Nato il 25 aprile del 1996 a North Shields, piccolo centro sul mare a pochi chilometri da Newcastle, nel nord est dell'Inghilterra, Sam Fender è figlio - e fratello - d'arte: sia suo padre Alan che suo fratello Liam sono musicisti e cantautori. Tra le mura di casa l'artista impara a suonare batteria e pianoforte, ma la sua formazione musicale si perfezionerà quando inizierà a frequentare la John Spence Community High School e il Whitley Bay High School Sixth Form College, dove incontrerà il suo futuro collaboratore (a chitarra e tastiere) Joe Atkinson, la futura voce di "Growing Pains" L Devine e Jordan Riley, che di lì a qualche hanno si sarebbe procurato una solida fama da produttore e autore per, tra gli altri, Nina Nesbitt, Olly Murs e Jordan Riley.
Il debutto, Fender, lo compie a soli 21 anni, nel 2017, con il singolo "Play God": il brano, grazie anche al video diretto da Vincent Haycock, segnala il giovanissimo artista britannico al pubblico di appassionati e agli addetti ai lavori, spingendosi fino alla cinquantunesi posizione nella classifiche di vendita scozzesi e all'ottantanovesima tacca di quelle inglesi.
Seguono a breve distanza "Greasy Spoon", "Millennial", "Start Again" e "Friday Fighting", preludio alla pubblicazione del primo progetto discografico più strutturato di Fender, l'EP da quattro brani "Dead Boys", pubblicato nel novembre del 2018. Il suo singolo "Hypersonic Missiles", uscito in digitale all'inizio di quest'anno, prelude alla pubblicazione della prima prova di inediti sulla lunga distanza, annunciata dalla sua etichetta - la Polydor - per il 2019. E' soprattutto questa canzone a generare paragoni con Springsteen: la carica, il solo di sax, le chitarre e il piano sanno molto di E Street Band.
Nonostante la carriera ancora agli inizi, Fender è già stato riconosciuto come tra gli esordienti più promettenti sul panorama britannico, aggiudicandosi il Critics' Choice Award ai Brit Awards del 2018.