Rolling Stones: la storia di "Think" e "What to do"

"Aftermath" ha compiuto 55 anni: lo ripercorriamo canzone per canzone
Rolling Stones: la storia di "Think" e "What to do"

"Think" è uno dei pezzi più aggessivi di "Aftermath", con un arrangiamento basato in buona parte sulle chitarre e brevi frasi distorte in primo piano: non è chiaro se queste ultime siano state eseguite da una chitarra o da un basso attraverso un distorsore fuzz. Il testo di Jagger fa riferimento ancora una volta a una relazione contrastata, senza arrivare però ai toni duri di altre canzoni dell’album.
Prima che uscisse la versione degli Stones, "Think" è stata pubblicata su singolo all’inizio del 1966 da Chris Farlowe.

Si trattava comunque di un lavoro “di famiglia”, prodotto da Jagger, Richards e Oldham su etichetta Immediate. Il singolo è arrivato al trentasettesimo posto della classifica britannica: un piazzamento incoraggiante per Farlowe, che fino a quel momento non aveva ancora ottenuto successi discografici. Nel giro di qualche mese, "Out Of Time" avrebbe dato una spinta decisiva alla sua carriera.

 

Più che per motivi strettamente musicali, "What To Do" è ricordata soprattutto per un episodio raccontato da Oldham, indicativo del crescente isolamento di Jones all’interno del gruppo.

Secondo il racconto del manager – nell’autobiografia "2Stoned" – Jones si presenta in studio dopo giorni di assenza, in precarie condizioni di lucidità. Dopo aver collegato la chitarra all’amplificatore, Jones si limita a giacere in posizione fetale senza suonare alcunché, mentre gli altri membri della band e Hassinger lavorano a "What To Do". Nell’imbarazzo e irritazione generali, arriva il momento in cui Hassinger non può più fingere di ignorare il ronzio dell’amplificatore di Jones e alla fine Oldham prende in mano la situazione: “Ho trovato l’interruttore, l’ho spento, ho scollegato la chitarra e sono tornato nella sala di controllo”. Richards avrebbe poi chiosato l’episodio così: “Ecco cosa succede a volare senza radar”.

Oldham non è mai stato molto tenero nei confronti di Jones, e sulla precisione del racconto si può nutrire qualche dubbio, a cominciare dal fatto che la scena si sia svolta davvero durante la lavorazione di "What To Do": il manager ricorda Jack Nitzsche all’Hammond in quell’occasione, e nel pezzo lo strumento non compare. Preciso o no, è sicuro che eccessi da rockstar e insicurezze personali cominciano a far vacillare il fragile Jones. Ciò non toglie che durante le sedute del marzo 1966 i suoi interventi siano risultati spesso decisivi, e che la buona riuscita di "Aftermath" – "What To Do" a parte –, si debba anche a lui.
"What To Do" non è mai stata eseguita in concerto, e negli Stati Uniti è rimasta inedita fino al 1972, quando è stata inclusa nella raccolta "More Hot Rocks".

Paolo Giovanazzi

Il testo è tratto, per gentile concessione dell'autore e dell'editore, da "Il Libro Nero dei Rolling Stones", di Paolo Giovanazzi, pubblicato da Giunti, al quale rimandiamo per la storia di tutte le canzoni di tutti gli album dei Rolling Stones.


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