Dolly Parton ha finanziato la ricerca per il vaccino anti Covid-19

La leggenda del country statunitense è da sempre impegnata in opere benefiche.
Dolly Parton ha finanziato la ricerca per il vaccino anti Covid-19

Dolly Parton è una ragazza che nei suoi 74 anni di vita ne ha combinate parecchie e molte di queste davvero buone. Per fare un primo esempio, è acclarato il fatto che sia una leggenda della musica country. Ragione per cui qui da noi rimane difficile conoscere le sue canzoni, altro che leggenda!

Qualche canzone di Dolly però, magari senza essere a conoscenza del fatto che fosse sua, ha avuto grande successo anche dalle nostre parti. Ci si riferisce nello specifico a "I Will Always Love You", brano reso immortale nella interpretazione dalla sfortunata Whitney Houston per la colonna sonora del film 'Guardia del corpo' (nell'originale, 'The Bodyguard'). Oppure, se siete orientati un poco più verso il rock, a "Jolene", che venne reinterpretata dagli White Stripes di Jack White nel 2004 e riproposta, in anni più recenti, da Miley Cyrus.

O ancora "9 to 5", brano che Dolly Parton ha interpretato per la colonna sonora della commedia 'Dalle 9 alle 5...orario continuato'. Quel brano venne addirittura candidato al Premio Oscar nella categoria 'migliore canzone'. La cantautrice statunitense del film 'Dalle 9 alle 5...orario continuato' era anche protagonista insieme alle attrici Lily Tomlin e Jane Fonda. Sì, perché Dolly - avanti con il secondo esempio - non si è risparmiata neppure come attrice recitando in film come 'Fiori d'acciaio', 'Nick lo scatenato' e in almeno un'altra dozzina di pellicole suddivise tra grande e piccolo schermo (dove ha recitato la parte della zia di Hannah Montana, interpretata da Miley Cyrus... nella realtà Dolly è la madrina di Miley).

Tra le molte anime di Dolly Parton vi è anche quella dell'imprenditrice, a quanto pare anche molto avveduta.

A metà degli anni Ottanta, nel natio Tennessee, aprì un parco di divertimenti chiamato 'Dollywood', questo ebbe un grande successo e, nel tempo, la famiglia si è allargata con un parco acquatico e una catena di teatri-ristorante. Sono oltre tremila le persone impiegate nelle varie attività intraprese da questa ragazza di campagna nata molto povera. Dollywood, oltre che del parco divertimenti, è anche il nome della fondazione che si occupa di tutta una serie di buone cause, in primis, della alfabetizzazione dei bambini. Questo suo impegno le valse, nel 2019, il prestigioso riconoscimento .MusiCares Person of the Year che venne così motivato: “Dolly conosce il potere della filantropia e ha usato la sua fama per contribuire a una vasta gamma di cause, dai disastri naturali ai programmi di educazione e alfabetizzazione".

Con un simile background alle spalle può quindi non sorprendere la notizia rimbalzata di recente che Dolly Parton, all'inizio del diffondersi della pandemia causata dal Coronavirus la scorsa primavera, mise mano al portafoglio e donò un milione di dollari alla Vanderbilt University Medical Center di Nashville per contribuire a finanziare gli esperimenti per sviluppare un vaccino che potesse contrastare il Covid-19.

Il tema vaccino è quanto mai caldo in questo periodo, è la speranza alla quale ci si affida per debellare la disgrazia che ha messo in ginocchio vaste aree del mondo. Fortunatamente pare che si sia ormai molto vicini alla fase di produzione e distribuzione del vaccino. In Italia si parla del mese di gennaio per la somministrazione a una prima fetta di popolazione, il nostro ministro della salute Roberto Speranza presenterà il piano vaccini in Parlamento il prossimo 2 dicembre.

Sono tre i gruppi di lavoro che hanno sviluppato i vaccini di cui più si discute: AstraZeneca (inglese con l'ausilio dell'italiana IRBM), le americane Moderna e Pfizer (con la decisiva collaborazione della tedesca Biontech).

Moderna è quello sviluppato dalla Vanderbilt University patrocinata, almeno in parte da Dolly Parton. Chi la conosce personalmente, come Kirsty Hill, direttore della Dollywood Foundation UK, commenta senza alcuna sorpresa: "Vedo molto del lavoro che fa di cui necessariamente non si parla. La sua risposta alle emergenze è sempre stata la stessa." E lei cosa ne pensa? All'emittente britannica BBC ha dichiarato umilmente: "Sono una ragazza molto orgogliosa di sapere che ho avuto qualcosa a che fare con qualcosa che ci aiuterà a superare questa folle pandemia". Un ricercatore della Vanderbilt University ha dichiarato: "I fondi di Dolly ci hanno aiutato a sviluppare il test necessario per misurare se i partecipanti arruolati nella prima fase della sperimentazione sul vaccino Moderna hanno montato la risposta immunitaria desiderata al vaccino". Negli Stati Uniti, dato lo status di leggenda di Dolly sopra riportato, la notizia che dietro quella che potrebbe essere la soluzione ad una delle peggiori disgrazie che siano accadute all'umanità negli ultimi decenni vi sia un personaggio dello spettacolo così amato e rispettato ha generato un comprensibile entusiasmo.

Del resto con il mondo scientifico la musicista statunitense aveva già avuto a che fare, suo malgrado, nel 1996. Credo ricordiate che in Scozia, quell'anno, venne clonata per la prima volta una pecora partendo da una cellula. Ricordate il suo nome? Ma certo, Dolly. La pecora venne così chiamata in onore della prosperosa cantautrice del Tennessee poiché la cellula che venne usata per la clonazione era una cellula mammaria. Straordinaria Dolly!

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