Tavolo dei maggiorenti affollato, in occasione del primo incontro ufficiale con la stampa di questa edizione del Festival: c’è Fabrizio Del Noce di Rai Uno, c’è il sindaco di Sanremo, c’è Gianmarco Mazzi direttore artistico, e ci sono naturalmente i presentatori: Paolo Bonolis e Antonella Clerici con la debuttante Federica Felini, e ci sono un po’ di altre persone il cui nome non direbbe nulla ai nostri lettori, anche perché dice poco anche a noi.
Si parla, com’è ovvio e inevitabile, soprattutto di televisione, a conferma del fatto che il Festival è soprattutto, se non quasi esclusivamente, un evento televisivo (e non musicale...). Del Noce accenna a un rapporto “sereno” con i discografici - definizione ottimista, ci pare - e l’assessore Varnero spiega il progetto di “portare il Festival fuori dall’Ariston”, in sei punti-spettacolo sparsi nella città (c’è anche una mostra storica sul Festival).
Marinella Venegoni di “La Stampa” s’interroga, appunto, sull’assenza di una rappresentanza dei discografici al tavolo della conferenza stampa (risposta traccheggiante), e Bonolis risponde: “Se ci fossero sarei contentissimo” passando la palla a Mazzi (“Ma certo, potrebbero essere qua”, dice, e poi ribadisce la sua già nota posizione sull’opportunità di essere aperti a certe sperimentazioni - il riferimento è alle scommesse sul vincitore).
A proposito della composizione delle giurie, s’apprende che la loro composizione è stata realizzata utilizzando criteri tarati su recenti indagini di mercato: persone che “frequentemente ascoltano la musica italiana” e “hanno visto almeno tre puntate delle dieci dei due ultimi Festival”. I giurati saranno 7.500, 5.000 “in carica” e 2.500 di riserva. Dei giurati, un terzo hanno fra 14 e 34 anni, un po’ più di un terzo fra 35 e 54 anni e un po’ meno di un terzo con più di 54 anni; più donne (55%) che uomini (45%). Acquirenti di dischi? “Ormai la fruizione della musica non avviene quasi più attraverso il disco”, spiega cinicamente Pagnoncelli, responsabile della composizione delle giurie.
Si parla, com’è ovvio e inevitabile, soprattutto di televisione, a conferma del fatto che il Festival è soprattutto, se non quasi esclusivamente, un evento televisivo (e non musicale...). Del Noce accenna a un rapporto “sereno” con i discografici - definizione ottimista, ci pare - e l’assessore Varnero spiega il progetto di “portare il Festival fuori dall’Ariston”, in sei punti-spettacolo sparsi nella città (c’è anche una mostra storica sul Festival).
Marinella Venegoni di “La Stampa” s’interroga, appunto, sull’assenza di una rappresentanza dei discografici al tavolo della conferenza stampa (risposta traccheggiante), e Bonolis risponde: “Se ci fossero sarei contentissimo” passando la palla a Mazzi (“Ma certo, potrebbero essere qua”, dice, e poi ribadisce la sua già nota posizione sull’opportunità di essere aperti a certe sperimentazioni - il riferimento è alle scommesse sul vincitore).
A proposito della composizione delle giurie, s’apprende che la loro composizione è stata realizzata utilizzando criteri tarati su recenti indagini di mercato: persone che “frequentemente ascoltano la musica italiana” e “hanno visto almeno tre puntate delle dieci dei due ultimi Festival”. I giurati saranno 7.500, 5.000 “in carica” e 2.500 di riserva. Dei giurati, un terzo hanno fra 14 e 34 anni, un po’ più di un terzo fra 35 e 54 anni e un po’ meno di un terzo con più di 54 anni; più donne (55%) che uomini (45%). Acquirenti di dischi? “Ormai la fruizione della musica non avviene quasi più attraverso il disco”, spiega cinicamente Pagnoncelli, responsabile della composizione delle giurie.
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