NEWS   |   Pop/Rock / 09/05/2019

Richey Edwards potrebbe aver pianificato la sua sparizione.

Un Libro biografico riapre il caso dell’ex Manic Street Preachers, scomparso nel nulla nel 1995. Ecco cosa racconta “Withdrawn Traces: Searching For The Truth About Richey Manic”.

Richey Edwards potrebbe aver pianificato la sua sparizione.

Il primo febbraio del 1995, mesi dopo aver largamente contribuito alla realizzazione di “The Holy Bible”, capolavoro indiscusso dei Manic Street Preachers (“il loro Guernica”, come gli autori del libro, Leon Noakes e Sara Hawys Roberts, definiscono autorevolmente), il ventisettenne Richey James Edwards, detto Richey Manic, scompare enigmaticamente nel nulla più assoluto.   Oggi, dopo anni di buio totale e una sequela di avvistamenti per lo più dubbiosi in località quali Newport, Goa o Lanzarote, il problematico artista gallese resta ancora ufficialmente una missing person. Anche se in realtà, e di ciò si dice certa la sorella Rachel, unica superstite della famiglia Edwards, qualcuno, da qualche parte, deve conoscere la verità. 

Nel giorno che precede la sua scomparsa, il 31 di gennaio, Richey e il suo compagno di band, James Dean Bradfield, entrano all’hotel Embassy di Londra, disponendosi in camere separate. L’indomani hanno in programma un lungo viaggio per gli Stati Uniti, dovendosi impiegare per un tour promozionale al fine di presentare il loro ultimo album a un pubblico, quello americano, che della musica dei Manics non si è mai veramente infatuato. Richey, come verrà in seguito attestato, non è per nulla sedotto dall’idea di affrontare quel viaggio. Nonostante qualche margine di miglioramento, infatti, la sua è una storia personale impregnata di fattori allarmanti quali depressione, automutilazione, insonnia, mancanza di appetito e altri disturbi, tra cui quello della personalità borderline, da poco diagnosticatogli. 

Pur avendo archiviato il problema dell’alcol, attraverso un percorso riabilitativo affrontato all’interno di una famosa clinica londinese, la Priory, egli non può certo dirsi in forma.  Qualche settimana prima, rasatosi a zero per commemorare il recente trapasso del suo cane Snoopy, si era recato agli uffici della Sony, la casa discografica dei Manics, con indosso un pigiama da deportato e un paio di pantofole ai piedi. Una scena che rimanda a quel triste episodio in cui un gonfio e instabile Syd Barrett si era presentato agli studi di Abbey Road senza capelli né sopracciglia, lasciando sbigottiti i suoi ex compagni di band, in quel momento impegnati nelle sessioni di “Wish You Were Here”. 
Resta da capire, dunque, come avessero potuto pensare i Manic Street Preachers, e così il loro management Hall or Nothing, di spedire Richey in America sapendolo in quello stato mentale. “Sembrava in pace con se stesso. Sembrava stesse abbastanza bene”, riflette oggi un tantino ambiguamente il batterista Sean Moore. 

La Perfetta Sparizione
“Withdrawn Traces” presenta ai lettori un aggiornamento importante circa l’orario della dipartita di Edwards. Un addetto alla reception dell’hotel sosteneva, all’epoca dei fatti, di aver visto Richey uscire dall’albergo alle 7 del mattino di quel gelido primo febbraio. Ad un esame più accurato, tuttavia, si suppone che dovesse aver lasciato la stanza dell’Embassy nelle primissime ore del giorno, per poi recuperare l’auto  - una Vauxhall Cavalier color argento, messa a disposizione per la band dalla casa discografica - e dirigersi, così si presume, verso il suo appartamento di Cardiff. 

Il giorno dopo, alcuni suoi effetti personali, chiavi di casa e passaporto compresi, vengono fatti ritrovare sulla sua scrivania accanto a una ricevuta di un casello autostradale datato 1 Febbraio e arrecante l’orario ‘2.55’. Sino ad ora, l’orario indicato era stato attribuito alla fascia pomeridiana del giorno, ovvero 2.55 “pm”, com’è nello stile britannico. Si apprende invece che atterrebbe alla fascia mattutina, e quindi 2.55 “am”. C’è da chiedersi, a questo punto, se sia stato veramente Edwards a guidare l’auto fino a casa sua e a depositare all’interno quegli oggetti o se, diversamente, lo abbia fatto qualcun altro in sua vece, magari una persona fidata implicata in un suo possibile piano di fuga. 

Una decina di giorni più tardi, la Vauxhall Cavalier viene rintracciata, con la batteria scarica, nei pressi del Severn Bridge, anche noto per essere una sorta di “ponte dei suicidi”. Il tutto porterebbe a una morte intenzionale da parte dello stesso Edwards (ancora oggi, una buona fetta dell’opinione pubblica verte su questa ipotesi), se non fosse che un'indagine più ravvicinata delle sue azioni nelle settimane e nei mesi che ne precedono la scomparsa contrasterebbe di gran lunga con questa veloce supposizione. Nel suo ultimo periodo, Richey aveva sviluppato un’autentica ossessione per la “perfetta sparizione”, e addentrandosi nelle pagine del libro si apprende che il nostro nutriva, sin dai giorni dell’adolescenza, una considerevole fascinazione per certi scrittori, artisti o personaggi politici nel cui percorso si erano verificati circostanze di sparizione, di esilio oppure di reclusione, come nel caso di J. D. Salinger, citato spesso da Edwards. 

In merito alla sparizione del fratello, comunque sia, Rachel Edwards ha sempre lamentato una scarsa collaborazione da parte delle autorità coinvolte nelle indagini. Segni evidenti di una certa approssimazione investigativa, a questo proposito, sono individuabili nella mancata esamina degli oggetti rinvenuti all’interno della Vauxhall Cavalier, fatta sgomberare in fretta e furia per poi essere consegnata alla famiglia Edwards.
Stando al libro, molte verità su Richey e sul suo esito finale andrebbero rintracciate in molti scritti dei suoi autori preferiti, da Conrad (da cui l’ossessione di Edwards per il film “Apocalypse Now”, basato sul romanzo “Cuore di Tenebra”) a Nietzsche, a Rimbaud, fino ad arrivare a Yeats e a M. Ageyev, oscuro romanziere russo scomparso nel nulla dopo aver realizzato, negli anni Trenta, una complessa opera letteraria a titolo “Romanzo con Cocaina”. In maniera un po’ forzata e arbitraria, gli autori di “Withdrawn Traces” focalizzano l’attenzione anche sui testi approntati dallo stesso Edwards, in particolare quelli di “The Holy Bible”, in quanto indicativi di un progetto ben delineato dallo stesso circa un cambiamento di rotta. 
Lascia invece piuttosto interdetti l’ipotesi, sostenuta da molti e osservata in modo serioso anche dalla stessa Rachel Edwards, che Richey possa oggi trovarsi in un kibbutz. La storia gira da diverso tempo e nascerebbe dal fatto che l’artista avesse espresso l’idea, nei giorni che ne precedono la sparizione, di recarsi in Israele. Un indizio di ciò sarebbe apparso anche nel soggetto di un suo ultimo tatuaggio, ispirato ai cerchi dell’Inferno di Dante e in cui compariva il termine ‘Israel’.

Nonostante le molte aspettative da parte degli estimatori del culto di Richey, questo libro (disponibile in lingua su Amazon) non svela in definitiva nessun vero colpo di scena. Piuttosto, grazie all’enorme contributo di Rachel nel dotare gli autori di una mole di materiale - fin troppo privato - appartenuto al fratello e mai reso noto prima (stralci di lettere, comprese quelle indirizzate alla pseudo-fidanzata Jo, fotografie, annotazioni e altri cimeli cartacei), essi sono stati in grado di aprire nuovi e possibili scenari ponendo in essere diversi spunti interessanti, senza tuttavia riuscire a darsi nessuna risposta. Richey potrebbe sì avere avuto una personalità borderline, ma forse tutta la sua vita non era altro che un’orchestrazione pianificata con cura dallo stesso. Forse si è suicidato gettandosi dal ponte del Severn, ma potrebbe essere stato addirittura assassinato. Per quest’ultima ipotesi, nello specifico, si fa riferimento a un episodio relativo a degli spacciatori di marijuana coi quali Richey avrebbe avuto dei contrasti. A quanto sembra, nel suo ultimo periodo Edwards era diventato un consumatore abituale della sostanza, da lui utilizzata per colmare gli stati d’ansia e di angoscia.

Il testo fa anche riferimento a un altro nuovo possibile avvistamento avvenuto sul Severn Bridge, avente come riferimento un tale che, in anni recenti, ha giurato a Rachel Edwards di aver visto il di lei fratello incamminarsi in solitudine lungo il ponte, nel periodo immediatamente successivo alla scomparsa. Nell’accorgersi bruscamente della presenza dell’uomo, Richey avrebbe assunto un’espressione di totale turbamento. Non si capisce come mai il testimone in questione non si fosse fatto avanti a tempo debito. Stranezze.

Meno mitologico è il resoconto relativo al rapporto terminale, divenuto ormai conflittuale, tra Richey e il resto dei Manics. Il primo, il quale si sentiva ormai un peso per la band, avrebbe voluto continuare a esplorare lo stile di “The Holy Bible”, producendo qualcosa di ancora più pesante a metà strada tra “i Pantera, i Nine Inch Nails e Screamadelica [l’album più popolare dei Primal Scream]”. I secondi, diversamente, avrebbero volentieri virato su uno stile più orecchiabile, un proposito di lì a breve riverito con l’album della definitiva consacrazione commerciale, “Everything Must Go”. 
In fondo in fondo, spiega Rachel Edwards, è corretto sostenere che i Manics non si siano mai mobilitati troppo per scoprire che fine avesse fatto il loro ex compagno. Bisognerebbe forse ricordare a Nicky Wire, James Dean Bradfield e Sean Moore che se non fosse stato per la dedizione impiegata su più fronti da Richey nel mettere in evidenza il gruppo, costoro una carriera non l’avrebbero probabilmente nemmeno cominciata. Basti pensare che la Sony si fece avanti solamente nei giorni successivi al famigerato episodio in cui Edwards si incise con una lametta la famosa frase “4 Real” sul suo avambraccio destro, davanti agli occhi sconvolti del giornalista Steve Lamacq, reo, quest’ultimo, di aver messo in dubbio l’autenticità della band.
Vi è però un ultimo arcano che, in definitiva, andrebbe indagato con maggiore impeto: chi è Vivian, la donna misteriosa che si presentò nella stanza d’albergo di Richey, la sera del 31 gennaio e alla quale egli avrebbe cercato di donare più volte il suo passaporto, adducendo al fatto che “non ne avrebbe avuto più bisogno”? 

(Simöne Gall)

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