Captain Beefheart: guida all'ascolto di "Trout mask replica"

I dischi "imperdibili" raccontati e spiegati da Enrico Merlin
Captain Beefheart: guida all'ascolto di "Trout mask replica"

CAPTAIN BEEFHEART: TROUT MASK REPLICA
Straight Records, giugno 1969

Quella di Don Van Vliet, alias Captain Beefheart, è musica di notevole vastità, che può essere scandagliata a diverse profondità. Può anche scatenare repulsione a causa della sua complessità, o per la sua inafferabilità, o per l’approccio sgraziato della voce, o per la difficoltà nell’identificare gli elementi che costituiscono le composizioni, o per l’espressività così diretta della missiva che non cerca mai il consenso del destinatario. Se non si è naturalmente in sintonia con queste sonorità, l’unico modo per comprenderle è quello di porsi in una posizione di ricezione senza filtri per poi cercare di elaborarne i contenuti. Ma per gli stessi motivi, ad alcuni il Capitano può piacere alla follia. "Trout Mask Replica" è la sua opera più ingegnosa, completa e affascinante. L’album, originariamente un doppio LP, fu registrato e prodotto da Frank Zappa, con una parte incisa in dimensione domestica e un’altra presso i Whitney Studios di Los Angeles.

La vocalità di Van Vliet discende direttamente dalla linea Blind Willie Johnson/Howlin’ Wolf/Screamin’ Jay Hawkins, elaborandone in maniera personale alcune delle caratteristiche. Ciò che però è veramente innovativo nella sua musica riguarda l’uso polimetrico e poliritmico dei riff, che si susseguono mutando in modo repentino, mediamente in cicli di quattro battute. Le parti delle due chitarre possono sembrare totalmente scoordinate, ma bastano pochi ascolti per comprendere che siamo invece di fronte a un’architettura fatta di microincastri, come in un complesso ingranaggio. Le forme si ripetono per un certo numero di battute per poi cambiare senza preavviso, senza che questo abbia alcun effetto sulle linee vocali. Il lavoro alla batteria di “Drumbo” contribuisce a rendere la struttura ancora più inafferrabile. Don non aveva conoscenze approfondite nel campo della teoria musicale, a volte fischiava o cantava le parti di questo o di quello strumento e “Drumbo” le trascriveva. Tutto il lavoro di assemblaggio delle composizioni è stato il frutto di un immane lavoro di prove, e nel momento in cui il gruppo arrivava a suonare ciò che il Capitano aveva in testa, la versione veniva cristallizzata. Questo è il Rock in una delle sue più estreme esplorazioni. Nel 2010 l’album è stato inserito dalla Library of Congress nel National Recording Registry.

Enrico Merlin

Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.


https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/1vmmM0EmAyWZZXQmSWU3yZwXQHo=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/1000-dischi-per-un-secolo.jpg

 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.