Jason Mraz racconta il nuovo album: “Il reggae è una chiave che apre le prigioni”

L’artista presenta “Look for the Good”, un disco pieno di speranza nato in collaborazione con il produttore Michael Goldwasser: “Vivo in una fattoria, qui riesco a scrivere canzoni capaci di parlare al lato più intimo delle persone”.
Jason Mraz racconta il nuovo album: “Il reggae è una chiave che apre le prigioni”
Credits: Jen Rosenstein

È difficile ascoltando “Look for the Good”, il nuovo album del cantautore Jason Mraz in uscita venerdì 19 giugno, non veder scorrere nei propri pensieri le istantanee dei giorni di isolamento a causa dell’emergenza pandemica o delle manifestazioni anti-razziste che attraversano l’America. Non è un disco di rivolta sociale o rivendicazione, ma una solare lettera d’amore alla parte più profonda della nostra umanità, quella che dovrebbe spingerci ad aspirare a una nuova forma di libertà nel rispetto di chi abita questo pianeta insieme a noi. “Il progetto inizia e termina con la stessa frase: ‘Look for the Good’ (cerca il bene) – racconta Mraz, dalla sua fattoria nel sud della California - queste parole non sono solo una lirica o il titolo del mio settimo album, ma una sorta di filosofia che dovrebbe spingerci a cercare sempre qualche cosa di positivo, un miglioramento costante del nostro modo di essere e di vivere. Il mio obiettivo era proprio quello di realizzare canzoni capaci di tenere sempre vivo un messaggio, volevo che le mie parole rimanessero nel tempo, non si consumassero”.

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Per farlo ha lavorato con Michael Goldwasser, fondatore dell'etichetta indie-reggae Easy Star Records e produttore per Matisyahu, Steel Pulse, Toots and the Maytals ed Easy Star All-Stars. Aveva remixato il singolo di Mraz “Have It All”, uscito nel 2018. “Sei mesi di scrittura in cui mi ha aiutato a capire dove stessi andando, facendomi amare ancora di più la forza evocativa del reggae, genere che ha sempre fatto parte del mio percorso. All’inizio pensavo che questa collaborazione avrebbe dato vita a un piccolo progetto sperimentale e invece è nato un album completo, ricco di sfaccettature”, continua la voce della hit mondiale “I’m yours”. Un progetto fresco in cui il reggae diventa ancora una volta la musica con cui ballare esorcizzando i problemi, proprio come vuole la tradizione della black music, ma anche il trampolino per volare più in alto, riflettendo sulle nostre abitudini, sul rapporto con la natura e con il prossimo. “Il mio amore per il reggae viene da lontano – ammette Mraz, vincitore di due Grammy nel 2010 – in queste nuove canzoni ci sono tanti elementi per ballare, tante parole che auspicano una ‘pace’ con la natura. È un disco per stare bene. Molti nel reggae vedono una sorta di spiritualità, di collegamento con l’anima o con Dio, a me piace immaginarlo come una chiave che apre le prigioni, che permette di sentirsi liberi quando non lo si è. È bellezza, anche nel silenzio o nel dolore. Ma non volevo che tutto si limitasse a una metafora o a una sensazione di piacere offerta dalla musica, per questo ho lavorato molto anche sui testi veicolando dei messaggi precisi”. Dalle canzoni emerge un rinnovato ottimismo. “Non si può curare la follia con altra follia – dice Mraz – arriverà il momento, dopo un percorso di consapevolezza, in cui si cambierà strada. Ne sono certo. In ‘My kind’, nata quasi come un freestyle, lo spiego: siamo tutti connessi, dobbiamo aiutarci a migliorare”.

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In “Look for the Good” cantano anche l’artista giamaicana Sister Carol e l’attrice e comica Tiffany Haddish che rappa su "You Do You". “Che cosa le lega? – sorride Mraz – il potere che conferiscono alla parola. Per questo le ho volute con me. Sister Carol me l’ha presentata Michael Goldwasser, mentre Tiffany Haddish l’ho contattata io, amo il suo modo di fare commedia”. Una delle canzoni simbolo è “Wise Woman”, “racconta la Madre Terra e il nutrimento che viene dalle donne”, spiega il cantautore. Il tema del rispetto per la natura è legato al modo di vivere di Mraz, sempre impegnato in cause filantropiche e ambientali, ma non per questo rigido conservatore di una nuova dottrina new age. “Vivere in una fattoria, certamente, condiziona il mio modo di scrivere canzoni: qui, a contatto con la natura, trovo le parole giuste per parlare al lato più intimo delle persone – conclude Mraz – sento una responsabilità, sento di doverlo fare. Ma non sono uno di quelli che si chiude in se stesso: qui lavoro duramente con la mia famiglia, faccio tante passeggiate nel verde, ma amo anche buttarmi nel ritmo delle città, alla lunga la vita in fattoria può diventare noiosa se ogni tanto non si scappa. Vedi, alla fine è sempre la libertà a muovere tutto”.

(Claudio Cabona)

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