Moby: 'Spotify? Una macchina della nostalgia'
Intervistato da Bill Maher nell'ambito delle operazioni promozionali collegate alla pubblicazione della sua seconda autobiografia, "Then It Fell Apart" - la prima, "Porcelain: A Memoir", fu consegnata ai negozi nel 2016 - Moby ha spiegato perché, nonostante le piattaforme di streaming offrano in tutta comodità praticamente l'intera produzione musicale mondiale aggiornata alle ultimissime uscite, Spotify e gli altri servizi digitali non rappresentino, per il cantante, polistrumentista, Dj e produttore newyorchese, il mezzo ideale per conoscere nuovi artisti.
"Ho Spotify sul mio cellulare: la prima volta che l'ho provato mi sono detto 'Wow, ho a disposizione tutta questa nuova musica!', ma immediatamente dopo ho iniziato a usarlo come una macchina della nostalgia", ha spiegato Richard Melville Hall, classe 1965: "In pratica, adesso, Spotify è la mia playlist di quando andavo alle superiori. Il mio gusto musicale è fermo al 1984, quindi della nuova musica penso che sì, può essere anche bella, ma non può competere coi Clash, i Public Enemy, John Lennon, Neil Young eccetera".
Nel corso del colloqui con Maher l'artista ha anche spiegato le ragioni del suo eclettismo: "All'inizio io volevo fare il cantante", ha raccontato Moby, "Volevo essere come Bono e David Bowie, ma la mia voce è veramente mediocre, così - per compensare questa mancanza - ho imparato a suonare diversi strumenti e a fare il Dj e il produttore".
"Sono nato molto povero, in una famiglia molto problematica e disfunzionale e ho pensato che la fama potesse guarire tutto", ha raccontato l'artista, che ha confermato di aver definitivamente abbandonato lo spirito di vita sregolato restando sobrio da più di dieci anni a questa parte: "Per un po' ha funzionato: prendevo droghe, facevo sesso con estranei... Ma ho capito che era uno stile di vita non sostenibile".