Al quattordicesimo album in studio, i Dream Theater sono ancora affamati di musica. Lo dimostrano nei 10 pezzi di “Distance over time”, dove mettono da parte storie concettuali e si gettano a capofitto in un prog metal esaltante e suonato in modo strepitoso. Un ritorno a casa gradito per chi non ha amato le atmosfere fantasy del precedente “The astonishing”.
Si finisce d'ascoltare “Distance over time” con la testa che rimbomba. Non si ricorda un solo tema melodico, ma ci si porta appresso il senso d’eccitazione trasmesso dalle performance. “Distance over time” è quel che l’opera rock del 2016 “The astonishing” non era: metallico, eccitante, compatto. E volutamente heavy. È il tentativo dei Dream Theater di riportare tutto a casa, di riallacciarsi alle radici prog metal, il sottogenere che hanno contribuito a definire alzando l’asticella del virtuosismo, e di farlo con un suono favoloso e lo spirito dei musicisti che suonano assieme in una stanza.