“Iodegradabile”, il nuovo disco di Willie Peyote: “Voglio far muovere il culo e anche il cervello”
Il tempo è galantuomo, ma anche tiranno. Lo sa bene Willie Peyote, 34 anni, che lo mette sotto i raggi x con rime dissacranti, intimiste e potenti come il montante di un pugile. “Iodegradabile”, il nuovo album del rapper torinese, in uscita venerdì, è ricco come con mai di suoni e contenuti.
Partiamo dal titolo “Iodegradabile”. Hai una scadenza?
È il primo disco in major (Virgin Records – Universal Music). Sono diventato commerciale, si vede proprio dalla copertina del disco: mi vendono come se fossi al supermercato. E sì, ho una scadenza. Come tutto quello che ci circonda. Il titolo richiama all’obsolescenza, che ormai non è solo degli elettrodomestici, ma anche degli esseri umani. Le canzoni, infatti, parlano di tempo. Tutto ha una fine, una data di scadenza. Finiscono le relazioni sociali, la musica dura sempre meno, le coppie scoppiano. I matrimoni dei nostri nonni duravano cinquant’anni perché non c’era Tinder. In alcune canzoni tocco anche il tema della morte, forse perché sto invecchiando.
Uno dei bersagli principali è il mondo dei social. Che cosa non sopporti?
Il numero dei like che prendiamo spesso è inversamente proporzionale al nostro stato d’animo. I social e il web hanno radicalmente modificato le nostre vite. Tutto deve essere sempre bellissimo, i dischi devono spaccare immediatamente, se non hai milioni di ascolti su Spotify non sei nessuno. Non ci diamo il tempo per interiorizzare nulla. È come se vivessimo in un grande market dove siamo sia i clienti che i venditori.
Tanto rap, ma anche tanta musica. È il tuo disco più suonato?
Ci sono tantissime influenze legate al rock inglese, ho lasciato più da parte l’anima black che ha contraddistinto i miei dischi precedenti per virare verso nuove direzioni. “Mango”, per esempio, è una canzone molto rap, attuale nelle sonorità, ma anche rock. Questo per dire che la musica fatta bene è fatta bene e stop. Anche la trap può generare suoni interessanti. Dal vivo questo disco sarà potente: farà muovere il culo e il cervello.
“Mostro” ha il testo più aggressivo e politico.
È riferito al governo “giallo-verde”. Il mondo va talmente tanto veloce che ho appena lanciato il pezzo, ma il governo è già crollato. Gli elettori, però, sono rimasti, il brano parla di loro e dei capri espiatori. Spesso ce la prendiamo con qualcuno perché abbiamo paura ad ammettere che a sbagliare siamo stati noi. È come quando si è attaccato Sfera Ebbasta, dopo i fatti di Corinaldo, demonizzando i suoi testi. C’è sempre bisogno di un nemico per celare gli errori personali o di altri.
Giuri che non faresti mai X Factor. In tanti poi si sono smentiti…
Non sono adatto a quelle situazioni. Ora come ora non potrei mai andare in un ambiente come quello, un Malgioglio qualsiasi riuscirebbe a fare più bella figura di me. Certo, arrivassero con una valigetta piena di soldi…. No, a parte gli scherzi: sono molto sicuro di quello che dico.
In “Mango” canti: “Io mi sento responsabile di quello che dico”.
Perché è così. Le parole hanno un peso e cerco sempre di dire la verità. E ho l’ambizione di parlare a sempre più persone, di allargare il pubblico. Non mi piace avere come interlocutori sempre gli stessi fan, diventerei autoreferenziale come una certa intellighenzia da salotto. Si cambia nel confronto. Per questo motivo l’album è diverso dai precedenti. “Mango” ricorda il grande artista che, poco prima di morire, uscendo dal palco, ha chiesto “scusa” perché doveva interrompere lo show. Un amore totale per il pubblico, un esempio.
Ti senti anche un cantautore?
Lavoro per esserlo. Voglio nobilitare il rap italiano. Spesso si dimentica che Kendrick Lamar, con il rap, ha vinto un Pulitzer, altro che “rap-genere banale” come alcuni affermano. Vorrei che questo disco interrogasse chi lo ascolta.
Hai più fiducia nel futuro o sei sempre “nichilista”?
Il disco ha due canzoni d’amore, un tema non proprio nelle mie corde: “La tua futura ex moglie” e “Semaforo”. Parlo di una storia finita, ma in cui ho riposto molti sogni e speranze. Alcune mattine mi alzo e vorrei che tutto finisse, ma poi mi dico: se non lottiamo per qualche cosa, che senso ha vivere? Credo in un domani migliore.
Tour:
14.02.2020 - NONANTOLA (MO) - VOX
15.02.2020 - PADOVA - HALL
20.02.2020 - VENARIA REALE (TO) - TEATRO DELLA CONCORDIA
21.02.2020 - VENARIA REALE (TO) - TEATRO DELLA CONCORDIA
27.02.2020 - NAPOLI - CASA DELLA MUSICA
28.02.2020 - MODUGNO (BA) - DEMODE’
04.03.2020 - MILANO - ALCATRAZ
07.03.2020 - BOLOGNA – ESTRAGON
08.03.2020 - BOLOGNA - ESTRAGON
12.03.2020 - ROMA - ATLANTICO
13.03.2020 - FIRENZE – TUSCANYHALL