Don Backy, la storia di “L’immensità”

Quest’estate vi raccontiamo le storie di 45 canzoni italiane che, pubblicate a 45 giri, hanno avuto successo fra gli anni Cinquanta e il Duemila.
Don Backy, la storia di “L’immensità”

“L’immensità”: 1967 - M.Detto, Don Backy, Mogol - Ed.Clan/Ivana

Nel 1967 il Festival di Sanremo è atteso come un probabile momento di rottura, almeno parziale, con la tradizione canora italiana: l'anno precedente, Adriano Celentano ('Il ragazzo della via Gluck') e Caterina Caselli ('Nessuno mi può giudicare') hanno venduto più di mezzo milione di copie, surclassando la canzone vincitrice, 'Dio come ti amo' di Modugno. Il beat detta legge nei gusti dei giovani e pare il momento giusto per scalzare la supremazia della canzone melodica. Imprevedibilmente però, il 1967 - per il livello non eccelso delle canzoni ma soprattutto per lo choc che fa seguito al suicidio di Luigi Tenco - avvia la crisi di Sanremo, che durerà fino agli anni '80. La manifestazione va in porto regolarmente (come dice il vecchio adagio, lo spettacolo deve continuare) ma il gesto estremo del cantautore innesca una serie di polemiche, dubbi (fu davvero un suicidio?), rancori personali e ripensamenti sui meccanismi che governano l'ambiente musicale.

Dal punto di vista musicale, specie pensando alla musica di quel periodo (è un anno cruciale per Beatles, Hendrix, Doors, Pink Floyd) l'offerta complessiva è deludente. Grazie soprattutto al contributo di Iva Zanicchi, Claudio Villa ottiene l'agognata quarta vittoria al Festival ('Non pensare a me'); Little Tony ottiene un buon successo con 'Cuore matto', Antoine lancia la marcetta 'Pietre' (che echeggia un brano di Dylan), e i Rokes consolidano il proprio successo con 'Bisogna saper perdere'. Tra le canzoni sopravvissute al tempo vale la pena di segnalare infine la pregevole 'La musica è finita', cantata da Ornella Vanoni, 'Proposta' dei Giganti, e 'L'immensità'.

Quest'ultima è interpretata da Johnny Dorelli e Don Backy. Questi ne è anche coautore e partecipa per la prima volta al Festival: un momento decisivo per la sua carriera. Da anni infatti Aldo Caponi (vero nome del cantante) attende la grande occasione dopo 5 anni al Clan di Celentano, del quale è diventato il cantante più popolare dopo il "lìder maximo". Il brano è firmato insieme a Mogol (nel giro di Celentano dal 1962) e Detto Mariano, l'arrangiatore di fiducia del Clan. Don Backy tuttavia ridimensiona il contributo dei coautori, sostenendo che "Mariano figura come firmatario delle canzoni da me composte e incise, non essendo io (per tutti gli anni '60) iscritto alla Siae come compositore, ma solo nella categoria Autori (paroliere). La necessità di ricuperare diritti d'autore - che altrimenti sarebbero andati perduti - costringeva a usare questo escamotage (praticato anche da altri all'interno del Clan e in generale, in uso in tutto l'ambiente musica leggera). Non ho mai scritto testi per musiche non mie, se non - agli inizi - per interni al Clan: Santercole, Milena, Adriano ('Pregherò') e qualche cover di brani dei Beatles.

Il piazzamento in gara è un onorevole ma non entusiasmante nono posto e molti fanno notare somiglianze sospette con 'Un giorno ti dirò' di Gorni Kramer e soprattutto con 'I put a spell on you', brano degli anni '50 del bluesman Screamin' Jay Hawkins che nel 1966 era stato riportato nelle classifiche inglesi dall'Alan Price Set. Il pubblico comunque apprezza la canzone: nella versione di Johnny Dorelli arriva fino al secondo posto, mentre Don Backy si ferma al quinto. Dopo pochi mesi anche Mina la incide come singolo, e si piazza al n.14. Ha scritto Mario Luzzatto Fegiz, critico del 'Corriere della Sera': "Dopo la lettura melodiosa e sensuale di Johnny Dorelli, e quella più asciutta dell'autore, Don Backy, 'L'immensità' tornò alla ribalta nell'interpretazione, vitalistica e squillante, di Mina: sempre pronta a rimediare alle ‘sviste’ delle giurie sanremesi, rilanciando i brani da loro snobbati. (…) Mina, nel far suo il brano, ne giustifica il titolo con la sua voce svettante: cogliendo quel senso, appunto, di immensità che emana dalla natura, che tramuta le gocce di pioggia in fiori, offre il cielo ai voli delle farfalle e fa sì che nessuno di noi, nell'infinito mistero del cosmo, sia mai solo".

A ridosso del successo di vendite, la canzone diventa il pretesto per girare il "musicarello" "L'immensità - La ragazza del Paip's" (del regista Oscar De Fina), in verità piuttosto sconnesso e giustificato solo dalla presenza di molti cantanti: oltre a Don Backy (nei panni del protagonista, Dario) sfilano davanti alla macchina da presa Caterina Caselli, Nicola Di Bari, Patty Pravo, Riky Maiocchi e i Motowns.

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Domani racconteremo la storia di “La voce del silenzio” di Mina.

Abbiamo pubblicato in precedenza:

Umberto Tozzi, la storia di “Gli altri siamo noi”

Raf, la storia di “Cosa resterà degli anni Ottanta”

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Fiorella Mannoia, la storia di “Caffè nero bollente”

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Adriano Celentano, la storia di “Svalutation”

Adriano Celentano, la storia di “Prisencolinensinainciusol”

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Pooh, la storia di “Dammi solo un minuto”

Rosanna Fratello, la storia di “Sono una donna non sono una santa”

Umberto Tozzi, la storia di “Gloria”

Adriano Celentano, la storia di “Chi non lavora non fa l'amore”

Marcella Bella, la storia di “Montagne verdi”

Adriano Celentano, la storia di “Yuppi du”

Cochi e Renato, la storia di “E la vita, e la vita”

Oscar Prudente, la storia di “Stadium”

Adriano Celentano, la storia di “Mondo in mi7”

Caterina Caselli, la storia di “Nessuno mi può giudicare”

Adriano Celentano, la storia di “Il ragazzo della via Gluck”

Adriano Celentano, la storia di “Una carezza in un pugno”

Mina, la storia di “Una zebra a pois”

Adriano Celentano, la storia di “La coppia più bella del mondo”

Camaleonti, la storia di “L'ora dell'amore”

Il testo qui sopra, scritto da Paolo Madeddu, è tratto, per gentile concessione del Gruppo Sugar, dal sito “Galleria della Canzone”, sul quale potete trovare le storie di più di 200 canzoni italiane di grande successo.

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