Gli ultimi cinque anni di musica italiana, raccontati dai ragazzi di 'Spaghetti unplugged'

Tommaso Paradiso, Gazzelle, Motta, Galeffi, Viito, Mèsa e tanti altri: sono passati tutti da qui. Da casa della nuova scena romana a network che punta a scoprire emergenti di tutta Italia: "Spaghetti" diventa grande.

Gli ultimi cinque anni di musica italiana, raccontati dai ragazzi di 'Spaghetti unplugged'

"Spaghetti Unplugged" diventa grande. Il format che negli ultimi anni ha lanciato diversi protagonisti della scena romana (vedi Thegiornalisti, Gazzelle, Galeffi, Mèsa, Viito), dopo aver conquistato anche Milano (le serate all'Apollo, in zona Navigli, la scorsa stagione sono state un successo) ora sbarca anche a Bologna (al Cortile Café). Così come il nuovo cantautorato romano è riuscito ad imporsi su scala nazionale, anche "Spaghetti" esce fuori da Roma. E punta a diventare un network. In occasione del debutto della nuova stagione ospitiamo questo racconto degli organizzatori, Davide Dose e Gianmarco Dottori. Più sotto, anche piccoli contributi di Galeffi, dei Viito e di Mèsa.

Cominciò tutto nel 2013, in un locale di Pietralata, il Soul Kitchen, oggi chiuso. Conserviamo ancora certi video in cui Tommaso canta sul piccolissimo palco di quel club di periferia, tra Roma nord e Roma est. I Thegiornalisti avevano già pubblicato nel 2011 "Vol. 1" e poi "Vecchio". Qualche mese prima dell'uscita del loro primo album, Niccolò Contessa con "Il sorprendente album d'esordio de I Cani", il disco dei "Pariolini di diciott'anni", aveva ufficialmente aperto le danze dell'indie pop. A pensarci bene, Niccolò è l'unico che in tutti questi anni ha avuto ben poco a che fare con "Spaghetti". D'altronde, sono in pochi quelli che possono dire di conoscerlo. Di conoscerlo davvero, intentiamo: personalmente. Non è un mondano, è cosa nota a tutti. Forse per questione di carattere, anche. Siamo arrivati a pensare che Contessa sia come Liberato, che non esista (scherziamo). Ma torniamo a noi, a quel 2013, gli albori di un biennio irripetibile, quello compreso tra il 2014 e il 2016. "Glamour" de I Cani, "Fuoricampo" dei Thegiornalisti, "Mainstream" di Calcutta: il passaggio di testimone tra la vecchia generazione e la nuova generazione di cantautori. Un momento fondamentale della musica italiana degli ultimi anni. È successo tutto a Roma e noi, nel nostro piccolo, ne siamo stati testimoni.

Nel 2015 ci trasferimmo a San Lorenzo e trovammo casa tra le pareti di Marmo. Il primo "big" ad esibirsi sul palco del nostro format fu Riccardo Sinigallia: una sorta di collegamento tra la generazione degli anni '90 di vicolo del Fico, il Locale che lanciò Fabi, Silvestri, Gazzé e i Tiromancino, e la nuova generazione, che si stava facendo strada. Il fonico di quel concerto? Era Francesco Motta, appena arrivato a Roma dalla sua Toscana - archiviata l'esperienza con i Criminal Jokers, la sua precedente band - per studiare al Centro Sperimentale di Cinematografia di via Tuscolana. Poi l'incontro con Sinigallia, dunque l'album che di lì a poco avrebbe pubblicato come solista (prodotto proprio da Riccardo, che aveva già collaborato con Coez per "Non erano fiori"), "La fine dei vent'anni".

Gli anni dal 2015 ad oggi sono stati intensissimi, dal punto di vista delle proposte. Roma è stata centrale rispetto a un movimento non solo di artisti romani, ma di musica che girava nella Capitale: da Carl Brave e Franco126 ai Viito, passando per Gazzelle, Galeffi, Mèsa, Ultimo, Mox e tutti gli altri che si sono fatti strada in questi anni. La lista è davvero lunga. Molti di loro hanno mosso i loro primi passi proprio qui a "Spaghetti". E ci piace pensare di aver dato, con il nostro format, una casa a questi talenti della canzone: "Ci vediamo a Spaghetti". La forza di tutto questo sono state proprio loro, le canzoni: allontanandosi dal cantautorato più impegnato, politicizzato, questi nuovi autori si sono avvicinati al pop in maniera diversa. E la gente ha capito quello che stava succedendo, ha compreso la novità.

In questi quattro anni gli artisti romani hanno dettato la linea, creando i modelli di riferimento della nuova musica italiana. Noi abbiamo visto questa cosa nascere ed evolversi sotto ai nostri occhi. L'abbiamo vissuta in prima persona. Il concerto dei Thegiornalisti al Circo Massimo è stato il punto di arrivo di una generazione musicale partita dalla merda e arrivata a conquistare uno spazio del genere: la fine dell'indie. Lì ci siamo sentiti vecchi all'improvviso: "Quanto tempo è passato", ci siamo detti. Forse è durato tutto troppo poco. Ma ci sta. Si cambia, la passione diventa un lavoro e inizia a produrre un indotto economico. Ora intorno ai nuovi autori si muove una macchina decisamente più grossa.

Cosa succederà nei prossimi anni? Non lo sappiamo. Sappiamo però che la nostra sfida continuerà ad essere quella di tutelare l'originalità. E di cercare sempre e comunque di giocare all'interno della scena musicale il ruolo di quelli che danno spazio agli emergenti. È anche per questo che non smettiamo mai di intercettare le nuove tendenze musicali: due anni fa portammo sul nostro palco Pretty Solero. Ci sta. Il ventenne di oggi in streaming ascolta Gazzelle, Carl Brave, ma anche Sfera Ebbasta. Non ne facciamo una battaglia culturale. L'estetica indie ha preso piede, ma non è universale: ci sono anche realtà legate al cantautorato più classico o sperimentale, l'urban, il rap, la trap. Noi, a "Spaghetti", cerchiamo di mettere tutto insieme dentro un unico calderone. Al centro ci sono le canzoni ed è questa la vera differenza rispetto ad altri format: l'inclusività.

Oggi che il cantautorato romano è diventato il nuovo pop nazionale a noi è sembrato limitante continuare a concentrare la nostra attenzione solamente su Roma. In questi anni abbiamo ricevuto tanti inviti. Così lo scorso gennaio abbiamo portato il nostro format anche a Milano, all'Apollo, in zona Navigli. È andata bene. Ci avevano suggerito di fare un tentativo anche su Bologna, una casa importante del cantautorato e di un certo tipo di musica. La scena bolognese oggi è più viva che mai, e "Spaghetti" arriva anche a Bologna. La novità di questa stagione è che il nostro diventa un format diffuso su tre città. L'idea è quella di creare un network: vogliamo scovare artisti emergenti, metterli in contatto con realtà importanti di booking e management, come abbiamo già fatto a Roma. Una serata come quella di "Spaghetti" rappresenta non solo un punto di riferimento per i musicisti, ma anche per gli appassionati: è una comunity vera e propria, una piazzetta reale contrapposta agli spazi digitali.

"Ci vediamo a Spaghetti", allora.


Galeffi:
"A 'Spaghetti' ho suonato per la prima volta alcune delle canzoni contenute nel mio album 'Scudetto', quando erano ancora semplici demo. Era la primavera del 2016. Fin da subito mi sono accorto che stava succedendo qualcosa: eravamo nella fase iniziale di questo mondo indie del cazzo. 'Spaghetti' è un contenitore di proposte, di stimoli. Ed è utile, perché quando uno scrive canzoni poi ha bisogno di confrontarsi con altri. È una sorta di caffè letterario per cantautori, che ti aiuta ad emergere. E poi succedono sempre situazioni divertenti, lì".

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Mèsa:
"Sono passati quattro anni, ormai, da quando ho messo per la prima volta piede a 'Spaghetti'. È stato su quel palco che mi sono esibita con i pezzi di questo progetto, anche se ancora non mi chiamavo Mèsa. Era estate. Due o tre canzoni suonate lì poi sono finite nel mio primo disco. Poi certo, negli anni ci sono tornata. Anche quando non dovevo esibirmi. 'Spaghetti' è un punto di ritrovo. Oggi quando i più giovani mi chiedono consigli su dove andare a suonare gli rispondo subito: 'Spaghetti'".

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Viito:
"Noi siamo nati e cresciuti a 'Spaghetti'. La prima cosa che abbiamo fatto una volta usciti dalla stanzetta dove avevamo scritto le nostre canzoni è stata andare proprio a suonare lì, chitarra e voce. A 'Spaghetti' capisci subito se c'è un feeling reale tra la canzone e il pubblico. Se fino a qualche anno fa per arrivare al pubblico dovevi prima raggiungere certi obiettivi, come i discografici, idee come 'Spaghetti' hanno permesso di abbattere questo passaggio, facendo arrivare le canzoni direttamente al pubblico".

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