Da TRIPS A BOUNDLESS
Jan Hoffman dice:
“Petter Carlsen è uno dei miei migliori amici ed è un grande cantante. Il suo intervento su TRIPS è stato fantastico ma con BOUNDLESS volevamo qualcosa di più facile da realizzare, senza interventi vocali, volevamo abbandonarci alla musica e basta. Quindi in studio c’erano solo quattro ragazzi come all’inizio della nostra avventura, quando ci chiudevamo in sala per suonare dimenticandoci del tempo che passava. Era da molti anni che non lavoravamo in questo modo, penso dal 2011. La libertà creativa ne ha risentito positivamente. Sin dalla prima prova ci siamo resi conto che c'era qualcosa di speciale in corso, difficile da spiegare ma che si avvertiva decisamente. Non avevamo dubbi su cosa fare e tutto filava splendidamente. Così in circa sei mesi l'album era pronto. In effetti è decisamente più pesante degli ultimi due, ma non mancano sia la melodia che le atmosfere più romantiche, anche se inquietanti e non zuccherose. Noi quattro abbiamo un sacco di influenze musicali, pure molto diverse. Sono addirittura aumentate nel corso degli ultimi anni e sicuramente si avvertono nell'album, come è giusto che sia”.
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