E pensare che il primo giorno, martedì, i giornalisti volevano abbandonare la sala stampa in segno di protesta. Poi invece ci si sono affezionati al question time, i poveri Aristonauti (o Aristonati, date le condizioni di lucidità in cui versano). Del resto, è l’unico modo in cui possono certificare la loro esistenza - è noto che se non appari in televisione non esisti - ai propri cari, ai parenti lontani e ai coinquilini. Sicché il rituale dell’una, condotto con buffa solennità e qualche vezzo stentoreo dall’abbronzato Puccio Corona - mirabili le controscene di Paolo Bonolis - oggi è stato messo in scena di fronte a una sala stampa gremita. Anche perché oggi è il giorno d’arrivo di mogli, fidanzate e amanti, che vengono ammesse all’attico-serra dell’Ariston grazie a pass giornalieri graziosamente concessi dal generoso Tonino Manzi.
Domande, dunque. Un minuto per le domande, due minuti per le risposte, sarebbe la regola. Jo Alaimo rischia di sforare, e infatti sfora. Perché non fa domande, ma ampie considerazioni introduttive, come quasi tutti gli iscritti a parlare. Risponde Fabrizio Del Noce, che non sapendo a che domanda rispondere la prende alla larghissima. Massimo Poggini: a Gianmarco Mazzi chiede previsioni sulle vendite e sul fatto che quest’anno le compilation sono due. Il direttore artistico si dice ottimista e dispiaciuto per “l’errore” compiuto dalla discografia nel non essere riuscita a trovare l’accordo su un’unica compilation (“loro lo definiscono ‘un segno di dinamismo’, a me sembra semplicemente uno sbaglio”). E dopo Vasco Rossi, che è il massimo, chi inviterete l’anno scorso? “Va bene Mina?” azzarda Fabrizio Del Noce, ma nessuno lo prende troppo sul serio.
Marco Mangiarotti interviene sulla commistione televisiva fra entertainment e cronaca, Bonolis parla di “stridori” e di “tessuti imbastiti di più colori che talvolta non riescono a riportare il disegno ideale”. Da Rai International una domanda sull’opportunità di portare il Festival all’estero (Bonolis inorridisce all’idea di essere coinvolto e contropropone Folco Quilici). Mario Luzzatto Fegiz cita Francesco Alberoni che rivendica una sorta di paternità ideale su Bonolis; Paolo ricorda il padre Silvio, scomparso, e si dice figlio (soddisfatto) di molti padri professionali. Tortarolo: esistono due Italie, quella delle giurie e quella degli SMS? Bonolis: i componenti delle giurie sono italiani, no? Il complesso di varie individualità forma una giuria, il complesso di varie emotività forma una platea di votanti telefonici.
Radio France Bleu: i giovani, dato il passaggio televisivo in tarda serata, sono penalizzati? Bonolis (che del question time è il mattatore: risponde sempre lui, ed è un bene...): i giovani hanno l’energia necessaria per fare tardi, e a quell’ora ci sono più loro coetanei davanti alla televisione.
Domande, dunque. Un minuto per le domande, due minuti per le risposte, sarebbe la regola. Jo Alaimo rischia di sforare, e infatti sfora. Perché non fa domande, ma ampie considerazioni introduttive, come quasi tutti gli iscritti a parlare. Risponde Fabrizio Del Noce, che non sapendo a che domanda rispondere la prende alla larghissima. Massimo Poggini: a Gianmarco Mazzi chiede previsioni sulle vendite e sul fatto che quest’anno le compilation sono due. Il direttore artistico si dice ottimista e dispiaciuto per “l’errore” compiuto dalla discografia nel non essere riuscita a trovare l’accordo su un’unica compilation (“loro lo definiscono ‘un segno di dinamismo’, a me sembra semplicemente uno sbaglio”). E dopo Vasco Rossi, che è il massimo, chi inviterete l’anno scorso? “Va bene Mina?” azzarda Fabrizio Del Noce, ma nessuno lo prende troppo sul serio.
Marco Mangiarotti interviene sulla commistione televisiva fra entertainment e cronaca, Bonolis parla di “stridori” e di “tessuti imbastiti di più colori che talvolta non riescono a riportare il disegno ideale”. Da Rai International una domanda sull’opportunità di portare il Festival all’estero (Bonolis inorridisce all’idea di essere coinvolto e contropropone Folco Quilici). Mario Luzzatto Fegiz cita Francesco Alberoni che rivendica una sorta di paternità ideale su Bonolis; Paolo ricorda il padre Silvio, scomparso, e si dice figlio (soddisfatto) di molti padri professionali. Tortarolo: esistono due Italie, quella delle giurie e quella degli SMS? Bonolis: i componenti delle giurie sono italiani, no? Il complesso di varie individualità forma una giuria, il complesso di varie emotività forma una platea di votanti telefonici.
Radio France Bleu: i giovani, dato il passaggio televisivo in tarda serata, sono penalizzati? Bonolis (che del question time è il mattatore: risponde sempre lui, ed è un bene...): i giovani hanno l’energia necessaria per fare tardi, e a quell’ora ci sono più loro coetanei davanti alla televisione.
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