NEWS   |   Recensioni concerti / 08/09/2018

Franz Ferdinand e National dal vivo a Milano Rocks: la recensione

Franz Ferdinand e National dal vivo a Milano Rocks: la recensione

La seconda giornata targata Milano Rocks inizia con il pensiero della pioggia del giorno prima. Non può piovere per sempre diceva Brandon Lee nello storico “Il Corvo”: per fortuna, dell'acqua che aveva accompagnato il primo giorno del festival non vi è traccia, e la temperatura è magicamente risalita nel giro di pochissime ore. Scenario perfetto per la serata più “alternativa” del festival, che vedeva nel pomeriggio l’esibizione della giovane romana Mesa, degli Stella Maris di Umberto Maria Giardini, e delle due band headliner in serata: Franz Ferdinand e The National.
Alle 20 precise, un sorridente Alex Kapranos saluta calorosamente Milano. Si presenta indossando una  camicia modello chenaski anni ’70 contraddistinta da un’accattivante ragnatela stampata.

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Ad aprire il “party”, (ad ogni live degli scozzesi la percezione è spesso quella di partecipare ad una festa di fine anno al college) è una canzone estratta da "You Could Have It So Much Better" del 2005,“Do You Want To”, un doveroso e necessario viaggio nel tempo fatto di indie rock, disco, e new wave. La scaletta risulterà essere composta da moltissimi brani del passato (“Take Me Out”, “The Dark of the Matinèe”, e la bucolica “Walk Away” su tutte) e da una buona dose di nuove canzoni tratte dal recente sesto album “Always Ascending”: la perfetta “Lazy Boy”,  la dancefloor futurista “Glimpse of Love”, e la sintetica “Feel The Love Go”.
Un’ ora densa di sorrisi, continui ringraziamenti alla “cara” Milano, distorsioni siderali di chitarre e balli collettivi, hanno divertito il numerosissimo pubblico presente. Il tempo ci ha riconsegnato una band nuovamente ritornata al top. Piaccia o meno I Franz Ferdinand continuano ad essere, non solo dei validissimi musicisti, ma degli intrattenitori infallibili. La band ha ormai ampiamente realizzato quel sogno lungo una carriera: diventare una completa alternative live band capace di suonare (anche) dance. Ci sono riusciti e stasera ne abbiamo avuto l’ennesima conferma.

A seguire, l’unica data  italiana del tour dei National: la band fa tappa a Milano a distanza di cinque anni dalla loro ultima visita nel nostro paese. Tempi di attesa che vengono prolungati di qualche minuto oltre l’orario stabilito per consentire agli addetti ai lavori di operare un cambio di scena dopo l’esibizione dei Franz Ferdinand. Un veloce time out nelle zone ristoro ed alle 21:40 scatta l’ora della band di Cincinnati.  “Di tempo ne è passato da quel lontano 21 novembre 2007 al Musicdrome di Milano quando eravamo si e no 300 persone” esclama una coppia di cinquantenni mantovani. Undici anni a pensarci bene sono tantissimi: specie se una band importante come i National realizza nel mezzo due album come "Trouble Will Find Me" nel 2013 e "Sleep Well Beast" dello scorso anno. Sette musicisti (compresa la carismatica voce di Matt Berninger) intelaiano una colonna sonora lunga 1 ora e 40 minuti fatta di sogni, riflessioni ed infinite carezze sonore.

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I primi pezzi introducono lo spettatore all’interno di un vortice sonoro minimale ed efficace: “Nobody Else Will Be There” e “The System Only Dreams in Total Darkness” sono figli recenti della band: la potenza vibrata di Berninger e la consueta maestria dei gemelli Dessner crea, e nel giro di 8 minuti, un’empatia unica con il pubblico. Mentre dagli schermi vengono proiettate immagini del concerto sovrapposte a variabili colori, il buon Matt, tra un sorso di vino, e una “svapata” ad una sigaretta elettronica, incrocia spesso lo sguardo di moltissimi spettatori, costruendo un legame fortissimo. Parlavamo di empatia, di quella sensazione di comprendere gli stati d’animo, ed i National riescono a coglierne pienamente le varie sfaccettature. La scaletta è imbastita su di una impalcatura emotiva sottilissima: aumentare la tensione, dilatarla e rallentarla nel giro di pochi battute. Gran parte della scaletta è focalizzata sul recente Sleep Well Beast (“Nobody Else Will Be There”, “The System Only Dreams in Total Darkness”, “Day I Die”, e la toccante “Guilty Party”). L’apice viene toccato quando in “Day I Die” quando Matt Berninger si tuffa tra il pubblico, quasi come volesse abbattere qualsiasi tipo distanza.

Una serie di lunghe riflessioni, e di stacchi, creano un’eleganza talvolta immersa in un assordante silenzio che riassume la sublimità e il pathos creato da una band che sembra nata da sempre su di un palco. E’ il punto più alto della serata, e mentre il tempo scorre, la memoria corre indietro consegnando momenti di brividi con le storiche e sussurrate “Terrible Love” e “About Today”, rispettivamente tratte da Cherry Tree del 2004 e da High Violet del 2007. Eleganza ed immagini sgranate sembrano le colonne sonore di un vecchio cinegiornale che segna la storia di una band. C’e’ tempo anche per una riflessione sulla situazione attuale politica americana: “ancor più patetica di quello che avete vissuto con Berlusconi” dice Matt Berninger. La chiusura è affidata- come sempre- a “Vanderlyle Crybaby Geeks” appenna accennata ed affidata interamente al pubblico. La fotografia definitiva è una nitida immagine del presente che passa inesorabile, e una sbiadita diapositiva del passato che si conserva. Uno scambio di continuità che è la forza dei National.

 

Giovanni Aragona

setlist

FRANZ FERDINAND:
"Do you want to"
"The dark of the matinée"
"Glimpse of love"
"Always ascending"
"Walk away"
"No you girls"
"Lazy boy"
"Michael"
"Feel the love go"
"Love illumination"
"Ulysses"
"Take me out"
"This fire"

NATIONAL:
"Nobody else will be there"
"The system only dreams in total darkness"
"Don't swallow the cap"
"Walk it back"
"Guilty party"
"Bloodbuzz Ohio"
"I need my girl"
"Slow show"
"Light years"
"Day I die"
"Carin at the liquor state"
"Graceless"
"Rylan"
"Fake empire"
"Mr. November"
"Terrible love"
"About today"
"Vanderlyle crybaby geeks"

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