Delta V, il ritorno alle origini (senza nostalgia) con il nuovo album 'Heimat': l'intervista
La storia della creatura di Carlo Bertotti e Flavio Ferri si era interrotta bruscamente nel 2006 con "Pioggia.Rosso.Acciaio". "Con le EMI avevamo da contratto la pubblicazione di altri due dischi, ma avevamo perso gli stimoli", ci spiega Bertotti: "Così, invece di vivacchiare, abbiamo preferito fermarci. E' stata una scelta onesta, perché non avevamo niente di importante o urgente da dire. Chi fa il nostro lavoro sa che per fare questo mestiere l'importante è avere qualcosa da dire".
Poi dodici anni dopo succede qualcosa di inaspettato: tornano gli stimoli e l'urgenza di fare musica. Il posto al microfono lasciato vacante da Francesca Touré viene preso da Marti, che quasi senza preavviso si trova catapultata nel ruolo di voce ufficiale dei Delta V: "E' stata una sorpresa anche per me", racconta lei, "All'inizio sono stata contattata solo per cantare sui provini, poi sono state promossa".
Il risultato di questa ritrovata ispirazione è "Heimat", nuovo album di inediti in uscita oggi, 25 gennaio, che mutua il titolo dal concetto teutonico di "piccola patria", di appartenenza ancestrale a una precisa identità. "E' un titolo che ha senso soprattutto per quanto riguarda la realizzazione del disco, che è stato concepito, registrato e lavorato nelle nostre case, o comunque in ambienti familiari", spiega Bertotti, "Poi perché ci siamo ritrovati come una famiglia, se non altro come comunione di intenti. 'Heimat' per noi rappresenta il ritorno alle origini, al primordiale dal quale ci si è allontanati".
"Questo è un disco di crisi, e quando si avverte una crisi importante in genere si torna alle origini", prosegue: "Non è una cosa che riguarda l'ambiente o la famiglia, ma più che altro la coscienza di sé. Lo spirito che io e Flavio abbiamo sentito durante le registrazioni di 'Heimat' è lo stesso che avevamo quando eravamo compagni alle scuole medie. I valori primigeni ti formano e ti proteggono, ma non c'è nostalgia del tempo che fu: si tratta più che altro di trovare la forza nel ricordo. Guardare al passato e pensare 'come si stava bene allora' non mi interessa, perché è un atteggiamento passivo. La nostalgia sarà anche bella da guardare, ma è pericolosa".
Unico brano non firmato dai Delta V presente in "Heimat" è "Io sto bene", brano dei CCCP originariamente inserito in "Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi" del 1986: "Mentre stavamo lavorando ai provini del disco abbiamo visto un concerto di Giovanni Lindo Ferretti al Live di Trezzo", raccontano Bertotti e Marti, "Quella sera in tutti noi è scattato qualcosa, come se ci fossimo resi conto improvvisamente di quanto i CCCP - che pure sono sempre stati tra i nostri gruppi preferiti - fossero ancora contemporanei. Durante le session di scrittura improvvisiamo sempre molto, e qualche giorno dopo, in studio, Marti ha iniziato a cantare il ritornello di 'Io sto bene'".
Nel scaturisce una rilettura decisamente poco convenzionale, difficilmente classificabile come cover, almeno in senso tradizionale. "Abbiamo completamente ricostruito la canzone, sostituendo gli accordi e tenendo solo il testo del brano originale. Infatti noi la chiamiamo 'una cover del testo' di 'Io sto bene'", spiega Marti, alla quale fa subito eco il compagno di band: "Sentivamo di aver compiuto in sacrilegio, ma a noi piaceva. Così ci siamo detti: 'Se vogliamo pubblicarla, dobbiamo chiedere cosa ne pensano quelli che l'hanno scritta, cioè Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. Massimo l'abbiamo incontrato nel backstage di un suo concerto a Milano, grazie alla comune amicizia con Angela Baraldi. A lui è piaciuta. Restava solo l'autorizzazione di Giovanni, che però - come sappiamo tutti bene - è molto meno 'accessibile'. Poi abbiamo saputo, da un nostro amico che suona con lui, che 'Io sto bene' non gli piace. La situazione era difficile: abbiamo mandato una email al suo staff con tre righe di presentazione del progetto e il file audio della cover. Non avevamo nemmeno la certezza che ci rispondesse, figuratevi quella che gli piacesse il nostro lavoro. Invece il giorno dopo abbiamo trovato nella nostra casella di posta un suo messaggio bellissimo: 'La cover è bellissima, mi avete stupito'. Poi siamo riusciti a incontrare anche lui, nel backstage di un suo concerto, e abbiamo capito: 'Io sto bene' non è che non gli piaccia, semplicemente non lo rappresenta più. E ci sta. Ma la nostra cover l'ha davvero colpito. 'E' così che si dovrebbero fare le cover', ci ha detto".
Benché da sempre dediti all'elettronica, i Delta V non sono mai stati - e non lo sono diventati ora - un gruppo pronto a creare in vitro le proprie canzoni. "Per 'Heimat' abbiamo jammato molto, suonando come i gruppi tradizionali: nel salotto di casa i divani sono stati sostituiti da batterie, tastiere e amplificatori", spiega Bertotti, "Sì, c'è questo pregiudizio secondo il quale chi ha a che fare con l'elettronica lavora a tavolino. Non so che dire, se non che non l'ho mai intesa in questo modo. L'elettronica è solo uno strumento: comodo, democratico ed economico, ma solo uno strumento. Mi piace quando l'elettronica suona insieme a un organico strumentale tradizionale di chitarra, basso e batteria: da questo punto di vista mi piace molto l'impronta che Salmo ha dato ai suoi live set".
Restando in tema di live: "Il disco lo stiamo suonando tutti i giorni, ci stiamo preparando al palco", conclude Bertotti, "I brani da tre minuti circa dal vivo verranno dilatati, come è inevitabile che sia. Useremo una batteria a pad, perché con quella tradizionale chitarra e basso tendevano ad assumere un piglio rock che secondo noi era inadeguato. Questi, però, sono tecnicismi. Per il momento abbiamo già fissato due date per presentare il disco, il 6 marzo ai Magazzini Generali di Milano e l'8 all'Hiroshima Mon Amour di Torino. Poi arriverà il tour vero e proprio".