Nick Fibonacci: la colonna sonora di “Io ero”

Le canzoni per un'ideale serie televisiva, scelte da lui
Nick Fibonacci: la colonna sonora di “Io ero”

Nick Fibonacci (nella foto di Silvia Bordin) è il protagonista di “Io ero” (Mondadori), il libro che racconta una vita fuori dagli schemi, vissuta alla massima velocità possibile, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. La vita di un narcotrafficante che per gioco, per curiosità, per desiderio di riscatto, incontra l’eroina e decide di trascorrere 15 anni in sua compagnia, cercandola, sniffandola, comprandola, vendendola.
Oltre alle polveri e ai viaggi, l’altra compagna di vita di Nick è stata la musica.

Evocativa, rassicurante, energetica, ha sottolineato le sue imprese spavalde e inverosimili, a Bologna – dove è nato e vissuto – e in giro per il mondo, dove si è trasferito spesso per inseguire i suoi deliri di onnipotenza.
Abbiamo chiesto a Nick Fibonacci un'ideale tracklist della parte della sua vita narrata nel libro (a tratti, alcune canzoni entrano anche nello sviluppo degli eventi) costruendo la colonna sonora ideale di un’eventuale trasposizione televisiva o cinematografica.
Se “Io ero” fosse una serie televisiva, questa sarebbe la musica giusta per accompagnare il racconto dell’epopea di Fibonacci. E lui ci spiega perché.



Tavares - "Heaven must be missing an angel" (1976)
Frizzante, allegro, spensierato, questo brano evoca il periodo della discoteca, il periodo più notturno e leggero. Tutto sembrava consentito e tutto era accompagnato da una grande levità.


ABBA – "Dancing queen" (1976)
Ha un’intro che mi distrugge, mi piace proprio come è stata costruita. È una canzone senza tempo e rappresenta il mio primo periodo, quando ero un ragazzo con i capelli lunghi e la riga in mezzo, quando pensavo che la vita era lì fuori e stavo per andare a prendermela.


Michael Jackson – "Billie Jean" (1983)
Non sapevamo nulla del mondo ma stavamo cercando un luogo da scoprire e da colonizzare, mentre la radio trasmetteva una sola canzone, ed era "Billie Jean". Da lì a poco saremmo partiti per Cuba, primi europei ad atterrare lì dopo l’apertura delle frontiere al turismo.


Simple Minds – "Don’t You (Forget about me)" (1985)
Se chiudo gli occhi vedo i chiringuiti in Spagna, un tuffo in paradiso, un paradiso tutto giallo e blu: i chioschi sul mare, la notte, il profumo delle canne che giravano. E tanta spensieratezza e libertà.

 

Prince – "Kiss" (1986)
È legato a Nieves, una ragazza spagnola che faceva parte del gruppo di amici che frequentavo ogni estate: fatti come delle zucche andavamo in giro ad Altea (il borgo in cui passavo le vacanze e avevo avviato alcuni traffici, un tratto di costa benedetta tra Valenza e Alicante) a parlare di musica e a guardare le stelle.

 

Dalla/Morandi – "Vita" (1988)
Mi ricorda i ragazzi, i “regaz”, come si dice a Bologna, quelli che hanno fatto parte della mia vita: la ascoltavamo, la cantavamo a squarciagola. Lo abbiamo consumato, quel cd.


Madonna - "Like a prayer" (1989)
È la canzone che lego indissolubilmente a Mia, la donna che ha attraversato la mia vita, in quel periodo. Lei, io – vestiti come due attori hollywoodiani - e i nostri weekend tossici.


Queen – "The show must go on" (1991)
Mi ricorda la morte di Freddie Mercury: il 24 novembre 1991 io ero già bollito – dalla chimica, dalla vita, dalla mia propensione all’autodistruzione - e stavo partendo per il Guatemala. Il mio show stava per finire, il suo doveva continuare. Era il preludio alla sua morte e alla mia fine.


Eros Ramazzotti – "Se bastasse una canzone" (1990)
È la canzone che cantavo con mio cugino, Davide: la cantavamo insieme ed era il nostro inno, di quel momento, perché eravamo allo sbando, pur sentendoci dei re. (“Dedicato a tutti quelli che sono allo sbando/ Dedicato a tutti quelli che non hanno avuto ancora niente/ E sono ai margini da sempre/ Dedicato a tutti quelli che stanno aspettando/ Dedicato a tutti quelli che rimangono dei sognatori/ Per questo sempre più da soli”)

 

The Doors – "The end" (1967)
È stata l’inizio, la fine, il durante. È la storia della musica ed è stata il sottotesto della mia vita. Era lì a ricordarmi che la fine, prima o poi, sarebbe arrivata.

 

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