Storia delle canzoni: “Stairway to Heaven”

Dal Galles, al palco, al tribunale, alla gag di "Wayne's world"....
Storia delle canzoni: “Stairway to Heaven”

E’ il 3 dicembre 2012. Sono trascorsi 32 anni dallo scioglimento dei Led Zeppelin in seguito alla morte del batterista John “Bonzo” Bonham. Al Kennedy Center, alla presenza del presidente americano Barack Obama, Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones si preparano a ricevere una delle massime onorificenze della loro carriera. Sul palco la folla è letteralmente arringata da un Jack Black irresistibile ed esilarante, che provoca il pubblico – ma dice sul serio – definendoli “la più grande rock band di sempre, meglio dei Beatles degli Stones e di Tenacious D”. Poi, la musica: sul palco salgono le Heart e, con una band alle spalle – alla batteria c’è Jason Bonham, figlio di Bonzo – e un coro i cui componenti indossano la stessa bombetta alla Magritte calcata sulla testa di Jason, Nancy Wilson canta una versione da brividi di

“Starway to Heaven”. Page e Jones applaudono, Obama è raggiante. Dagli occhi di Plant scendono lacrime di commozione.

Il pezzo è del 1971, fa parte dell’intitolato quarto album meglio noto come “Led Zeppelin IV” e fu scritto in Galles da Page e Plant durante una sorta di ritiro bucolico, in piena era hippie e in pausa dai loro scatenati e famigerati tour. La coppia che di fatto coniò e sdoganò l’heavy metal riuscì a fare coesistere – nell’arco di oltre 7 minuti, una lunghezza impossibile per un singolo – due componenti essenziali della loro musica e delle loro influenze: il volto acustico, folk e sognante - per lunghi tratti, il pezzo è solo arpeggio e voce – e, a due terzi dal suo inizio, quello rock, potente e metallico, scaricato dall’irruzione di Bonham alla batteria, un lasciapassare per i solo di Page in arrivo, stavolta molto elettrici.

Uno sviluppo strumentale inatteso e inedito per l’estetica rock del tempo – la ragione per la quale, oltre alla lunghezza, il brano non potette mai uscire come singolo: era infatti impossibile ricavarne una edit version. E, al di là di molte teorie sulla sua genesi, che molti critici si sono impegnati a far risalire a chissà quali correnti mistiche, a sentire Robert Plant quella di "Stairway to Heaven" era una storia semplice: “Parla di una donna che riceve continuamente qualsiasi cosa desideri senza mai essere restituire né mostrare alcuna considerazione”.

“Stairway to Heaven” divenne il pezzo-icona dei Led Zeppelin: non il migliore, non il più simbolico, ma decisamente il più mainstream, capace allora e nel tempo di convogliare verso di loro fasce di pubblico meno avvezze alla potenza dell’hard rock.

Divenne anche il super-classico dei loro concerti.

Ma divenne anche altre due cose: un caso da tribunale e una gag.

Il caso da tribunale emerse quando Randy California (leader degli Spirit) accusò i Led Zeppelin di avere copiato la melodia del brano dalla sua “Taurus”: l’accusa, dopo anni, venne respinta da una giuria della California, dove il processo veniva celebrato.

La gag, invece, risale al 1992, anno in cui uscì il film “Wayne’s World”: quando Mike Myers si trova all’interno di un negozio di chitarre e comincia ad strimpellare l’arpeggio della canzone, viene bruscamente interrotto dal titolare che, senza complimenti, gli mostra un cartello: “No Stairway to Heaven”. Il simbolo della sua ubiquità e popolarità presso gli aspiranti chitarristi di tutto il mondo…

(qui il testo di "Stairway to Heaven")

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