Kelly Osbourne, dichiarazioni shock della figlia di Ozzy: 'Le droghe mi hanno quasi uccisa'

Non è l'unica della sua famiglia ad aver avuto problemi con gli stupefacenti. Suo fratello, a soli 18 anni, finì in un reparto psichiatrico infantile.

Kelly Osbourne, dichiarazioni shock della figlia di Ozzy: 'Le droghe mi hanno quasi uccisa'

Il percorso per uscire dal tunnel è stato lungo e travagliato. Ci sono voluti sette ricoveri in cliniche di disintossicazione e una reclusione in una cella imbottita per aiutare Kelly Osbourne, la figlia di Ozzy e di Sharon, a sconfiggere la tossicodipendenza. Lo ha raccontato lei stessa in un'intervista concessa a DJ Fat Tony per il suo podcast "The recovery", rivelando di aver creduto di non riuscire ad arrivare viva a 35 anni.

Kelly Osbourne, nata nel 1984 dall'unione tra il cantante dei Black Sabbath e Sharon Arden, ha ammesso di aver fatto uso di droghe per anni e di aver abusato così tanto degli stupefacenti, cocktail di anfetamine e tranquillanti e marijuana, da finire per "imbalsamare" - è l'espressione che ha utilizzato lei - il suo corpo ogni notte:

"Molti miei amici non ce l'hanno fatta. Dirgli addio è stato difficile. Ho avuto il senso di colpa del sopravvissuto per molto tempo. Ora sono tre anni che sono pulita".

Non è un mistero che la ragazza, star insieme ai suoi genitori della serie televisiva "The Osbournes", che tra il 2002 e il 2005 ha raccontato le giornate tipo della bizzarra famiglia del cantante dei Black Sabbath, abbia avuto problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti e medicinali. Nel 2004 si ricoverò in una clinica Malibù, in California, per combattere la dipendenza dagli antidolorifici.

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Un anno dopo ebbe una ricaduta e si fece curare in un centro a Pasadena, sempre in California. Nel 2009 si sarebbe fatta poi ricoverare per sconfiggere la dipendenza dalla droga. Ma Kelly Osbourne non aveva mai raccontato in maniera così diretta la sua esperienza. Ha contato in totale sette ricoveri in cliniche di rehab e una reclusione in una cella imbottita, per stare lontana da droghe e alcol e finalmente disintossicarsi. Alla fine, dice, ce l'ha fatta:

"Ad un certo punto pensai: 'Non voglio vivere più in questo modo'. In casa avevo messo tende oscuranti, quindi non mi rendevo neppure conto di che ora fosse. Mi sono resa conto che così non ce l'avrei fatta, che sarei morta se avessi continuato a fare quella vita lì. Presi il telefono e da ubriaca chiamai mio fratello Jack. Entrai nella sua macchina, indossavo una maglietta e biancheria intima. Ricordo di averli detto, gridando: 'Non voglio più essere una perdente ubriaca grassa. Voglio essere una vincitrice magra'. Sono andata in terapia per i primi sei mesi, per circa sei ore al giorno. Pensavo: 'Se ho intenzione di farlo, lo farò davvero'".

Kelly Osbourne, che all'inizio degli Anni Duemila provò pure a seguire le orme del padre nel mondo della musica, incidendo due dischi ("Shut up" del 2002 e "Sleeping in the nothing" del 2005, che si rivelarono entrambi flop nelle vendite), non è l'unica della sua famiglia ad aver avuto problemi con gli stupefacenti. Suo papà Ozzy ammise di essere sprofondato nell'abisso della droga e dell'alcool dopo il successo dei Black Sabbath. Suo fratello Jack, più piccolo di un anno, fu ricoverato nel 2003 in un reparto psichiatrico infantile per una dipendenza da ossicodone, oppioide con potenza simile alla morfina: aveva appena 18 anni. Tentò il suicidio assumendo un cocktail di farmaci e tagliandosi le mani con dei pezzi di vetro.

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