Chiunque altro, nessun altro... Any Other: l'intervista

Chiunque altro, nessun altro... Any Other: l'intervista

Any Other è la band/progetto di cui Adele Nigro è la mente e il punto focale, con un secondo album pubblicato da poco (qui la recensione). Adele è una vecchia conoscenza di Rockol - è stata nostra ospite in video in più di un'occasione (guarda qui il video esclusivo #nofilter di "Where lies my tarp") - e si è prestata a una chiacchierata telefonica decisamente divertente. Ecco cosa ne è uscito...

Spiegaci come funziona il tuo processo compositivo: registri i pezzi con un software, in casa (e, se sì, che software usi)? Oppure inizi ad abbozzare qualcosa, poi lo giri agli altri…
Dipende molto anche dai luoghi in cui mi vengono delle idee, che ne so: magari se sono a casa e mi viene in mente qualcosa che ho bisogno di segnarmi: scheda audio, Pro Tools e mi segno delle cose proprio sul software. Comunque sì, non ho delle grandi macchine però ho una scheda audio, due microfoni. Oppure che so... se sono in giro (e mi capita spesso di andare in giro con uno zoom, un microfono Zoom), magari mi segno proprio delle cose così ho dei file salvati. Lo facevo col telefono una volta, ma il mio telefono si è rotto e non salvai i memo vocali però va be'… ora ho uno Zoom: sto cercando di capire un po’ di cose di field recording. Oppure, se sono testi, quelli me li segno anche sul telefono, perché è molto facile… però sì, cerco sempre di tenere una traccia fissata per non dimenticare la musica.

Hai citato i testi… tu hai sempre scritto testi in inglese? Perché? L’italiano fa scoprire troppo?
Io sono molto all’estero e in Paesi in cui l’inglese si parla come prima lingua o comunque in cui l’inglese è conosciuto da tutti, al di là dell’età… ho in mente la Germania, l’Olanda… quindi andare a suonare fuori mi ha sempre fatta sentire nuda, dal punto di vista dei testi. Non ho mai usato l’inglese come un modo per nascondermi: anzi.

Parlando di live, come gestisci, sempre che tu ne abbia, ansia o agitazione pre-concerto?
Agitazione? Ma in realtà non troppa. Cioè, non la chiamerei agitazione… nel senso, non voglio far la figa [ride], però comunque abbiamo fatto un po’ di cose, ho fatto un po’ di cose, quindi, come dire, quando vado a suonare comunque mi sento molto al sicuro… è una dimensione in cui mi sento a mio agio, quindi agitazione no. Capita delle volte che magari, che ne so, viene a sentirmi mia mamma [ride] sono un po’ così, con quella cosa che dico: “Mmmhhh… oookkk… dai, suoniamo”.

Magari sei un po’ più legata se c’è qualcuno della famiglia…
Esatto! Oppure, che ne so, per esempio quando suono a Milano ho sempre un po’ di adrenalina in più perché ci sono i miei amici… però appunto dipende dal contesto… ma in generale direi di no. Poi io ho la fortuna di suonare con persone che sono musicisti bravissimi, sono persone eccezionali, quindi diciamo che ho intorno un cuscinetto affettivo che è iper-rassicurante.

Sono sempre gli stessi i membri della band, nel primo disco e in questo?
No stavolta nel live siamo in quattro, non più in tre. Della vecchia formazione c’è Marco Giudici, che però non è più al basso, ma è al piano; alla batteria c’è Alessandro Cau, che è il ragazzo che ha registrato le batterie sul disco, e al basso c’è Miles, che è un nostro amico di Los Angeles che suonava con gli Akron/Family, poi è venuto a vivere in Italia... l’ho conosciuto un po’ di anni fa e adesso è venuto a suonare il basso con noi… però è bello perché comunque abbiamo già suonato assieme, già lavorato in studio assieme, siamo amici, quindi è proprio tipo “Oddio che bomba!” [ride].

E il nome Any Other com’è nato?
In realtà era nato – fa un po’ ridere a pensarci adesso – tra me ed Erica, la mia amica che aveva suonato nel primo disco degli Any Other... stavamo cercando un nome che ci potesse piacere sia dal punto di vista estetico/grafico sia dal punto di vista sonoro, che da quello del significato. Allora avevamo fatto tipo un documento Google condiviso in cui avevamo scritto e aggiornavamo una lista di parole che ci piacevano, banalmente. Poi un giorno ho detto “adesso basta, adesso lo scegliamo” e tra le varie cose era venuto fuori Any Other. In quel periodo, tra l’altro, ascoltavo molto, molto, molto un disco che si chiama “Any Other City” dei Life Without Buildings. Poi, pensando al significato, anche ambiguo, “nessun altro” ma anche “chiunque altro”, dedicato sia al positivo che al negativo, all’assenza… insomma, alla fine ho detto “ok, ok mi piace così”. Poi ti dirò, anche a posteriori, per quanto sia breve la storia di questa cosa, lo trovo sensato rispetto al percorso perché comunque è una cosa che ho cominciato a fare da sola, all’inizio suonavo da sola, poi è arrivata della gente, poi ho rifatto delle cose da sola, poi ho fatto questo disco da sola però con altre persone intorno, quindi mi piace che il nome sia “chiunque altro”, la vedo un po’ come una porta aperta, tipo “io sono dentro questa stanza, poi se volete entrare c’è la porta aperta”. Insomma, mi sembra sensato.

Adesso sei in tour: che cosa non può mancare nella tua valigia quando parti?
Aaaahhhh [ride]... be’ allora, una cosa che in generale, non solo in tour, porto con me ovunque – questo è un messaggio tipo pubblicità progresso [ride]... no però, ho sempre con me una borraccia [ride]. Di latta. Perché così non compro bottigliette d’acqua, sto attenta alla plastica… acqua, acqua… non deve mancare acqua… fa ridere, mi rendo conto, però è proprio una cosa che porto ovunque...

No invece, è un bel messaggio! E sei vegana, giusto? Hai detto, qualche tempo fa, che Berlino ti piace molto per la vasta scelta a livello di cibo vegano…
Madonna, ma veramente! Infatti stiamo via due settimane adesso in tour però abbiamo un paio di day-off. Uno di questi day-off è a Berlino e quando io ho i day-off a Berlino passo le giornate ad andare in giro e a mangiare. Proprio così, come si fa in Italia…

Turismo enogastronomico!
Capito? Sì… che poi è strano perché la Germania non è che sia famosa per il mangiar bene, ecco. Però paradossalmente il fatto di non avere una cultura sul cibo ha permesso ai tedeschi di sviluppare una cultura sul cibo vegano incredibile, quindi, per dire, io mangio da Dio in Germania.

E quando inizi a suonare in Italia?
Torno prestissimo… a novembre cominciamo con le date italiane… quindi ecco, non sto lasciando l’Italia da parte. È nei miei programmi quello di suonare anche qui… novembre, sì. A novembre ci sono.

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