Led Zeppelin, i 45 anni di “Physical Graffiti”: una canzone al giorno. “Sick again”
“Physical Graffiti” termina con un torrido pezzo rock, muscolare e complesso quanto “Black Dog” ma più simile a “Out on The Tiles”. Registrata all’inizio del 1974 a Headley Grange, “Sick Again” è l’ultima delle otto tracce nuove che portano il totale del materiale prodotto con Ron Nevison a circa cinquantaquattro minuti. Il resto dell’album comprende sette canzoni già completate in precedenza ma messe da parte, sei delle quali ottengono un remix da parte di Keith Hardwood per renderle in qualche modo omogenee con il resto.
In questo aspro pezzo di chiusura, Robert si lamenta di quanto giovani siano diventate le groupies, specialmente a Los Angeles. Tutto ciò si sviluppa sullo sfondo di un rock brutale e martellante, con Bonzo che si scatena e copre tutto il resto. Il frastuono è reso ancora più invadente dal mix compresso delle percussioni, se paragonato ad altri momenti del disco, e ulteriormente sottolineato da quanto in fondo nel mix vada a finire la parte vocale di Robert. La jam di chiusura è praticamente una cacofonia heavy metal, con i ragazzi che buttano dentro tutto quello che hanno, mentre Robert ulula armonizzando con se stesso.
“Sick Again” è abbastanza violenta e combattiva da competere con qualsiasi pezzo del repertorio degli Zeppelin.
Domani scriveremo della storia dell’album “Physical Graffiti”.
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I testi sono tratti dal libro di Martin Popoff “Led Zeppelin. Tutti gli album – Tutte le canzoni”, pubblicato da Il Castello, per gentile concessione dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Physical Graffiti” e di tutti gli altri album dei Led Zeppelin.
