Chiedo scusa se parlo di Angela (da Mondello)

Fin dove arriva il "dovere di cronaca"?
Chiedo scusa se parlo di Angela (da Mondello)

E dunque, una tizia diventata "famosa" per aver pronunciato su una spiaggia siciliana una frase a voce alta che è diventata, come pare si debba dire adesso, "virale" - "non ce n'è, Coviddi" - registra una canzone ("canzone" si fa per dire, eh) per la quale gira un video, e i giornali ne scrivono, le radio ne parlano, le televisioni la mostrano.
E io sono qui che uso il mio e il vostro tempo trattando l'argomento ("per dovere di cronaca", dicevano un tempo).
Facciamo a capirci: di gente che ha pubblicato canzoni solo perché aveva una certa notorietà ottenuta in altri campi (la televisione, il cinema, lo sport, a volte anche la cronaca) ne abbiamo vista tanta, noi che di dischi ci occupiamo da tanti anni. Personalmente, quando lavoravo in discografia sono stato incaricato di promuovere personaggi francamente impresentabili - dal punto di vista delle doti vocali - che erano riusciti a convincere le etichette per le quali lavoravo (o erano stati convinti dai direttori artistici delle etichette per le quali lavoravo) a mettersi davanti a un microfono per "cantare" una "canzone", nella speranza che la notorietà già acquisita permettesse loro di vendere qualche disco.


Oggi che la notorietà arriva dai social, non mi stupisce più di tanto che succedano casi come quello di cui mi sto occupando. In fondo, anche le due ragazze di Ostia diventate a loro tempo "famose" per "'Na bira e un calippo" hanno cantato una specie di canzone, l'anno scorso. E di gente che pubblica una canzone senza saper cantare ce n'è tanta, in giro: non serve che vi faccia degli esempi, li conoscete anche voi. Quindi, il fatto che la signora di Mondello sia, oggi, su tutti i giornali (anzi: su tutti i "giornali") on line - e domani sarà su tutti i quotidiani e fra qualche giorno su tutti i periodici - non mi stupisce né mi scandalizza troppo: da quando i poveri giornalisti - quasi quasi lo metto tra virgolette: i poveri "giornalisti" - si sono ridotti a rilanciare quel che succede nel mondo parallelo dei social, ho messo da parte lo stupore sostituendolo con una rassegnata accettazione del peggio.


Questo caso, però, è un po' diverso. Siamo di nuovo nel disastro a causa del Covid, siamo spaventati e preoccupati, non sappiamo che ne sarà di noi. Qui non si parla nemmeno di buon gusto, ma di etica: va bene che il trash è divertente, va bene che è stato ampiamente sdoganato, va bene che una risata (anche amara) possa starci, ma scherzare sul Covid sperando di lucrarci in popolarità e (conseguentemente) in denaro dovrebbe essere considerato reato.
E sì, avete ragione: il modo migliore per punire questa gente sarebbe tacere delle loro malefatte. Quindi sto sbagliando anch'io, scrivendone. Ma le dita mi prudevano troppo. Chiedo scusa.

Franco Zanetti

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