David Bowie: la storia di "The man who sold the world" (parte 2)

All'approssimarsi del cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "The man who sold the world" ne raccontiamo in questi giorni la storia di tutte le canzoni.
David Bowie: la storia di "The man who sold the world" (parte 2)

Nel gennaio 1974 la cantante scozzese Lulu portò "The Man Who Sold The World" al n. 3 in classifica nel Regno Unito.
Ex moglie di Maurice Gibb dei Bee Gees e intrattenitrice pop molto amata dal pubblico televisivo britannico nella seconda metà degli anni ’60, la ventiseienne Marie McDonald McLaughlin Lawrie in arte Lulu era considerata superatissima nella fase in cui Bowie era l’uomo del momento. 
"The Man Who Sold The World" fu incisa da Lulu nel luglio 1973 con "Watch That Man" come lato B, e in entrambi i casi col gruppo di Bowie durante le sedute di "Pin Ups". 


“Non avevo idea di cosa parlasse la canzone e non mi era parsa adatta per la mia voce, però era forte. In studio David mi diceva di fumare di più, voleva che la mia voce avesse quel certo tipo di consistenza”.


Anni dopo Bowie ha commentato:

“Avevo sempre pensato che Lulu avesse incredibili possibilità come cantante rock e che il suo potenziale non si fosse pienamente realizzato. Incidemmo il pezzo mentre stavamo lavorando a 'Pin Ups', con Mick Ronson e Aynsley Dunbar alla batteria”.

...oltre a Mike Garson al piano, Trevor Bolder al basso e soprattutto David Bowie alla voce e al sax.
L’entusiasmo per una cantante pop con tutti i crismi della gay icon non deve ingannare: Bowie, in privato sempre molto incline ad assecondare il lato etero della sua pubblica bisessualità, non mancò di approfondire biblicamente la sua conoscenza di Lulu. “David era inebriante”, ha raccontato nel 2002 la cantante nella sua autobiografia; “Ci univa anche una
grande attrazione sessuale. Lui mi faceva sentire l’unica persona esistente al mondo... E aveva le cosce migliori che io avessi mai visto. Però nel suo giro circolava troppa droga”. In seguito corse voce che fosse lei la protagonista femminile del presunto, favoleggiato ménage à trois con Mick Jagger; ma Lulu ha sempre negato. In compenso Bowie non ha mai negato la relazione (non che ne abbia negate molte, in carriera).


Per il singolo venne realizzato un video promozionale nel quale, come sulla copertina del 45 giri, Lulu indossava un abito maschile con cravatta e cappello in stile Borsalino. Con un look analogo si esibì a "Top Of The Pops": in tutto e per tutto una versione femminile – in scala ridotta – di David Bowie in quella fase. Questo particolare solletica un’ipotesi sulla scelta del pezzo, che per sua stessa ammissione Lulu non capiva appieno: l’irresistibile tentazione di far passare una donna (e per nulla androgina nell’aspetto) come “The MAN who sold the world”, includendola nel gioco dell’alter ego citato nel testo.
Naturalmente a Bowie tornava conveniente anche la scelta di un suo brano relativamente sconosciuto, che aggiornò con le folate di Philadelphia sound che lo intrigava in quel periodo, inserendo percussioni di stampo latino. Per l’occasione, tra l’altro fece sparire il famoso e volutamente angoscioso riff di chitarra poi ripreso da Kurt Cobain, sostituendolo con un proprio riff di sax.


A differenza di quanto accaduto con "All The Young Dudes" dei Mott The Hoople, Bowie non usò i concerti per rivendicare la paternità di una canzone che altri stavano portando in classifica. Vent’anni dopo arrivò la cover dei Nirvana (di cui scriveremo domani) e questo cambiò le cose, fermo restando che David preferiva quella di Lulu. 
Tra le altre cover del brano ci sono quelle di un John Cougar agli inizi e di Midge Ure nel 1982 (versione che verrà poi inclusa nel vendutissimo videogioco "Metal Gear Solid V"). Nel post Nirvana si segnalano quella dei Simple Minds, di Michael Stipe dei R.E.M. al Tonight Show di Jimmy Fallon nel 2016, poche settimane dopo la morte di Bowie; infine, coerentemente, dei Meat Puppets di Pat Smears, che aveva personalmente fatto da ponte con i Nirvana.

(Paolo Madeddu)


Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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