Cassette e nastri: un revival a metà

Chi vuole ancora le musicassette? Sembra esserci una nicchia di appassionati - da qualche anno - in cerca di revival. Ci riflette la redazione di "Vinyl"...

Cassette e nastri: un revival a metà

Il dizionario online Treccani le definisce così:

“Contenitore in materiale plastico, di forma compatta e con dimensioni standardizzate, comprendente nel suo interno un nastro magnetico per la registrazione di segnali acustici (audiocassette) o di segnali televisivi (videocassette) mediante appositi registratori di uso comune per scopi amatoriali, denominati appunto registratori a cassette. Il nastro, con lo strato magnetizzabile di ossido ferrico o di biossido di cromo disposto verso l’esterno, è avvolto su due bobine; apposite fessure praticate su un lato della cassetta consentono il contatto del nastro con le testine di cancellazione e di lettura-registrazione appartenenti al registratore, il cui motore agisce sull’avvolgimento del nastro, in avanti o indietro, tramite l’una o l’altra delle due bobine. La struttura simmetrica della cassetta ne permette il capovolgimento in modo da consentire la registrazione su due piste distinte nei due sensi di avvolgimento del nastro”.

Stiamo parlando, ovviamente, delle cassette – supporti audio che fino alla seconda metà degli anni Novanta hanno circolato copiosamente, soprattutto come mezzi di scambio di musica fra appassionati (i “nastroni” con le compilation per gli amici, i dischi registrati a chi non li aveva… ma anche i demo tape che inondavano redazioni di riviste e fanzine).

Poi l’avvento dei CD-r e dei masterizzatori a costi abbordabilissimi ha definitivamente affossato la cassetta, che rispetto alla nuova tecnologia aveva costi superiori, una certa scomodità (riavvolgere il nastro, girare il lato) e una fragilità intrinseca (il nastro).

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