I Nomadi, Augusto Daolio e le cover
Aveva solo 45 anni quando il 7 ottobre 1992 Augusto Daolio, il cantante dei Nomadi, moriva a causa di un tumore ai polmoni. Augusto era più di un cantante dalla voce inconfondibile, era un vero artista. Insieme all'amico Beppe Carletti ha dato vita a una delle formazioni italiane dal successo più longevo che, ancora oggi, ha un vasto seguito, soprattutto, nelle moltissime esibizioni dal vivo. E' proprio in concerto che i Nomadi entrano in comunione con il loro pubblico e danno il meglio di loro stessi. Non mancando di interpretare, da sempre, anche canzoni di altri musicisti.
Fu proprio una cover a tenere a battesimo il debutto discografico del gruppo emiliano nel 1965. La canzone "Donna la prima donna" che, in origine, era cantata da Dion and the Belmonts, "Donna the prima donna".
Ed è una cover anche il primo successo della band di Augusto e Beppe. Nel 1966 esce infatti, "Come potete giudicar". Brano mutuato dalla "The Revolution Kind" di Sonny Bono.
Una canzone della band britannica dei Kinks, "Death of a Clown", nel 1967, diventa per i Nomadi, in piena era Flower Power, "Un figlio dei fiori non pensa al domani".
E' un periodo quello della fine degli anni Sessanta in cui è abitudine proporre versioni in lingua italiana dei successi canori che giungono dal mondo anglosassone e i Nomadi non fanno eccezione. Un altro esempio di ciò è, nel 1968, "Ho difeso il mio amore", che i Moody Blues avevano interpretato, conquistando le classifiche di vendita, nel 1967 con il titolo "Nights in White Satin".
Nel 1970 un Elton John ad inizio carriera pubblica "Sixty Years On" includendola nel suo secondo eponimo album. I Nomadi la fanno loro con il titolo "Ala bianca".
Nel 1973 saccheggiano nuovamente il repertorio del musicista inglese trasformando la sua "Seasons" in, va da sé, "Stagioni", che venne inserita nel loro terzo album "Un giorno insieme".
A distanza di molti anni il ricordo di Augusto Daolio è ancora vivo. Questo piccolo contributo per mantenere viva la sua voce non poteva non chiudersi con "Io vagabondo", canzone manifesto dei Nomadi e di questo grande interprete che ci ha lasciato davvero troppo presto. Sempre Nomadi.