Sanremo 2019, terza serata: date la conduzione del Festival alla Vanoni, gli Zen Circus spaccano

Sanremo 2019, terza serata: date la conduzione del Festival alla Vanoni, gli Zen Circus spaccano

La terza puntata del Festival di Sanremo 2019 ha visto la stessa formula della seconda sera: solo 12 canzoni, quelle degli artisti che non hanno cantato martedì, e più spazio allo spettacolo. 
Si apre con Baglioni ("Viva l'Inghilterra"), e tutta la serata è punteggiata dalla presenza degli ospiti e dai numeri dei conduttori: inizia Antonello Venditti, ed è subito un coro con "Sotto il segno dei pesci" e "Notte prima degli esami" con Baglioni che torna sul palco.
Bisio e Raffaele duettano e rivedono "Ci vuole un fiore", un classico per chi è cresciuto negli anni '70: Sergio Endrigo, con testo di Gianni Rodari. E la massacrano...
Arriva Alessandra Amoroso si presenta "Dalla tua parte" e poi "Io che non vivo" con Baglioni (arrangiata alla "Mille giorni di me e di te"). Raf e Umberto Tozzi portano un medley dei loro successi che sembra fatto per fare il coro: tutto l'Ariston è in piedi. Paolo Cevoli fa l'assessore trombato (con un trombone). Rovazzi fa un mash-up di “Tutto molto interessante”, “Volare” e “Faccio quello che voglio”, coinvolgendo Baglioni e Fausto Leali su quest'ultima. Bella la finta irruzione, di Leali che urla "Il festival è truccato!". Serena Rossi canta "Almeno tu nell'universo", con Baglioni al piano: molto brava, ma Mia Martini (che lei ha interpretato in "Io sono Mia") è inarrivabile.

Ma il momento non musicale migliore è il siparietto della Raffaele con Ornella Vanoni: lei è spontanea e surreale e si ritrova a presentare Patty Pravo. Geniale: vorremmo vederla alla conduzione del Festival l'anno prossimo. 

Per quanto riguarda la parte musicale principale: ecco il commento delle canzoni e delle performance della serata:

Zen Circus - "L'amore è una dittatura": Meglio, molto meglio stasera. niente sbandieratori e tamburi, solo rock in crescendo e Appino più a fuoco. La migliore esibizione della serata.

Nino D'Angelo e Livio Cori - "Un'altra luce": anche loro, meglio della prima serata, con le voci che si impastano meglio. Ma funziona di più nella versione di studio, più pulita.

Motta - "Dov'è l'Italia": esce sul palco nel momento peggiore, ovvero dopo il medley Tozzi-Raf, che hanno fatto scatenare l'Ariston. E si porta a casa il passaggio, con un'interpretazione intensa, e con la canzone che cresce.

Simone Cristicchi - "Abbi cura di me": una canzone difficilissima, da seguire parola per parola. Alla fine Cristicchi è commosso, e anche noi. 

Boomdabash - "Per un milione": L'opposto di Cristicchi, che ha appena cantato: riescono a far ballare l'Ariston, cambiando il mood come se nulla fosse: per loro è un successo.

Patty Pravo con Briga - "Un po' come la vita": viene presentata da Ornella Vanoni (datele il Festival di Sanremo 2020!) ed è un bel momento. Poi la canzone: Patty e Briga, secondo noi, non funzionano assieme e il brano non è memorabile, neanche al secondo ascolto.

Irama - "La ragazza con il cuore di latta": a tratti ricorda "Non mi avete fatto niente", nel fraseggio e nella metrica delle strofe. Poi si apre con quel goro gospel iper-scenografico. Però il carillon e il battito del cuore sono davvero troppo. Se non verrà penalizzato dal voto della sala stampa, rimane da podio.

Ultimo - "I tuoi particolari": questa sera rinuncia al piano, e parte direttamente in piedi, di fronte al microfono. A tratti ricorda un piccolo Vasco, per le vocali aperte e strascicate e per l'interpretazione intensa. Un altro passo verso il podio.

Francesco Renga - "Aspetto che torni": a questo Sanremo abbiamo visto un Francesco Renga sereno e rilassato, fuori dal palco e sul palco. E stasera non fa eccezione. Anche lui, come Nigiotti, è dentro la canzone, la sente sua e la interpreta con esperienza.

Anna Tatangelo - "Le nostre anime di notte": "What you see is what you get", dicono gli anglosassoni. Una delle canzoni più classiche, con piano iniziale e apertura sul ritornello, con l'orchestra che entra potente, e la voce che si dispiega. Il paradosso è che, quest'anno, è un genere di minoranza (perfortuna). Detto questo: lei è impeccabile, se vi piace il genere.

Enrico Nigiotti - "Nonno Hollywood": quando si dice "sentire una canzone". Nigiotti canta della sua famiglia, è completamente dentro il pezzo, e si vede, anche quando fa delle piccole stonature per eccesso di emozione: alla fine quasi piange. E' una ballata semplice, che usa alla perfezione l'orchestra.

Mahmood - "Soldi": L'ultimo ad uscire la prima sera, il primo stasera. La canzone non è semplice, ma l'interpretazione è perfetta, e lui sembra più sciolto. Uno dei pezzi più belli di questo Festival, sicuramente il più contemporaneo, con la base sincopata, tra l' r'n'b d'oltreceano e la trap.

A domani per i "duetti", nella quarta serata.

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