Izi e il nuovo album “Aletheia”, musica per non impazzire

Robe da matti: il rapper presenta il disco in una specie di laboratorio, fra urla angoscianti e strane medicine
Izi e il nuovo album “Aletheia”, musica per non impazzire

“Ricordati che il tempo non esiste”, dice Izi in cuffia. Attorno è tenebra. Siamo in una dark room, l’ambiente che il cantante e rapper cresciuto a Cogoleto ha scelto per fare ascoltare il nuovo album “Aletheia”. I giornalisti sono stati fatti entrare da un portone laterale in un caseggiato nella zona est di Milano. Parola d’ordine per accedere: resilienza. Una dottoressa in camicie bianco li accoglie, fornisce la loro cartella clinica, li fa accomodare in una stanza disadorna, un po’ laboratorio scientifico e un po’ sala di un manicomio criminale. È l’Aletheia Lab.

Alcuni schermi ripetono ossessivamente le stesse immagini, gli stessi messaggi, le stesse frasi. Come quella che parafrasa Baudelaire: “Avrei da aggiungere due diritti alla lista dei diritti dell’uomo: il diritto al disordine e il diritto ad andarsene!”. Uomini in tuta antiradiazione fanno avanti e indietro maneggiando strani liquidi. Una paziente in camice da ospedale è seduta su una carrozzella. Ha la faccia allucinata, grida ai giornalisti di scappare, viene sedata. Un dottore dal fare inquietante offre una pillola: blu o rossa? Chi sceglie la blu viene fatto accomodare nella dark room dove si ascoltano alcune canzoni di “Aletheia”. Una presenza vaga fra le sedie, nel buio assoluto, e attacca sulla schiena dei giornalisti un adesivo con il messaggio: “Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?”.

Se Izi, vero nome Dario Germini, voleva suggerire con questa messinscena che uno dei temi del nuovo album è la pazzia, ci è riuscito benissimo. Una mezz’ora prima, aveva spiegato a Rockol che “vengo da un periodo molto duro in cui ho sofferto di depressione e di altre cose” e che “la parola Aletheia indica il dischiudimento, il momento in cui arriva l’illuminazione, un nuovo livello di consapevolezza. È il momento in cui la vita comincia ad assumere un nuovo senso”. E come si traduce tutto ciò nell’album? “Mi sto levando sempre più strati, per arrivare all’essenza. Vorrei che tutti ci levassimo le maschere che indossiamo. Dobbiamo imparare a conoscere le varie personalità che sono dentro di noi. In modo che anche chi è più sensibile non impazzisca”.

Effettivamente il disco, che contiene featuring di Sfera Ebbasta e Speranza e produzioni di Charlie Charles, Mace e altri, esprime un senso di vulnerabilità assente nelle canzoni di altri rapper che posano da duri. “Dovrei fare il duro anch’io? Non ce n’è bisogno. Siamo esseri umani, siamo tutti al tempo stesso molto forti e molto deboli. ‘Aletheia’ è anche la consapevolezza di questa natura. Prima di scrivere l’album mi sono detto: perché mi dovrei vergognare del mio lato debole? Non mi voglio vergognare di nulla”.

Quando si parla della musica di Izi viene fuori spesso la definizione “rap d’autore”. “Mi fa piacere, perché vengo dal cantautorato e ho bisogno di questa parte più tradizionale. Sono convinto che Fabrizio De André sia uno dei primi rapper che ci sono stati in Italia, come Vinicio Capossela o Celentano, per la capacità di raccontare e di catturare l’attenzione delle persone”. Non a caso, l’album contiene la cover di “Dolcenera” di De André. “Volevo assolutamente campionare Fabrizio, poi ho deciso di non sporcare ‘Dolcenera’ con un testo mio e l’ho fatta come cover. A casa mia la musica di Fabrizio gira da quando sono nato. È il mio maestro. La sua voce è come se facesse parte della voce di Dio. È come se parlasse dall’alto”.

“Aletheia” uscirà il 10 maggio, lanciato da una ventina di apparizioni in-store in giro per l’Italia. Seguirà un tour? “Questo è un disco molto importante per me, vorrei fare un bello spettacolo, ci stiamo lavorando”.

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