I consigli di David Bowie ai giovani artisti

Nel 1997 lo scomparso Thin White Duke fu tra i protagonisti del documentario di Michael Apted 'Inspirations'. Dove, a proposito di creatività, diede dei consigli molto importanti ai colleghi alle prime armi...
I consigli di David Bowie ai giovani artisti

Non tutti ricordano "Inspirations", documentario del 1997 per il quale furono intervistati sette artisti attivi in diversi ambiti, dal genio americano della pop art Roy Lichtenstein all'archistar giapponese Tadao Ando, passando per l'etoile canadese Louise LeCavalier e lo scultore Dale Chihuly. Tra i personaggi interpellati dal regista Michael Apted - che due anni dopo avrebbe diretto il capitolo della sega cinematografica di 007 "The World Is Not Enough" - ci fu anche David Bowie, che nel corso del suo intervento diede dei consigli molto validi a chiunque voglia dedicarsi alla carriera di musicista professionista.

"Non suonare mai per chi ti ascolta", spiegò l'ex Ziggy Stardust: "Non lavorare mai in funzione di altra gente in quello che fai. Ricordati sempre che la ragione per cui hai iniziato a fare quello che fai è che sentivi qualcosa dentro di te che in qualche modo pensavi potessi manifestarsi, e che grazie a questo avresti capito più cose su di te e su come coesistere con il resto della società. Per un artista è terribilmente pericoloso soddisfare le aspettative degli altri".

Secondo Bowie, una delle nemiche più insidiose per un artista è la sicurezza: "Se ti senti sicuro nell'area in cui stai lavorando, vuol dire che non stai lavorando nell'area giusta", ha aggiunto la compianta star britannica, "Spingiti sempre un po' più al largo di quanto pensi di essere capace. Vai sempre dove è un po' più profondo. Quando senti che i tuoi piedi non toccano più il fondo, sei esattamente nel posto giusto per fare qualcosa di eccitante".

Come molti ricorderanno, accanto alla carriera da cantante, autore, performer e attore David Bowie fu anche un validissimo produttore, capace di lanciare le carriere di Lou Reed (dopo l'abbandono dell'artista dei Velvet Underground con l'album del 1972 "Transformer") e di Iggy Pop, per il quale produsse il terzo e più celebre album degli Stooges, "Raw Power".

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