Fabrizio De André: “Crêuza de mä” compie 36 anni. Tutte le canzoni: “Sidùn”

“Crêuza de mä”, album di Fabrizio De André (realizzato con Mauro Pagani e uscito nel marzo dell''84), è considerato un disco fondamentale a livello nazionale e internazionale. Nell’anniversario della pubblicazione lo ripercorriamo canzone per canzone.
Fabrizio De André: “Crêuza de mä” compie 36 anni. Tutte le canzoni: “Sidùn”

Due anni prima, settembre 1982, le milizie cristiano libanesi appoggiate dall’esercito israeliano fanno irruzione nell’indifeso campo profughi palestinese di Sabra e Shatila provocando centinaia di morti, forse migliaia. Fabrizio De André racconta, in un agghiacciante reportage, la piccola tragica storia di un uomo arabo che tiene in mano i rimasugli del figlioletto triturato da un carrarmato che sta procedendo verso Sidone (Sidùn), a sud di Beirut. “Spremmûu ’nta maccaia de stäe de stäe / e oua grûmmu de sangue ouëge e denti de læte” (“Spremuto nell’afa umida dell’estate / e ora grumo di sangue orecchie e denti da latte”). Fabrizio dà un resoconto di respiro storico: «Sidone è la città libanese che ci ha regalato, oltre all’uso delle lettere dell’alfabeto, anche l’invenzione del vetro. Me la sono immaginata, dopo l’attacco subito dalle truppe del generale Sharon, come un uomo arabo di mezza età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai cingoli di un carro armato». La canzone si apre con le voci concilianti del generale Ariel Sharon, futuro premier di Israele, e del Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, coperte dagli applausi e dal rumore dei cingolati in arrivo. L’oud di Pagani intona un lamento intrecciandosi alla voce accorata di De André che trova nuove sfumature per raccontare un dolore atroce e silenzioso, “una desolazione cosmica”, la definisce Cesare Romana. Mauro Pagani si spinge a dire che con questo brano «Fabrizio, che riteneva Sidùn la cosa più bella che avesse scritto, smise di fare il cantautore e cominciò a fare il cantante». Il brano è talmente intenso che provoca un male quasi fisico e non basta il dialetto incomprensibile per coprire la coscienza. «Fabrizio non voleva parlare necessariamente di quella guerra» ricorda Dori, «ma dell’assurdità di tutte le guerre». “La ballata dell’eroe”, “La guerra di Piero”, “Girotondo”, “Andrea” e ora “Sidùn”, per un cerchio di morte, potere e volgarità, rias-sunta nell’ultimo desolato saluto al figlio ridotto in poltiglia: “Ciao mæ ’nin / l’ereditäe l’è ascusa ’nte sta çittäe / ch’a brûxa, ch’a brûxa inta seia che chin-a / e in stu gran ciæu de feugu / pe a teu morte piccin-a”: “Ciao bambino mio / l’eredità è nascosta in questa città / che brucia, che brucia nella sera che scende / e in questo grande cielo di fuoco / per la tua piccola morte”.

Domani scriveremo di “Sinán Capudán Pascià”

Leggi qui la scheda di “Jamin-a”

Leggi qui la scheda di “Crêuza de mä”​

Il testo qui pubblicato è tratto, per gentile concessione dell’autore Federico Pistone e dell’editore Arcana, dal libro “Tutto De André – Il racconto di 131 canzoni”. (C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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Dall'archivio di Rockol - "Le Nuvole" di Fabrizio de André
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