Rolling Stones: la storia di "It's not easy", "I am waiting", "Take it or leave it"

"Aftermath" ha compiuto 55 anni: lo ripercorriamo canzone per canzone
Rolling Stones: la storia di "It's not easy", "I am waiting", "Take it or leave it"

Per completare "Aftermath", composto interamente di pezzi originali, Jagger e Richards devono spremersi in veste di autori come mai era accaduto in passato, anche perché, oltre al materiale destinato all’album, ci sono da comporre anche i pezzi destinati ai singoli. I due rispondono alla sfida presentando alcune delle loro canzoni migliori; tuttavia la necessità di materiale e i tempi stretti li costringono anche a sfruttare semplici formule derivate dal R&B per completare velocemente
qualcosa di utilizzabile.


"It’s Not Easy" è un tipico esempio di riempitivo da album di questo tipo ma, rispetto al passato, gli Stones dimostrano una cura maggiore nelle armonizzazioni vocali (a opera di Jagger e Richards) e nell’accompagnamento strumentale, in cui spicca il basso di Wyman, filtrato attraverso un distorsore fuzz. Ne esce un pezzo ritmato, al passo con i suoni e lo stile pop in voga nel periodo. Secondo Wyman, "It’s Not Easy" è entrata nelle scalette dei concerti del 1966. Di sicuro non è mai più
stata ripescata nei tour successivi.

 

"I Am Waiting" vede una nuova performance di Jones al dulcimer e l’apporto di Jack Nitzsche al piano, per un arrangiamento che la rivista Rolling Stone ha definito “folk rock barocco”. L’esperimento è simile a quello tentato, con maggiore successo, in "Lady Jane". Questa volta però il testo di Jagger non gioca sulle allusioni storiche, e il tema sembra essere l’attesa della morte, peraltro mai nominata esplicitamente. Mai entrata nel repertorio in concerto, "I Am Waiting" è stata però presentata durante la trasmissione televisiva "Ready, Steady, Go!", in una puntata speciale dedicata interamente agli Stones. L’apparizione di Jones al dulcimer è in qualche modo simbolica: “Un’immagine della maturazione del gruppo in tempo reale”, sempre secondo Rolling Stone.

 

Fra i pezzi registrati a dicembre del 1965, "Take It Or Leave It" è quello che sembra avvicinarsi di più al tipo di pop rifinito particolarmente apprezzato da Oldham ma non molto congeniale agli Stones.

La paternità di alcune parti strumentali non è ben chiara. La presenza del koto, strumento a corda giapponese della famiglia della cetra, è generalmente considerata un intervento di Jones. Anche il clavicembalo potrebbe essere suonato da lui, oppure da Jack Nitzsche, che è anche il più probabile esecutore della parte d’organo. La canzone esce in Inghilterra su "Aftermath" e negli Stati Uniti su "Flowers", e gli Stones non sembrano darle molto peso. Oldham la ritiene invece adatta a un.
rifacimento orchestrale per lo strano album "Today’s Pop Symphony", attribuito alla Aranbee Pop Orchestra, diretta da Richards: pubblicato dalla Immediate, è una raccolta di brani pop arrangiati per orchestra. È plausibile che Richards abbia avuto poco o nulla a che fare con la sua realizzazione, e che il credito come direttore dell’orchestra fosse una mossa di Oldham per dargli maggiore visibilità: a
metà degli anni ’60 le facce più note degli Stones sono Jagger e Jones, mentre Richards resta in secondo piano. "Take It Or Leave It" ha avuto anche l’onore di un piazzamento nella classifica britannica dei singoli, al numero 31, grazie alla versione dei Searchers, uscita nell’aprile del 1966.

Paolo Giovanazzi


Il testo è tratto, per gentile concessione dell'autore e dell'editore, da "Il Libro Nero dei Rolling Stones", di Paolo Giovanazzi, pubblicato da Giunti, al quale rimandiamo per la storia di tutte le canzoni di tutti gli album dei Rolling Stones.


https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/RZiPhzUVSmgipbyzmktNIigkuDY=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/stones-giovanazzi.jpg
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.