Il ritorno di "Architettura Sussurrante": parlano Maurizio Marsico e Luca Majer

Ristampato un prezioso documento discografico del 1983. Rockol ospita in esclusiva i ricordi di due dei protagonisti del progetto.

Il ritorno di "Architettura Sussurrante": parlano Maurizio Marsico e Luca Majer

E' stata pubblicata nei giorni scorsi una riedizione di "Architettura Sussurrante", un esperimento musicale di Alessandro Mendini, architetto e designer milanese scomparso nello scorso mese di febbraio. Curata da Industrie Discografiche Lacerba, distribuita da Audioglobe, la riedizione si articola in 300 copie di vinile trasparente, CD e download, e ripropone la tracklist dell'album originale, pubblicato in sole 2000 copie nel 1983 dall'etichetta Ariston (quella dei Matia Bazar, che infatti parteciparono alla realizzazione del disco). La copertina è una rielaborazione digitale della copertina originale, messa "a fuoco" dallo studio newyorkese Anti-B Design.

Ecco come Mendini presentava il progetto nelle note di copertina:


 “(…) quando chiudiamo gli occhi e cerchiamo di percepire l’architettura in maniera piú totale, piú antropologica che geometrica, ecco l’odore, il tatto, il calore, il buio dell’architettura. (…) Se poi avviciniamo l’orecchio alle mura di una stanza, esse ci parlano, ci dicono il loro messaggio, la loro architettura sussurrante, la nenia accumulata dalle generazioni che fra quelle mura hanno avuto vita e morte, gioia e dolore. Questo è il senso della raccolta di canzoni, dizioni e rumori di questo disco: di essere cioè il suono 'elemento costitutivo', 'decoro auditivo' di progetti e architetture, di essere la componente sonora di esperienze architettoniche complesse."

Ecco la tracklist:
A
-Matia Bazar | Casa Mia
-Maurizio Marsico | Arredo Vestitivo (Scratch Version)
-Alchimia | Non Lo So
-Luca D. Mayer | Un Milione Di Domani (Taylor Negron's Bad Jokes Disturbing Hannigan's Wake)
-Alessandro Mendini | Architettura Sussurrante (I)

B
-Alessandro Mendini | Architettura Sussurrante (II)
-Magazzini Criminali | Manifesto Degli Addio (Atlantide)
-Marco Di castri, Daniele Vineis | Musica Per Ambienti Di Transito
-Alessandro Mendini | Architettura Sussurrante (III)

E' chiaro che si parla qui di musica di sperimentazione, e che i riferimenti sono alla Musique d'Ameublement di Erik Satie e alla ambient music di Brian Eno; è anche altrettanto chiaro che "Architettura Sussurrante" era, ed è, un lavoro originale, curioso, innovativo e senza ambizioni commerciali.

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Rockol ha chiesto a due dei protagonisti del disco, Maurizio Marsico e Luca Majer, un ricordo personale di quell'esperienza. Trovate i loro contributi qui di seguito.

Un giorno attraverso il mio amico Mauro Panzeri, ai tempi art-director di Modo, l'architetto Alessandro Mendini mi fece sapere che mi voleva
conoscere per coinvolgermi in un progetto. Premetto che nel 1982 avevo già alle spalle il primo disco di MONOFONIC ORCHESTRA dal titolo (guarda un po') MUSIC DESIGN, avevo già partecipato alla celebre settimana della performance curata da Francesca Alinovi, dove dividevo il cartellone, ad esempio, con Luigi Ontani e Orlan, oltre ad essere considerato a pieno titolo il braccio musicalmente armato della banda Frigidaire, con il mio dischetto omaggio tirato in 100mila copie (centomila!), e poi allegato al numero di gennaio 1982 e poi progetti e concerti e di tutto e di più in corso d'opera tra Milano, Parigi e New York. Dico questo solo per collocare la natura della nostra collaborazione nell'esatta prospettiva in cui nacque: non cercai io Alessandro Mendini, fu Alessandro Mendini a cercare me. Non è una semplificazione e nemmeno un dettaglio da poco. Probabilmente da ciò che aveva saputo attraverso i suoi collaboratori dello Studio Alchimia (come Sandro Guerriero, Bruno Gregori, Arturo Reboldi e lo stesso Panzeri), aveva individuato in me ma soprattutto nei miei lavori una sorta di affinità culturale e artistica ed era interessato ad approfondirne i contenuti e l'eventuale presenza o assenza di feeling. Andai così, probabilmente con grande curiosità, all'incontro che risultò alla fine assai piacevole e che si svolse
nella sede dello Studio Alchimia a Milano, dalle parti di Piazzale Lodi. Con la consueta spavalderia che all'epoca mi contraddistingueva (e che a tutt'oggi non mi ha ancora abbandonato) mi recai nell'antro dell'alchimista. Dopo brevi e assai cortesi convenevoli, Mendini passo subito ad illustrarmi l'idea: "Vedi Maurizio", mi disse passandomi alcunischizzi, "pensavo ad una cosa tipo questa, come in una sfilata di moda, dove gli abiti fossero dei complementi d'arredo e/o dei veri e propri moduli abitativi come dire arredi vestitivi oppure vestiti arredativi,  tu potresti pensare ad esempio ad una musica ad hoc da fare allapresentazione che mi piacerebbe fosse da Fiorucci in galleria Passerella, qualcosa tra l'ambientale e il fashion show". Devo dire che l'idea mi piacque immediatamente e quindi rilanciai: "Da Fiorucci, figata, allora perché non facciamo che io suono dal vivo all'interno del negozio, magari in vetrina, insieme alle modelle, diciamo solo con chitarra elettrica in overdrive e batteria elettronica e all'interno teniamo unicamente le spie, mentre fuori su Piazza San Babila spariamo la musica a manetta a migliaia di watt tipo Woodstock, tanto per scompigliare un po' i capelli alle perbeniste e ai perbenisti del Quadrilatero? Poi magari nei giorni successivi alla presentazione mettiamo in loop le registrazioni della performance. Che
dici? Pensi si possa fare?". Mendini sorrise sornione: "Sentiamo cosa ne pensa Elio e poi ti dico". Fiorucci ovviamente gradì (figuriamoci) e quindi la cosa si fece come da programma. Quello che non avevamo preventivato né Mendini né io, ne nessun altro fu la soglia di resistenza delle suddette modelline americane, e che quindi il giorno del vernissage, vuoi per il peso degli abiti-libreria, attaccapanni & co., vuoi per la musica estrema e a livelli di volume estremo, iniziassero a soccombere una ad una come pere cotte, alcune svenendo, alcune imprecando in incomprensibili slang del Minnesota o
del Wyoming e alcune mollando il mobile in vetrina d'amblé come in una piece post-moderna ad alto contenuto situazionista. In una parola: un trionfo. Quando si ventilò poi l'ipotesi dell'album "Architettura Sussurrante", Mendini mi chiese di adattare la performance all'edizione discografica, ne parlammo e gli proposi di lasciare quella musica all'unicità di quel momento e che invece avrei realizzato un brano ironico basato proprio su quella esperienza. Nacque così "Arredo Vestitivo (Scratch Version)" nella versione contenuta sul disco con un piano elettrico interlocutorio, la 808 prima della grande abbuffata degli anni a venire, i beffardi coretti di Cristina (dei Ciao Fellini): let it rock, let it rock, let it rock around the cock e solo il riverbero di quella
famosa chitarra, come un lontano ricordo.

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Tra le note di colore di quelle registrazioni ci fu anche la visita a sorpresa di Tullio De Piscopo, amico del proprietario dello studio, mentre stavamo mixando e pazziando mi guardò in faccia e in un monologo, in un napoletano che al confronto quello di "Gomorra" è da accademici della crusca, mi fece
molto affettuosamente capire che ero davvero, ma davvero, fuori di testa. In "Architettura Sussurrante" partecipo anche in qualità di vibrafonista all'unico autentico brano accreditato ad Alchimia. Come dire: blasoni conquistati sul campo, di cui è giusto farsi onore.
Nel corso degli anni poi ci furono altri incontri e collaborazioni bi e trilaterali con Mendini anche attraverso Cinzia Ruggeri e Marco Poma di Metamorphosi (realizzai ad esempio tutte le musiche per i video del Museo di Goeringer), ma queste furono altre storie, altre avventure, altri me.

Maurizio Marsico

 

Finì con la prima, il 14 febbraio 1983, a "casa di Ambrogio" in via Tadino nella casbah di porta Venezia a Milano: "Un milione di domani". Un lavoro teatrale scritto da Michelangelo Coviello, con Magda Guerriero e la nipote di Guido Gozzano come attrici, e con la regia di Antonio Sixty dell'Out-Off. I video erano di Occhiomagico, i costumi di Cinzia Ruggeri, le scene di Mendini con Studio Alchimia (varie stanze di questa casa addobbate da diversi designer) e - gasp! - mie erano le musiche. Non ricordo molto della serata, ma c'era Antonella Ruggiero che era la subdued bomba sexy che conosciamo. L'ambiente era inebriantemente da Milano da Bere. L'unico cimelio che mi è rimasto è la fotocopia di una "Stanza femminile fatuamente aerea" e uno schizzo a mano che direi essere di Mendini con le misure di questo vuoto bianco parallelepipedo di 470x480x310h. Fu un lavoro sulla condizione post-moderna.
Il pezzo l'avevo creato in parte attorno ad una cassetta di una mia tipa che era stata arancione, cioè quelli veri, di Rajneesh. E il nastro era Rajneesh che parlava calmamente, in qualche idioma indiano, con questa bellissima voce da incantatore di serpenti che aveva. Una meraviglia già da solo. Poiché erano gli inizi Ottanta e si mischiava tutto, lo usai con un loop di cetra di Laraaji sotto e qualche suono di chitarra senza attacco. Il loop l'avevo registrato facendolo letteralmente a mano e passandolo attraverso un Revox. Artigianato musicale. Al tempo non c'era il digitale, credo avessi un Tascam a cassette 4 piste e registrai l'uscita delle conga di una batteria Roland 808 attraverso un phaser e l'eco MXR così da creare queste stelle filanti sonore che accordavo, perché la 808 ha una rotellina con cui puoi fare una specie di talking drums ma si faceva tutto dal vivo, per così dire. La chitarra era una Gibson 355 Stereo, thin hollow-body, il basso un Boss programmabile e la tastiera era una bestiata Casio semi-giocattolo che però aveva dei timbri da harmonium ideali per quel pezzo. Il titolo del mio pezzo (con il cognome scritto con la y di york e non j di juventus) nella raccolta di "Architettura Sussurrante" era un omaggio a Taylor Negron, un attore comico di serie B (con un certo seguito in TV e dall'affascinante cognome leghista) ma era un mini-estratto di una suite creata per "Un Milione di domani" che durava in tutto circa 45'.  

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Senza parlare del mio frammento, la musica dell'LP (in primis il delizioso delirio di Mendini da muro-che-parla) è certamente ancora attuale. Per me è stata una piacevole sorpresa, ma l'idea di riproporre quel disco è certamente intelligente perché non credo all'epoca l'LP avesse avuto una grande diffusione (Mendini all'epoca non era il colosso che poi diventò) ma è un assai preciso documento di un certo ambiente milanese art-musicale d'inizio Ottanta che non durò molto e registrò ancora meno. Queste muscihe avevano un taglio diverso da quello (più rock) raccolto in "Matita Emostatica" più o meno negli stessi tempi e mille miglia lontano dalle compil della Bologna di Oderso Rubini, di poco precedenti, o di quell'esperimento (in fondo non riuscito) di "Rock '80" della Cramps, che vedevamo come una sorta di restaurazione di cose e suoni "vecchi".

Luca Majer

(Franco Zanetti ringrazia personalmente gli amici "dei bei tempi" Maurizio Marsico e Luca Majer per il loro generoso e prezioso contributo)

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