Chi era Daniel Johnston, l'outsider che stregò i grandi del rock alternativo

Il cantautore, musicista e pittore ha influenzato le star più rilevanti degli ultimi tre decenni, da Kurt Cobain a Tom Waits e Beck: dagli esordi sulla scena di Austin al monumentale tributo 'Discovered Covered'

Chi era Daniel Johnston, l'outsider che stregò i grandi del rock alternativo

Vuole la leggenda che i primi passi da musicista li abbiamo mossi nel McDonald's di Austin dove lavorava nei primi anni Ottanta, regalando cassette registrare - in modo del tutto casalingo - ai clienti interessati. Daniel Johnston è diventato l'eroe della scena diy e lo-fi anni Novanta in modo che più naturale non si potrebbe, ovvero assecondando la sua natura: per l'artista scomparso ieri all'età di 58 anni "spontaneità" non era un atteggiamento o una disposizione, ma un'assoluta esigenza.

La Austin dei primi anni Ottanta, città sempre attenta ai fenomeni sotterranei, è stata il trampolino di lancio ideale per Johnston: il passaparola e il conseguente hype creatasi attorno ai suoi show lo fecero rapidamente diventare un caso, portandolo nell''88 a New York a registrare il suo primo album da professionista, "1990". La sua particolare condizione - Johnston era affetto da schizofrenia e disturbo bipolare - lo costrinse ad assecondare i suoi ritmi, sia in studio che su palco, ma l'ammirazione di Kurt Cobain, che era solito indossare in occasione di apparizioni la t-shirt con l'artwork di copertina del suo "Hi, How Are You?" (quello che vedete nell'immagine qui sopra), lo costrinse a far fronte a una fama difficile da gestire: nel '95 Lou Barlow, già nei Dinosaur Jr all'epoca impegnato nel suo progetto lo-fi Flok Implosion lo coinvolge nella colonna sonora del controverso film di Larry Clark "Kids", nel quale vengono inserite due suoi brani.

La sua fama, in un primo momento ristretta all'ambiente indie/lo-fi, si amplia: nel 2004 figure di primissimo piano sul panorama della musica d'autore americana uniscono le forze per realizzare "The Late Great Daniel Johnston: Discovered Covered", un colossale doppio album tributo che ha visto artisti del calibro di Tom Waits, Beck, Eels, Bright Eyes, Calvin Johnson (già mente dei Beat Happening e padre della scena di Olympia), Mercury Rev e Flaming Lips rileggere brani estratti dal suo repertorio.

Johnston, dal canto suo, resta impegnato in un fitto calendario di eventi dal vivo, tenendo alta su di sé l'attenzione della stampa e non solo: nel 2008 suo fratello (e manager) Dick fa sapere che la Converse gli avrebbe proposto un contratto di collaborazione - che poi, di fatto, non si concretizzerà - per la realizzazione di una linea di capi personalizzata con i suoi disegni. Sì, perché accanto alla carreria musicale il primo decennio del nuovo millennio vede Johnston affermarsi anche come artista figurativo, con mostre personali ospitate da alcuni delle gallerie più prestigiose di Londra (la Aquarium Gallery) e New York (la Clementine Gallery). Se ne accorgerà anche la Supreme, noto marchio di streetwear, che utilizzerà qualche anno dopo le sue grafiche per i propri capi.

A cavallo tra i primi due decenni del 2000 l'artista pubblica due album - "Is and Always Was" del 2009 e "Space Ducks" del 2012, quest'ultimo spedito sui mercati in concomitanza con il libro illustrato "Space Ducks – An Infinite Comic Book of Musical Greatness", presentato nientemeno che al prestigioso festival texano South by Southwest di Austin: i tributi continuano a piovere - tra gli altri, il libro fotografico "DANIEL JOHNSTON: here" e il cortometraggio del 2015 "Hi, How Are You Daniel Johnston?", prodotto da Lana Del Rey - ma l'artista è stanco, e nel 2017 annuncia il suo ritiro dalle scene live, suggellato da un tour di cinque date negli USA le ultime due delle quali con i Built to Spill a fargli da backing band.

Il resto, come si dice, è storia: ormai assurto a leggenda, in occasione della sua scomparsa Johnston è stato omaggiato dal gotha dell'indie a stelle e strisce - tra gli altri, Beck, Zola Jesus, Bob Nastanovich dei Pavement e Mountain Goats (si vedano i tweet sotto) - e dall'italiana 42 Records, che fornì all'artista la backing band - composta da Fabrizio Cammarata alla chitarra acustica, Fabio Rizzo all’elettrica, Marcello Newman alle tastiere, Strueia alla batteria e Niccoló Contessa al basso.

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