David Crosby attacca i servizi di streaming - LEGGI

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David Crosby questa settimana ha messo nel mirino i servizi di streaming. Attraverso il suo canale Twitter il cantautore statunitense ha attaccato le principali piattaforme.

Ha twittato:

"Mi è stato chiesto perché non uso lo streaming. Semplicemente, voglio che i musicisti abbiano la possibilità di creare nuova musica. L’acquisto di vinili, CD, merchandising, biglietti per concerti permette agli artisti di mettersi un tetto sopra la testa, del cibo sul loro tavolo e permette loro di creare la musica che diventa la nostra colonna sonora quotidiana".

Ha poi twittato le cifre corrisposte per ogni stream dai vari servizi, mostrando che riceve frazioni di centesimo.

Il collega Peter Frampton si è unito alla discussione e ha convertito quelle frazioni in dollari e ha twittato:

"Per 55 milioni di stream di “Baby I Love Your Way" ho avuto 1.700 dollari. L’anno scorso sono andato a Washington con l'ASCAP (American Society of Composers, Authors and Publishers, il corrispettivo della nostra Siae) per parlare con i legislatori di questa cosa, a loro sono cascate le mascelle e mi hanno chiesto di ripeterglielo".

Quando un fan ha detto che lo streaming consente ai fan di scoprire più musica, Crosby ha risposto: "Non è un bene non pagare...furto". Crosby poi ha chiarito a qualcuno che non ha apprezzato il fatto di essere chiamato ladro. "Tu non sei il ladro, lo è il servizio. Tu stai pagando per quello che ascolti, loro no."

Crosby attribuisce la maggior parte della colpa alle etichette dicendo che "hanno fatto un accordo per vendere gli artisti accettando un tasso molto basso in cambio del quale hanno ottenuto quote di proprietà nelle società di streaming." Ed ha poi aggiunto: "Noi non eravamo rappresentati nell'affare... intenzionalmente tralasciati in modo da poter essere sfruttati".

Dall'archivio di Rockol - "In my dreams" (Live in Milano)
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