Credits: Marina Mazzoli / Concessione in uso a Rockol
Non è frettolosa, Tanita Tikaram, neanche nella vita di tutti i giorni: quando la incontriamo, nella solita hall del solito albergo milanese, la voce resa celebre da "Twist in my sobriety" è pacifica, solare, assolutamente tranquilla, a differenza di molte altre popstar che accusano quello che in gergo viene chiamato "stress da promozione". A ben sette anni dalla sua ultima fatica in studio ("The cappuccino songs", 1998), l'ex bambina prodigio che seppe ammaliare con le proprie capacità vocali stelle di prima grandezza come Madonna e Billy Corgan è tornata sulla ribalta discografica, con un disco - "Sentimental" - dalle atmosfere estramente "smooth" e raffinate. "Non mi sono mai posta il problema dei tempi", ci confessa Tanita: "Mi considero una songwriter, e per avere canzoni valide ho preferito aspettare e non forzare l'ispirazione. Il risultato mi soddisfa molto: rispetto ai miei dischi precendenti, sono riuscita ad impiegare la voce - che da sempre è la mia "arma migliore" - in modi nuovi, che non ricalcassero le soluzioni adottate nei precedenti lavori". "Sentimental", bisogna ricordare, non ha avuto una gestazione estremamente semplice. "Quando ho iniziato a pensare a come registrare le canzoni mi sono messa al lavoro con i software di editing digitale oggi più diffusi. Una comodità, certo, che però mi lasciava perplessa: sentivo che ai brani mancava qualcosa, così ho deciso di ricominciare da capo e di gettare le basi di un disco 'suonato'. Questa soluzione, alla fine, si è rivelata vincente". Vincente ma anche complicata, come fa notare la stessa Tikaram: "Il disco è stato registrato tra Londra e Bologna: è stato molto importante, per me, lavorare con musicisti coi quali esistesse un certo feeling. Poi l'internazionalità, in fin dei conti, mi è sempre stata familiare". Un disco "suonato", quindi, diretto e senza fronzoli. "Assolutamente sì", conferma Tanita: "Ho puntato tutto sui pezzi, e mentre prima usavo la mia voce come strumento per aprirmi la strada all'attenzione del pubblico, in questa occasione ho preferito confezionare un album che suonasse più come una band che come il disco di un'autrice. Solo così sono riuscita ad ottenere quel calore e quell'immediatezza che cercavo". Ed in effetti, per impronta ed atmosfere, "Sentimental" non si discosta molto da quei lavori che, specie negli ultimi tempi, sfruttando echi del jazz più fruibile sono riusciti a scalare le chart. C'è forse qualche connessione con le voci femminili più chiacchierate del momento? "Non direi. Con tutto il rispetto per le mie colleghe (delle quali, prudentemente, non citerà mai per nome) non credo di aver molto in comune con loro. In genere non apprezzo chi usa uno stile - il jazz, in questo caso - per mascherare debolezze nel songwriting e nell'interpretazione. Con questo non voglio togliere meriti a nessuno, ma diffido dell''hype' mediatico che circonda certi fenomeni. A me piace andare dritta al sodo, come artista. Prendete Paolo Conte, per esempio: le sue canzoni sono bellissime. Il fatto che poi siano state arrangiate in chiave jazz è un dettaglio. Importante, certo, ma destinato a rimanere tale". E per quanto riguarda una possibile apparizione sui palcoscenici italiani? "Mi piacerebbe moltissimo portare 'Sentimental' dal vivo nel vostro paese. Parte della band è italiana e sarebbe un'esperienza importante. Per ora stiamo valutando alcune opportunità: staremo a vedere...".
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