Sanremo 2020: le canzoni dei big viste e ascoltate alle prove

Come suonano le canzoni in gara sul palco dell'Ariston: dal vivo i brani cambiano e si inizia a capire cosa funzionerà meglio in TV. Ecco i favoriti
Sanremo 2020: le canzoni dei big viste e ascoltate alle prove

Il lunedì pomeriggio che precede la prima serata del Festival di Sanremo è dedicato alle prove dei Big, tradizionalmente aperte alla stampa: è la prima occasione per capire come funzionano le canzoni sul palco, e per iniziare a capire qualcosa di più delle canzoni.

La prima impressione è che il palco è radicalmente diverso da quello dell’anno scorso, che giocava tutto sulle luci e sull’effetto-concerto. La scenografia costruita da Gaetano Castello vede il ritorno della tradizionale scalinata e dei megaschermi (undici arcate che incorniciano il palco con elementi grafici per ogni canzone) e molto più televisivo nel senso tradizionale del termine. Rimane qualche dubbio sulla regia (di cui abbiamo avuto un assaggio nei monitor a lato palco) che sembra non valorizzare tutto questa messa in scena. Le canzoni, ascoltate in questa veste, cambiano radicalmente rispetto al nostro primo ascolto di qualche settimana fa. Ci hanno fatto un’ottima impressione Irene Grandi, Diodato, Elodie, Anastasio, Bugo e Morgan, i Pinguini Tattici Nucleari e Rancore. Tutti con canzoni già belle ma che ascoltate dal vivo fanno un salto in avanti. Ecco le impressioni, canzone per canzone.
Mattia Marzi / Gianni Sibilla
 

Achille Lauro - "Me ne frego":
Look anni '90, in linea con quello che sarà in concept del nuovo album, dopo "1969". Alla chitarra c'è Boss Doms, a dirigere l'orchestra c'è Beatrice Antolini, volto femminile del rock indipendente italiano, oggi componente della band di Vasco. In certi passaggi sembra di sentire proprio Vasco. Il "me ne frego" del ritornello ti si appiccica in testa.

Alberto Urso - "Il sole ad est":
Parte piano, poi dopo una brevissima pausa attacca il ritornello, giocando con la potenza della sua voce.

Iper-classica.

Anastasio - "Rosso di rabbia":
Il palco si tinge di rosso, come la rabbia della sua canzone. Riesce ad essere coinvolgente sin dall'inizio, con le sue rime taglienti accompagnate dal suono delle chitarre elettriche: "Non volevo sprecarla così / la mia rabbia non volevo sprecarla così", rappa. Poi il ritornello: "Panico panico / sto dando di matto / qualcuno mi fermi / fate presto per favore pietà". È uno dei candidati alla vittoria.

Bugo e Morgan - "Sincero":
Morgan, con una giacca piena di brillantini suona il moog e canta tutta la prima strofa. Bugo entra nel ritornello. Saltellano, scherzano tra di loro e divertono: sul palco funziona meglio che nella versione di studio.

Diodato - "Fai rumore":
Un pezzo elegantissimo interpretato sul palco con altrettanta eleganza: parte piano, e si apre, ma non è la solita ballata. I suoni hanno un sapore internazionale: nell’arrangiamento c'è lo zampino di Tommaso Colliva, già collaboratore di Ghemon e Muse. che valorizza l'orchestra, diretta da Rodrigo D'Erasmo (braccio destro di Manuel Agnelli negli Afterhours). Alla fine si prende un lungo e meritato applauso dalla platea di giornalisti. Se non sarà vittoria, sarà con molta probabilità premio della critica.

Elettra Lamborghini - "Musica (E il resto scompare)":
Non sembra neppure lei: è sobria, indossa un lungo abito marroncino e una camicia a quadri, come una perfetta scolaretta (un po' a disagio). Appena inizia a cantare il palco diventa maculato. Ad un certo punto sculetta e fa sorridere mentre gli orchestrali la accompagnano con il loro "clap clap", ma l'esibizione è tutto sommato pulita (e con una grossa presenza dei coristi). Ci sarà una sorpresa il giorno dell'esibizione?

Elodie - "Andromeda":
Con lei il palco si tinge di fucsia. L'interpretazione è elegante e sensuale allo stesso tempo. Te la immagini già sul palco dell'Eurovision: ha chance di vincere, anche se il pezzo è difficile, con diversi cambi di ritmo e melodia: richiederà più di un ascolto.

Enrico Nigiotti - "Baciami adesso":
Sul palco convince più che nella versione disco. La canzone è costruita per valorizzare l’assolo di elettrica centrale, breve e scenografico. Il look è da rocker: la chitarra a tracolla, jeans strappato e giacca da pelle

Francesco Gabbani - "Viceversa":
Dimenticate i maglioncini colorati di "Occidentali's karma": sono chiusi in un armadio insieme al costume della scimmia. Si presenta sul palco in abito nero, solo i calzini rossi, siede al pianoforte, poi si alza. Punta tutto sulla sobrietà e sulla canzone, molto melodica ma tutt’altro che banale

Giordana Angi - "Come mia madre":
Anche lei si presenta in giacca di pelle. L’esibizione, molto semplice e senza fronzoli, è tutta costruita sull'enfasi interpretativa.

Irene Grandi - "Finalmente io":
La prima parte è tutta ritmica, con il basso potentissimo, mentre l'orchestra - diretta da Celso Valli, da anni collaboratore di Vasco, che firma il pezzo - arriva nel ritornello. Irene si scatena e si lascia andare, sul palco si muove con disinvoltura ma senza mai perdere l'eleganza. La canzone è puro pop-rock stile Vasco/Curreri, travolgente. L'interpretazione migliore è la sua e alla fine si prende l'applauso dei giornalisti e anche dell'orchestra. Un'altra che gioca per vincere.

Junior Cally - "No grazie":
Il mostro descritto sui social in queste ultime settimane in realtà non fa affatto paura: il rapper si presenta sul palco con giacca e pantaloni, senza maschera. L'esibizione è pulita, senza provocazioni, molte chitarre e flow pulito. Tanto rumore per nulla?

Le Vibrazioni - "Dov'è":
Una classica ballata rock, che sfrutta l'orchestra per puntare sull'emozione. Alle spalle di Sarcina un ragazzo interpreta il testo con il linguaggio dei segni.

Levante - "Tiki bom bom":
Giacca e pantaloni verde acqua. La canzone è importante (un inno alla diversità: "Noi siamo gli ultimi della fila", canta) e lei la interpreta con fisicità, muovendosi con sicurezza e personalità sul palco.

Marco Masini - "Il confronto":
Il pezzo è difficile, vocalmente parlando, con salti di ottave. Lui rimane per quasi tutto il tempo seduto al pianoforte, concentrato sull'interpretazione.

Michele Zarrillo - "Nell'estasi o nel fango":
Zarrillo si mette in gioco con un pezzo diverso da quelli che ha proposto nel corso degli anni a Sanremo: non una ballata, ma un pezzo dinamico, con la ritmica in primo piano nell'arrangiamento (dietro di lui, alla batteria, c'è Alessandro Canini, il suo produttore, già al fianco di Venditti). Una sorpresa.

Paolo Jannacci - "Voglio parlarti adesso":
Entra e va subito al centro del palco. Giacca e papillon, propone un'interpretazione semplice e senza fronzoli.

Piero Pelù - "Gigante":
Oltre ai chitarristi e al bassista dell'orchestra, sul palco si porta un chitarrista e un bassista in più. Il frontman dei Litfiba fa la sua parte: quella del rocker scanzonato che non si prende sul serio. Alla fine scende dal palco e sfila tra le prime file della platea, divertendo tutti.

Pinguini Tattici Nucleari - "Ringo Starr":
Piaceranno ai bambini, ai ragazzi ma anche ai più grandi, con questa canzone che sembra uscire fuori da un cartone animato Disney e che sul palco li rende così simpatici. Nel finale il frontman Riccardo Zanotti "stacca" un piatto dalla batteria e lo suona al centro del palco: fa Ringo Starr, appunto.

Rancore - "Eden":
Il testo è complesso e non così facile da interpretare. Il tema centrale è la mela, che compare anche sul maxischermo alle spalle del rapper, in versione cibernetica, in linea con le atmosfere distopiche del pezzo. Il "ta-ta-ta" del ritornello può diventare un tormentone al pari del "clap clap" di "Soldi" di Mahmood (non a caso anche qui c'è lo zampino di Dario "Dardust" Faini). Sugli spari del finale finge di essere colpito, e si butta a terra. Il pezzo è forte e anche se dalla resa live ci si aspettava forse qualcosina in più, convince comunque. E l'applauso della platea, stavolta, è doppio.

Raphael Gualazzi - "Carioca":
Cappello, occhiali da sole, sembra essere sbarcato a Sanremo arrivando direttamente da Cuba: più che al Brasile del titolo, il sound del pezzo fa riferimento alle atmosfere dell’isola. Si siede al suo inseparabile piano e a sorpresa entra subito sul palco un ensemble di fiati, che si va a posizionare alle sue spalle, sulla scalinata. Un po' Aristogatti, un po' Buena Vista Social Club. La messinscena migliore è la sua. Divertirà e farà ballare.

Riki - "Lo sappiamo entrambi":
L'intonazione ha qualche problem, soprattutto all'inizio, ma si riprende subito. Il palco è blu, come i suoni elettronici della sua canzone, una ballata nello stile di star del r&b contemporaneo, da Justin Bieber in poi. Usa il vocoder anche all'Ariston.

Rita Pavone - "Niente (Resilienza 74)":
Il self-empowerment della cantante che si presenta in versione rock: a 74 anni (è il numero del titolo) canta: "Picchi più forte / non lo vedi che sto in piedi". Uno degli applausi più convinti alle prove è il suo.

Tosca - "Ho amato tutto":
Arriva per ultima e chiude in bellezza le prove. Pietro Cantarelli, l'autore, storico braccio destro di Ivano Fossati, l'accompagna al piano. Tosca, inizialmente nascosta nell'ombra, appena inizia a cantare viene illuminata da un occhio di bue. L'interpretazione è perfetta, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista scenico, nel suo minimalismo da Tenco più che da Festival. Un'altra candidata al premio della critica.

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