Il cantautorato psichedelico di Moci, in salsa italiana

"Metto insieme De Gregori e Mac DeMarco", dice il giovane cantautore romano. "Pensieri bellissimi" anticipa il primo album, distribuito dalla stessa etichetta che ha reso pop fenomeni indie come Levante, Coez e Thegiornalisti.

Il cantautorato psichedelico di Moci, in salsa italiana

Una buona dose di indie rock britannico di primi 90s (Slowdive e dintorni), una spolverata di cantautorato psichedelico americano contemporaneo (quello di scuola Mac DeMarco), atmosfere lo-fi in salsa ItPop (I Cani, Calcutta), testi che si ispirano al De Gregori più ermetico ("Quello dell'album con la pecora in copertina", precisa lui): la musica di Moci è un curioso mix. Più o meno un anno fa da queste parti lo avevamo definito la "next big thing" della scena romana, dopo aver ascoltato i singoli "Perso", "Fugazi" e "Freddo" e l'Ep pubblicato su SoundCloud la scorsa primavera, totalmente autoprodotto. Troppo enfatici? Forse. Però ora il cantautore romano si prepara a fare il salto: "Pensieri bellissimi", il nuovo singolo, uscito oggi, è la prima anticipazione del suo album d'esordio, che arriverà entro la fine dell'anno per la indie romana Sbaglio Dischi con distribuzione Carosello Records (l'etichetta che negli ultimi anni ha reso pop fenomeni indie come Levante, Coez e i Thegiornalisti). "Con questo bel casino è difficile fare previsioni su quando uscirà effettivamente. Se le cose andranno come previsto e la situazione migliorerà, potrebbe uscire per la fine dell'estate o subito dopo", fa sapere Moci, "l'album, comunque, è pronto. I pezzi ci sono e nel frattempo uscirà altro materiale, compreso un singolo estivo".

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Classe 1997, Marco Colagrande - questo il suo vero nome - ha lavorato ai pezzi dell'album insieme a Giancane, ex chitarrista della rock band romana Il Muro del Canto, punto di riferimento della scena indipendente capitolina: "Ha avuto un ruolo determinante. Mi sono presentato da lui con gli arrangiamenti e le pre-produzioni già fatte, ma poi ci siamo confrontati: ha reso reali tante idee e fantasie musicali che avevo per la testa, ridimensionando quelle che secondo lui erano poco convincenti. Tutto il disco porta il suo zampino", racconta Moci a proposito della collaborazione. "Pensieri bellissimi", il singolo apripista del progetto, è stato in realtà l'ultimo brano che Marco ha scritto prima di iniziare a registrare l'album: "L'ho scritto e arrangiato nel giro di un paio di giorni, quasi inconsapevolmente. Una volta finito ho capito che volevo che tutto il disco suonasse in quel modo: così ho rimaneggiato gli altri pezzi e li ho riarrangiati, cercando una coerenza sonora e stilistica".

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Pur scrivendo e cantando in italiano, è al rock britannico che Moci guarda per atmosfere e sonorità: "Sono cresciuto ascoltando i dischi dei Beatles. Amo tanto quelli dei primi album, da 'Please please me' a 'Rubber soul', quanto quelli del post-'Revolver', più sperimentali, sempre alla ricerca di soluzioni nuove e originali. E poi Nirvana, Oasis e cose più pazze tipo gli Slowdive, i My Bloody Valentine o più contemporanee come Mac DeMarco". Le sue radici, però, affondano nel cantautorato romano, sia di vecchia che di nuova generazione: "Nell'immaginario cerco di avvicinarmi molto a De Gregori, che per me è una fonte di ispirazione preziosa, un faro, ma anche a Calcutta e ai Cani". Il tutto condito con riferimenti al cinema splatter ("E poi cascherai, ti sfracellerai / il cervello sopra il mio marciapiede", canta nel ritornello di "Pensieri bellissimi"): "Uno dei fili conduttori che legano le canzoni del disco è la tematica della violenza, accompagnata però da melodie dolci. Come per dire: 'Muoriamo, ma io rimango appiccicato a te'. Mi piace l'idea di associare a un ritornello liberatorio, un po' nello stile di Vasco, un'immagine cruda, che faccia storcere il naso. Sono un fan di Tarantino e degli splatter, d'altronde", riflette Moci.

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Alla strada dei talent ha preferito quella della gavetta sui palchi dei club romani: "Non sono mai stato convinto di essere un bel personaggetto, adatto a quei programmi, di avere qualcosa in più di tanti altri. Ma non ho nulla contro i talent: non sono il male, come dicono in molti, ma una strada come un'altra. Io mi sono ritrovato già a 19 anni immerso nel mondo dell'indie romano: sto bene qui e mi diverto". No ai talent, ma sì a Sanremo: "È un sogno che ho da bambino. Non ci andrei per vincere, però. Vorrei presentarmi sul palco dell'Ariston con l'attitudine di Vasco. Arrivare ultimo e fare qualcosa di pazzo. Così magari tra vent'anni la gente si ricorderà ancora di me: 'Ti ricordi Moci? Quella volta che ruttò a Sanremo...", scherza.

(Mattia Marzi)

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