Chi era Cristina, morta di Coronavirus: il debutto con John Cale
La notizia della morte di Cristina, che Rockol ha pubblicato ieri, avrà indotto molte persone a chiedersi chi fosse la cantante americana. Nonostante da noi la sua notorietà fosse piuttosto relativa, Cristina Monet-Palaci è stata una delle protagoniste della scena new wave statunitense a cavallo fra gli anni Settanta e gli anni Ottanta.
Aveva sposato Michael Zilkha, fondatore con Michel Esteban della Ze Records, etichetta rapidamente diventata di culto.
Nel 1977 Esteban aveva messo sotto contratto Marie et les Garçons, una band new wave francese, e ne aveva affidato la produzione a John Cale, che gli era stato presentato da Patti Smith. Cale aveva prodotto il loro singolo "Re-Bop"
Esteban e Zilkha fondarono la ZE Records - il nome dell'etichetta deriva dalle inziali dei due cognomi - e cominciarono a documentare su vinile la musica newyorchese emergente, una fusione fra punk, disco e new wave (imperdibile la compilation "Mutant Disco", con brani di Was (Not Was), Material e Nona Hendryx, James White and the Blacks, Lizzy Mercier Descloux, Coati Mundi, Kid Creole and the Coconuts).
In "Mutant disco" erano contenuti ben tre brani cantati da Cristina, la moglie di Zilkha:
il suo singolo d'esordio, "Disco clone", prodotto da John Cale
"Blame it on disco"
e la cover dei Beatles "Drive my car"
Cristina pubblicò due album: "Cristina" (riedito come "Doll in the box"), prodotto da Kid Creole, nel 1980, e "Sleep it off", prodotto da Don Was, con la copertina firmata da Jean-Paul Goude (nella foto di questa notizia).
L'insuccesso del secondo spinse Cristina a ritirarsi dalle scene, per dedicarsi alla scrittura (collaborando con il "Times Literary Supplement") e per curare la grave malattia che l'affliggeva (sclerosi multipla).
Di lei Richard Strange, il musicista britannico, ha scritto:
"Elegante, intelligente, bellissima, spiritosissima: in un mondo migliore, sarebbe diventata Madonna".