Ci sono voluti 5 anni per vedere sul mercato un disco a nome Billy Corgan. 5 anni dal 2000, anno che vide la fine degli Smashing Pumpkins, band tra le più amate del rock americano anni ’90. 5 anni per digerire la separazione dai suoi ex compari, per provare a formare una nuova band, gli Zwan, naufragata in nuove liti e infine per pubblicare “TheFutureEmbrace”. Il disco esce questo venerdì, dopo essere stato anticipato da un tour europeo, con tappa a Milano, agli inizi di giugno.
“Mi sono reso conto, dopo tutto, che sarò sempre uno Smashing Pumpkins. Per cui non farò mai più parte di altre band, piuttosto lavorerò da solo, come in questo caso”, ha raccontato in per l’occasione Corgan a Rockol. Alto e dinoccolato, cordiale e lontano anni luce dall’immagine scorbutica che la stampa ha sempre dato di lui, accetta con un sorriso anche domande sul passato. Anche se il passato sarà poi bandito dal concerto: nessuna canzone dei Pumpkins in scaletta, per la delusione dei fans: “Quando ero giovane c’erano un sacco di band in giro, molta energia e molta competizione: suonavi in un club e magari la sera dopo c’erano i Nirvana, e poi i Soundgarden e gli Alice In Chains. Erano tutti gruppi molto fisici. Non cercavamo di scrivere dei successi, ma di essere potenti, e questo ci ha garantito il successo che abbiamo avuto”, ricorda Corgan. “C’è qualcosa di triste in chi ha avuto successo, lo perde e continua a riproporre la sua musica passata senza avere passione, solo perché ci si aspetta quello da lui. Quello che sto cercando di fare è rinvigorire la mia passione per il rock passo dopo passo, nel modo in cui suono la chitarra, scrivo canzoni. Facendo un disco come 'TheFutureEmbrace', che è molto diverso, sto ritrovando entusiasmo. Sento qualcosa di fresco nella mia testa. Non sento la vecchia versione di me stesso. Può suonare strano, ma questo è il mio modo di tornare a fare del rock”.
Più che rock vecchio stile, o pop-rock alla maniera degli Zwan, nel disco c’è un suono ibrido tra elettrico ed elettronico, con riferimenti abbastanza evidenti agli anni ’80: “Credo che ci siano influenze che arrivano dalla musica di quel periodo, ma anche altre. Penso che sia facile individuare l’influenza degli anni ’80 perché c’è in atto un revival di quel periodo. Ci si dimentica però spesso che ormai ho 38 anni, che sono cresciuto negli anni ’80, e che le mie band suonavano già in quel periodo. Non è poi cosi lontano…”, spiega.
Quanto è diverso pensare a se stesso come musicista solista o come a leader di una band? “Quando scrivevo canzoni per gli Smashing Pumpkins le scrivevo pensando alla band e al suo suono, non a quello che avrei voluto suonare io”, racconta. Scrivere canzoni per te stesso è diverso, e non l’avevo mai fatto. Qualche volta componevo canzoni di questo genere e le mettevo sui dischi della band, ma erano quelle che nessuno ascoltava e che tutti saltavano sul cd. Ho fatto un disco senza progetti precisi, senza pensare a quello che altre persone volevano sentire”.
Tra le tracce del disco ne spicca una su tutte: la bizzarra cover di “To love somebody” dei Bee Gees, in cui compare anche Robert Smith: “Ho incontrato Robert la scorsa estate, mentre era in tour con i Cure. E’ venuto a casa mia, e abbiamo passato la notte a suonare assieme. Gli ho parlato del mio disco solista e lui mi ha chiesto se ci avrebbe potuto fare qualcosa. Una domanda da non fare neanche, ovviamente, ero onorato al solo pensiero… Mi sono chiesto su cosa lo potessi coinvolgere, e la canzone migliore era quella dei Bee Gees. La cosa difficile è stata convincere anche lui che era la cosa migliore… Spero che ne faremmo anche un video in cui ci vestiremo completamente di bianco e balleremo la disco…”.
Più che rock vecchio stile, o pop-rock alla maniera degli Zwan, nel disco c’è un suono ibrido tra elettrico ed elettronico, con riferimenti abbastanza evidenti agli anni ’80: “Credo che ci siano influenze che arrivano dalla musica di quel periodo, ma anche altre. Penso che sia facile individuare l’influenza degli anni ’80 perché c’è in atto un revival di quel periodo. Ci si dimentica però spesso che ormai ho 38 anni, che sono cresciuto negli anni ’80, e che le mie band suonavano già in quel periodo. Non è poi cosi lontano…”, spiega.
Quanto è diverso pensare a se stesso come musicista solista o come a leader di una band? “Quando scrivevo canzoni per gli Smashing Pumpkins le scrivevo pensando alla band e al suo suono, non a quello che avrei voluto suonare io”, racconta. Scrivere canzoni per te stesso è diverso, e non l’avevo mai fatto. Qualche volta componevo canzoni di questo genere e le mettevo sui dischi della band, ma erano quelle che nessuno ascoltava e che tutti saltavano sul cd. Ho fatto un disco senza progetti precisi, senza pensare a quello che altre persone volevano sentire”.
Tra le tracce del disco ne spicca una su tutte: la bizzarra cover di “To love somebody” dei Bee Gees, in cui compare anche Robert Smith: “Ho incontrato Robert la scorsa estate, mentre era in tour con i Cure. E’ venuto a casa mia, e abbiamo passato la notte a suonare assieme. Gli ho parlato del mio disco solista e lui mi ha chiesto se ci avrebbe potuto fare qualcosa. Una domanda da non fare neanche, ovviamente, ero onorato al solo pensiero… Mi sono chiesto su cosa lo potessi coinvolgere, e la canzone migliore era quella dei Bee Gees. La cosa difficile è stata convincere anche lui che era la cosa migliore… Spero che ne faremmo anche un video in cui ci vestiremo completamente di bianco e balleremo la disco…”.