Dodi Battaglia: 'Hendrix, Harrison, Van Halen e... i miei duetti da sogno'

Fresco della collaborazione con Al Di Meola su 'One Sky', il già chitarrista dei Pooh racconta con quali grandi delle sei corde avrebbe voluto collaborare
Dodi Battaglia: 'Hendrix, Harrison, Van Halen e... i miei duetti da sogno'
Credits: Domenico Fuggiano

"La collaborazione è da sempre l'essenza della mia attività artistica: collaborare con altri artisti è un ottimo modo per non perdere tempo e per focalizzarsi sulle cose davvero importanti. E, soprattutto, per non smettere mai di crescere": parole sempre valide, ma che assumono un significato ancora più preciso se dette, oggi, da Dodi Battaglia. Il già chitarrista dei Pooh ha appena pubblicato l'inedito "One Sky" con Al Di Meola, il virtuoso della chitarra che con John McLaughlin e Paco de Lucía ha dato vita a una delle collaborazioni tra virtuosi più celebri di sempre, concretizzatasi discograficamente nel 1981 con il celeberrimo live album "Friday Night in San Francisco".

"Alle collaborazioni con grandi artisti sono abituato: nel corso degli anni ho lavorato - solo per citarne alcuni - con Gino Paoli, Vasco Rossi e Mia Martini. Dopo il disco con Tommy Emmanuel ["Dove è andata la musica" del 2015], uno dei più grandi chitarristi viventi e autentico genio del fingerpicking, aver avuto l'opportunità di collaborare con un gigante come Al Di Meola rappresenta per me un ulteriore grande traguardo. Quindi sono contento di immaginare duetti che, per le ragioni che tutti conosciamo, purtroppo non potrò mai fare. Come quelli con..."

Jimi Hendrix

"E' stato il chitarrista che, chi prima chi dopo, tutti noi che suoniamo lo strumento abbiamo abbracciato con passione e carnalità, proprio come lui faceva con la sua Fender Stratocaster - la stessa chitarra che uso io, tra l'altro. A un certo punto è arrivato lui e ha detto: da oggi in poi la chitarra avrà questo approccio. E così è stato. Dopo di lui, niente è stato più lo stesso..."

George Harrison

"A lui mi accomuna il fatto di essere chitarrista ma anche autore. In quella che è stata la produzione dei Beatles, Harrison è stato numericamente minoritario rispetto a Lennon e McCartney, ma ha firmato capolavori come 'Something' [da 'Abbey Road', 1969]. Ci ha insegnato a scrivere assolo non come semplici momenti strumentali, ma come vere e proprie prosecuzioni delle linee melodiche dei brani nei quali erano inseriti. Questo aspetto me lo fa sentire molto vicino: anch'io nei Pooh ho sempre scritto i miei assolo con l'idea di completare la scrittura melodica e armonica delle canzoni"

Paco De Lucia

"Con John McLaughlin e Al Di Meola - col quale ho appena collaborato - ha dato vita a uno dei trio chitarristici più grandi di sempre. Di Meola aveva uno stile più mediterraneo, McLaughlin guardava più al jazz e De Lucia al flamenco. Per quello che è il mio stile, mi sento vicino a McLaughlin, soprattutto per l'impatto del modo che aveva di suonare, ma De Lucia era unico: nessuno suonava come era capace di suonare lui. Aveva inventato un tocco, elaborato uno stile che non ho frequentato molto e che mi sarebbe piaciuto approfondire. Lui e McLaughlin sono due mondi diversi, che però possono avvicinarsi e fondersi restando - in ogni caso - unici"

Eddie Van Halen

E' stato fondamentale nel portare la chitarra elettrica oltre gli anni Ottanta, specie quando declinata nello stile più virtuoso, quello - per intenderci - di Steve Vai e Joe Satriani: nonostante la complessità del suo stile, è riuscito a rendere la sua musica e il suo stile fruibile a tutti, facendolo diventare estremamente popolare. Mi uniscono a lui gli anni passati a studiare la tecnica dello strumento: il suo insegnamento ha influenzato inevitabilmente tutti quelli che, come me, si sono sempre impegnati nel progredire come strumentisti"

John Lennon

"Capisco che possa essere spiazzante: lui non è un guitar hero. Ma dalla sua chitarra sono uscite canzoni pregevolissime: come autore ha un approccio che solo un chitarrista può avere. Si può dire che abbia tracciato una via: prima i compositori, per scrivere, si sedevano al pianoforte. Poi è arrivato lui..."

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