Van Morrison: guida all'ascolto di "Astral weeks"

I dischi "imperdibili" raccontati e spiegati da Enrico Merlin
Van Morrison: guida all'ascolto di "Astral weeks"

VAN MORRISON: ASTRAL WEEKS
Warner Bros. Records, novembre 1968

Dopo aver prestato servizio nei Them, con un urlo sgraziato Van Morrison irrompe sul mercato discografico con l’album "Astral Weeks". La title track costruita semplicemente sull’alternanza di due accordi, La maggiore e Re maggiore, cattura da subito l’attenzione dell’ascoltatore, per l’atmosfera che sa di soul e di Irlanda. Elementi distintivi sono la chitarra classica che improvvisa in contrapposizione alla voce su un canale, mentre il flauto le fa da contraltare sull’altro, la sonorità Jazz del contrabbasso (suonato dal grande Richard Davis) e la sezione archi che monta costantemente nei sette minuti dell’esecuzione. La formula di canzone basata su figure armoniche minimali diverrà una delle caratteristiche espressive del cantautore irlandese dal timbro inconfondibile.

Echi tradizionali affiorano in “Sweet Thing”, mentre “Cyprus Avenue” è una trasfigurazione della struttura del Blues. L’uso del vibrafono richiama l’uso che ne aveva fatto Tim Buckley, anche se con obiettivi estetici differenti. In “The Way Young Lovers Do” si aggiunge una quasi Big Band Jazz, spalmata sul fronte sonoro. Il brano consiste nell'ampliamento di un Blues in minore, completato da un bridge; sul finale Van Morrison si lancia in un accenno di scat. Nel film "The Commitments" si dice che gli irlandesi sono gli unici che possono suonare il Soul in Europa, e la musica di Van Morrison sembrerebbe confermarlo. La miscela che scaturisce in "Astral Weeks" non mostra nessun punto di possibile cedimento e solo Van Morrison può permettersi determinate escursioni vocali, che dalla bocca di chiunque altro risulterebbero irritanti, se non addirittura eccessive o fuori luogo.

Enrico Merlin

Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.


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