Cinque inediti di Jeff Buckley cantati da The Niro: “ho trovato la pace”
Chi ama Jeff Buckley, quando si trova davanti a cover o a nuove interpretazioni del genio risucchiato dalle acque del Wolf River all’età di trent’anni, si sente spesso, giustamente, pugnalato al cuore. “The complete Jeff Buckley & Gary Lucas songbook”, il nuovo album del cantautore romano The Niro, invece, contro ogni pronostico, ha il potere di tenere a bada fantasmi ingombranti e di aprire un tesoro: cinque brani mai registrati, scritti da Buckley e Lucas, trovano spazio nel disco, regalando visioni e pensieri del grande cantautore americano. I pezzi sono “No one must find you here”, “Story without words”, “In the cantina”, “Distortion” e “Bluebird blues”.
“In passato mi è stato chiesto di partecipare a tributi a Buckley perché mi è stata riconosciuta una sorta di somiglianza vocale, ma ho sempre rifiutato – racconta The Niro – per prima cosa perché di operazioni “raschia barile” su Buckley ce sono già state troppe e poi perché, nonostante ne riconosca la grandezza, non l’ho mai avuto come punto di riferimento. Con questi accostamenti pesanti poi, con il tempo, sono riuscito a fare i conti, e quando ho ascoltato gli inediti che mi ha mandato Lucas, rimanendo senza fiato, mi sono convinto a sposare il progetto”.
Il lavoro è composto, nella sua completezza, da dodici canzoni in cui Davide Combusti, questo il vero nome di The Niro, canta e suona insieme allo stesso Lucas, che con Buckley tra le altre ha composto le storiche “Grace” e “Mojo Pin” (riproposte anche nel disco), accompagnati da Phil Spalding, bassista che ha collaborato con Mick Jagger ed Elton John, Maurizio Mariani, altro bassista, Puccio Panettieri alla batteria e Mattia Boschi al violoncello. Il produttore artistico è Francesco Arpino, la produzione esecutiva di Pierre Ruiz, per l’etichetta discografica Esordisco.
“Lucas mi ha contattato attraverso amicizie comuni, proponendomi questa idea – ricorda Combusti – mi ha raccontato come ha conosciuto Jeff, in occasione di un tributo al padre Tim Buckley, della loro scrittura insieme, della separazione e dell’addio ai Gods and Monsters da parte di Jeff. Gary Lucas è una persona che ha sofferto, non è mai riuscito a ricucire il rapporto con Buckley. Quello che mi ha convinto ad aderire al progetto sono stati gli inediti: si trova qualche video, qualche registrazione rubata, ma mai sono stati eseguiti con tutti i crismi. Sono canzoni meravigliose in cui Buckley racconta i suoi problemi relazionali con l’altro sesso e lo spettro di un padre, mai veramente conosciuto, aleggia sopra la musica. Lavorare con Lucas su queste e altre canzoni di Jeff è stato come abbracciare un pezzo di storia”. L’obiettivo numero uno? Non cadere nella trappola “carta-carbone”. “Tentare di copiare Buckley sarebbe stato un errore clamoroso perché non è possibile, abbiamo sudato sugli arrangiamenti – confida The Niro – solo un aspetto, fondamentale, ho cercato di seguire: la sua emotività. Anche io ho diversi problemi relazionali e ho ricostruito il rapporto con mio padre solo recentemente, per questo sono riuscito, in qualche modo, a fare miei quei pezzi straordinari. Mi hanno aiutato a fare pace con tanti aspetti della mia vita”.
(Claudio Cabona)