Vinicio Capossela, il suo primo disco ha 30 anni: parla Ellade Bandini

Nel trentennale dell'uscita dell'album di debutto del cantautore, "All'una e trentacinque circa", i ricordi del batterista che suonò nell'album
Vinicio Capossela, il suo primo disco ha 30 anni: parla Ellade Bandini

Trent'anni fa, durante le session di registrazione di "All'una e trentacinque circa", alla batteria per Vinicio Capossela c'era lui, che già allora era un veterano dello studio e uno dei session più ricercati dai big della canzone tricolore: Ellade Bandini, classe 1946, è uno dei più celebri turnisti sul panorama italiano. Già - insieme al bassista e sodale di lungo corso Ares Tavolazzi - negli Avengers e nei Pleasure Machine, Bandini alla fine degli anni Sessanta inizia a collaborare con Francesco Guccini, che lo vorrà come elemento fisso della sua fidata backing band in studio e dal vivo, I Musici. Oltre ad aver lavorato con, tra gli altri, Fabio Concato - per il quale ha registrato sei album tra il 1978 e il 1992 - e Mina, che l'ha voluto per le session di dodici delle sue fatiche in studio, da "Mina 25" del 1983 a "Caramella" del 2010, Bandini - insieme al chitarrista Jimmy Villotti e al sassofonista Antonio Marangolo - ha contribuito all'incisione di due album di Paolo Conte, l'eponimo album dell''84 e "Aguaplano" dell''87, accompagnando anche il cantautore astigiano in occasione dei suoi primi show a Parigi, nell''85. Da vent'anni Bandini fa parte del collettivo di virtuosi delle percussioni La Drummeria insieme a Walter Calloni, Maxx Furian, Christian Meyer e Paolo Pellegatti.

Ecco la sua testimonianza delle session di registrazione di "All'una e trentacinque circa", raccolta da Rockol in occasione del trentennale della pubblicazione dell'album di debutto di Vinicio Capossela.

"Quando sono partito per le session di 'All'una e trentacinque' circa ho portato il mio solito set di batteria, quello che usavo abitualmente. Non avevo idea verso che sonorità ci saremmo indirizzati. Io, fondamentalmente, sono un session man: Fantini [il produttore] mi aveva parlato di questo giovane cantautore che aveva uno stile alla Conte o alla Buscaglione, ma lui - per essendo stato un grandissimo manager - di musica ne capiva a spanne. Come si usava fare all'epoca, i brani li si imparava suonando. In quelli che aveva portato Vinicio c'erano il jazz, il rock and roll, Buscaglione e Carosone. Il progetto era divertente e creativo: io volevo dargli un suono moderno, ma il vantaggio era quello di lavorare su un binario libero. All'epoca Capossela non aveva concorrenti tra i cantanti alla moda".

"Con Antonio [Marangolo, al sax] e Jimmy [Villotti, alla chitarra] avevamo già suonato con Paolo Conte - oltre che su 'Aguaplano' - in occasione dei suoi primi concerti all'estero, a Parigi, che tra l'altro vennero inclusi nel suo primo disco dal vivo, 'Concerti' [dell''85], che per quanto mi riguarda resta forse il migliore dei suoi dischi dal vivo. Grazie a Fantini eravamo una grande famiglia, avevamo suonato anche con Guccini, oltre che con Conte e Capossela. Erano situazioni tra loro diverse ma tutte molto stimolanti, c'erano continui cambi di stile, non ci si annoiava mai. Si suonava musica, nel vero senso della parola: non c'era il click, come si usa adesso, non si registravano separatamente le tracce. Ci si muoveva tutti insieme, in simbiosi, come fossimo un'unica entità vivente".

"Villa Condulmer è bellissima, ci stupì. Qualche anno prima delle session di 'All'una e trentacinque circa' [nel 1987] ci passò una notte l'allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Ci sentivamo ricchissimi, le stanze e la colazione erano eccezionali. Era frequentata dall'alta società: durante la nostra permanenza ci alloggiò Ottavio Missoni. Negli spazi comuni era normale incrociare personaggi del genere. Vinicio, che allora era un ragazzo di provincia, si presentava in piscina con le braghette da colonia estiva, le ciabatte e i calzini corti. Ma con la Divina Commedia sotto braccio".

"In studio io fui il più fortunato, perché mi fu data una stanza con tante finestre, al primo piano, dove suonavo la batteria da solo. Avevo in cuffia il resto della band, che invece registrava in una stanza al piano terra, senza finestre, ma comunque molto ben arredata, con le pareti di colore pastello studiate appositamente da un architetto per togliere la sensazione di chiusura dovuta alla mancanza di luce naturale. Poi lavorare con Fantini era meraviglioso".

"Di Vinicio mi colpì la novità. Avevo già lavorato con artisti come Fabrizio De André, Francesco Guccini, Paolo Conte ed Edoardo Bennato: lui era più giovane, ma portava in dote tante esperienze diverse. Il suo stile era a metà strada tra Conte e Tom Waits, quindi - per me - era facile andare a pescare tra le mie influenze, il rock and roll di Elvis Presley e il jazz di Miles Davis e Duke Ellington, e giocarmele durante le session. Le sue canzoni mi sono piaciute subito, anche se registrarle, all'inizio, non è stato semplice: Vinicio, al piano, non seguiva il click, e quindi ero io che, con la batteria, dovevo andargli dietro. Il risultato, è vero, in prima battuta era naif, ma funzionava. E col passare dei giorni non faceva che migliorare".

Nalla foto qui sotto, Ellade Bandini è sul palco durante uno dei primi concerti con Capossela, al Babek di Lorenzago di Cadore (Belluno), nel '92 (Foto di Enrico Ghinato, gestore del locale).

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