Avercene di band così. Sono un anacronismo. Fanno ancora grande musica. Non dovevano rimettere in piedi il gruppo. Vanno ascoltati senza pregiudizi. Senza Layne sono inascoltabili. “Rainier fog” non cambierà l’idea che vi siete fatti degli Alice In Chains, qualunque essa sia, ma è un disco solido e potente, il lavoro di un gruppo che ha da tempo trovato un suo equilibrio confrontandosi col passato.
“Rainier fog” è un disco di fantasmi. Del passato, benedizione e maledizione di questi Alice In Chains. Di Seattle, evocata nel titolo che descrive la nebbia che spesso nasconde la cima che si staglia all’orizzonte della città. Dello Studio X in cui l’album è stato in parte inciso, un ritorno fra quelle mura dopo il disco omonimo del ’95. E fantasmi di Layne Staley e Chris Cornell, che s’intravedono in “Never fade”, canzone di lutto e conforto, tributo a chi ha lasciato ricordi che non s’affievoliscono e che col tempo s’addolciscono.