liberato e di Carl Brave, tra gli headliner del festival).

Il 2020 da re

Pochi mesi dopo, nel febbraio del 2020, J Balvin e Bad Bunny si ritrovano all'Hard Rock Stadium di Miami tra i protagonisti dell'halftime show dell'edizione 2020 del SuperBowl, a spalleggiare le headliner Shakira e Jennifer Lopez. Bad Bunny pubblica dunque un nuovo album, "YHLQMDLG" (acronimo di "Yo hago lo que me da la gana", in italiano "Faccio quello che voglio"): entra al secondo posto nella Billboard 200, la classifica dei dischi più popolari negli Usa.

Un traguardo che nessun altro disco inciso tutto in spagnolo aveva mai raggiunto. Joe Biden ha scelto la sua "Pero ya no" in uno degli spot della sua campagna elettorale, forse per fare presa sulla popolazione latina. Il 2020 si chiude per Bad Bunny con un nuovo album, il terzo dopo "YHLQMDLG" e la raccolta "Las que no iban a salir", ".El último tour del mundo". Da principe del latin pop a re del pop internazionale. 

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