Emis Killa: "Non sono un amante dei vaccini, ma ci tocca"

Il rapper (ancora) a ruota libera sui social, questa volta sul covid e sulla soluzione per uscire dalla crisi
Emis Killa: "Non sono un amante dei vaccini, ma ci tocca"

Non è la prima volta che i post social di Emis Killa attirano l'attenzione e fanno polemica: è il rapper lombardo a mettere le mani avanti: "Su Twitter penso a voce alta, e basta". Ma dopo le diverse polemiche su dichiarazioni sessiste, questa volta tocca all'emergenza CoronaVirus, e all'arrivo dei vaccini che, a partire dal 2021, inizieranno ad essere distribuiti su larga scala. Il rapper non si definisce "No-vax", ma prova a fare un ragionamento che gli attirerà comunque critiche perché, seppur lateralmente, mostra scetticismo sulla soluzione, una sorta di "male necessario".

Scrive il rapper, su Twitter

Riguardo al “vaccino si / vaccino no” contro il covid:
non che io sia un amante dei vaccini, ANZI, ma d’altronde se bastassero mascherine/distanziamento/buonsenso non ci saremmo trovati in questa situazione (per due volte).
Mi sa che se vogliamo tornare a vivere ci tocca.

Adesso non cominciamo con la solita tiritera per cui mi si da del massone. Su Twitter penso a voce alta, e basta. Se prendessi soldi dalle case farmaceutiche verrei personalmente a forarvi gli avambracci. 

Personalmente sono saturo di sto periodo. Pur di tornare alla mia vita mi farei iniettare anche la candeggina.

Tra le risposte, si leggono tesi negazioniste ("L'emergenza non esiste"), così il rapper torna a spiegarsi rispondendo a due fan

Emis Killa ha da poco pubblicato un disco assieme a Jake La Furia, il primo per la SonyMusic: “17” vede la partecipazione di Salmo, Fabri Fibra, Lazza, Tedua e Massimo Pericolo ed è stato annunciato con un: Ragazzini, il padrone di casa è tornato”.

è un voler riaffermare il rap e il come lo si fa. Tornando indietro, riportando fuori alcune radici, e ribadendo che il rap bisogna saperlo fare, per forza di cose bisogna andare contro chi fa musica di merda, contro un establishment. Ma il bersaglio non è la trap, ci sono ragazzi bravissimi a farla, il nemico è la musica fatta alla cazzo, la musica brutta. È anche un errore, probabilmente, parlare di musica perché per molti conta altro, conta quello che può generare il rap. Non amano il genere, lo sfruttano. Il nostro disco è un macigno, ci sono tanti concetti, parti rappate, ma il concept non era “andiamo contro”.

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