La storia di "Jumpin' Jack Flash" dei Rolling Stones

Questa canzone, pubblicata nel 1968, è uno degli inni della band inglese, non a caso è la più suonata ai loro concerti.

La storia di "Jumpin' Jack Flash" dei Rolling Stones

Lo scorso 24 maggio la canzone “Jumpin' Jack Flash” dei Rolling Stones ha compiuto 52 anni. Il brano venne registrato durante le session di “Beggars Banquet”, ma non venne incluso nell'album, uscì quindi come solo singolo, avendo "Child of the Moon" quale lato b. Quando venne pubblicato “Beggars Banquet” venne salutato come un ritorno alla vera essenza musicale della band inglese (quella venata di blues e r'n'b), dopo la sbandata verso la psichedelia del precedente “Their Satanic Majesties Request”.

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Nel 1995, il frontman delle Pietre Rotolanti Mick Jagger, rivelò al magazine statunitense Rolling Stone che la canzone era nata "da tutto l'acido di Satanic Majesties. Si tratta di avere dei momenti difficili e di uscirne. Solo una metafora per venire fuori da tutte le cose acide." “Jumpin' Jack Flash” ebbe un grande successo tanto da guadagnarsi la prima posizione nella classifica di vendita inglese e la terza piazza in quella americana. Il brano ha un'ottima resa in concerto, tanto da essere la canzone più suonata dal vivo dai Rolling Stones nella loro storia. Stando ai dati forniti da setlist.fm la band inglese l'ha suonata 1166 volte.

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A rendere tributo al brano, tra i molti, anche il chitarrista degli Smiths Johnny Marr, che, come viene riportato nel libro di Simon Goddard 'Songs That Saved Your Life: The Art of the Smiths', desiderava che "Bigmouth Strikes Again", brano incluso nel terzo album della band di Manchester “The Queen is Dead” (leggi qui la nostra recensione), fosse l'equivalente degli Smiths di "Jumpin' Jack Flash" dei Rolling Stones:

"Volevo qualcosa che fosse una corsa fino in fondo (...) Pensavo che i break di chitarra dovessero essere percussivi, non troppo belli o cordiali."

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Il chitarrista degli Stones Keith Richards ha rivelato a Rolling Stone nel 2010 che Jack è una persona reale, tale Jack Dyer che a quel tempo era il suo giardiniere, e ha inoltre spiegato come Dyer abbia ispirato la scrittura della canzone:

“Il testo è nato da un'alba grigia a Redlands (la tenuta inglese di Richards, ndr). Io e Mick eravamo stati svegli tutta la notte, fuori pioveva e c'era il rumore di questi stivali del mio giardiniere vicino alla finestra, Jack Dyer. Mick si sveglio e disse, 'Cos'è?' Io risposi, 'Oh, quello è Jack. Jack che salta.'"

Aggiunse ancora Keith: “Ho iniziato a lavorare intorno alla frase sulla chitarra, che era in accordatura aperta, cantando 'Jumping Jack'. Mick disse, 'Flash' e all'improvviso avevamo questa frase con un ritmo eccezionale'”. Ancora oggi Richards è orgoglioso di quel riff:

"Quando ricevi un riff come 'Flash', provi un grande senso di euforia, una gioia malvagia. Riesco a sentire tutta la band che decolla dietro di me ogni volta che suono 'Flash', c'è questo tipo di turbo extra. Salti sul riff e lui ti suona. La levitazione è probabilmente l'analogia più vicina a ciò che sento."

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