NEWS   |   Recensioni concerti / 02/11/2018

Il gran ballo delle incertezze: la prima volta di Ultimo al PalaLottomatica

Il gran ballo delle incertezze: la prima volta di Ultimo al PalaLottomatica

Quando arriva il momento di "Il ballo delle incertezze" i flash dei cellulari illuminano in un istante tutto il PalaLottomatica. Ultimo non fa nemmeno in tempo a presentare la canzone che il palazzetto dello sport romano esplode subito in un potente boato. Nel ritornello, il coro del pubblico sovrasta la sua voce: lui si meraviglia, spalanca le braccia e capisce che l'unica cosa da fare è prendere l'asta del microfono e girarla verso la platea, lasciar cantare la gente. Se cercassimo di riassumere con un'immagine il debutto del cantautore romano nei palasport, questa sarebbe la più azzeccata. Le due date al PalaLottomatica di Roma e quella al Forum di Assago, a Milano, arrivano a coronamento di un anno da incorniciare: dalla vittoria tra le "Nuove Proposte" al Festival di Sanremo 2018 a un fortunato tour nei club, passando per un disco che è nelle prime venti posizioni della classifica da quasi quaranta settimane. Il tutto nel segno di quella canzone, "Il ballo delle incertezze", che aveva scritto per cercare di fare pace con i propri dubbi e le proprie insicurezze e che ora si ritrova a cantare di fronte ad un palazzetto dello sport sold out.

Questi tre appuntamenti, anticipati dalla data zero dello scorso martedì a Roseto degli Abruzzi, sono al tempo stesso un modo per festeggiare i traguardi raggiunti nel corso degli ultimi mesi e per cominciare a prendere confidenza con una platea più vasta, in attesa del tour nei palasport che partirà la prossima primavera. Il concerto, dal punto di vista della scaletta e dello spettacolo, non è poi così diverso da quello della recente serie di date nei club: per tre quarti del concerto Ultimo condivide il palco con i suoi musicisti, salvo poi restare da solo con il suo pianoforte nella parte finale del concerto, quella più intimista. L'atmosfera, però, con il parterre affollato e gli spalti completamente occupati, rende tutto un po' più grande e importante.

Ad ascoltarlo non ci sono solamente ragazzine, ma anche parecchi adulti: per certi versi, è come se la sua musica fosse un anello di congiunzione che unisce il cantautorato contemporaneo che piace ai ragazzi della sua generazione (quello che fa capo agli esponenti del cosiddetto "cantautorap": Coez, Frah Quintale, Carl Brave e Franco126 su tutti) a quello - diciamo così - più "tradizionale" e classico che piace alle mamme e alle zie (Ultimo, che con la vittoria a Sanremo è diventato di fatto il più nazionalpopolare tra i cantautori della sua generazione, ha spesso sottolineato l'influenza che hanno avuto su di lui i vari Renato Zero, Claudio Baglioni e Vasco Rossi, non a caso omaggiato con una cover di "Albachiara").

Sul palco del PalaLottomatica Ultimo racconta la sua storia, quella di un ragazzo che con determinazione è riuscito a realizzare il suo sogno più grande: cantare le sue canzoni su un palco e di farle arrivare alla gente. Non parla di massimi sistemi, non trasmette verità: si limita semplicemente a raccontare la sua storia. "Vuoi un messaggio di speranza? Beh, cambia artista / vuoi sentirti dire che andrà bene? Beh, cambia artista / sono fatto così, bipolare col dramma / di chi sputa così le domande su carta", rappa in una strofa di "Mille universi". Soprattutto, mantiene ben saldo il legame con le sue origini: la mente è sempre a San Basilio, il quartiere della periferia nord-est di Roma - tra i più difficili della Capitale - dove è nato e cresciuto, e che ora omaggia insieme a Fabrizio Moro con "L'eternità" (l'abbraccio tra i due è un altro bel momento della serata). In scaletta ci sono le canzoni che hanno accompagnato la sua ascesa: da "Sabbia" a "Sogni appesi" (con quel verso diventato un vero e proprio manifesto: "Dalla parte degli ultimi per sentirmi primo" - lo ripete tre volte, urlandolo), passando per "Cascare nei tuoi occhi", "Ovunque tu sia", "Chiave", "Poesia senza veli", "Pianeti", "Canzone stupida", "Vorrei soltanto amarti" e "La stella più fragile dell'universo".

Ultimo affronta il palco con lucidità, consapevolezza e con l'orgoglio di chi sa di aver fatto qualcosa di importante, ma senza apparire spocchioso o arrogante: sa bene che il futuro è ancora tutto da scrivere, che questi concerti non sono un punto di arrivo e che c'è ancora molto da lavorare prima di potersi sedere sugli allori. Dice che è "colpa delle favole" (è il titolo del suo nuovo album, di prossima uscita - magari dopo un ritorno a Sanremo, stavolta tra i "big") che lo hanno reso un sognatore e gli hanno fatto venire voglia di puntare in alto, ma senza presunzione. Con questi tre concerti evento nei palasport il cantautore romano ripercorre le tappe del percorso cercando di tornare a dove tutto è cominciato, prima di pensare agli impegni che lo attendono da qui ai prossimi mesi.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Sabbia"
"Il capolavoro"
"Canzone stupida"
"Cascare nei tuoi occhi"
"Ovunque tu sia" "Chiave"
"Ti dedico il silenzio"
"L'unica forza che ho"
"Vorrei soltanto amarti"
"Poesia senza veli"
"Mille universi"
"Dove il mare finisce"
"Il ballo delle incertezze"
"Domenica"
"Pianeti"
"Wendy"
"Racconterò di te"
"Stasera"
"L'eleganza delle stelle"
"Forse dormirai"
"La stella più fragile dell'universo"
"L'eternità" (con Fabrizio Moro)
"Portami via" (con Fabrizio Moro)
Medley: "Buon viaggio"/"Le stesse cose che facevo con te"/"La storia di un uomo"
"Albachiara"
"Farfalla bianca"
"Giusy"
"Sogni appesi"
"Peter Pan"

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