NEWS   |   Recensioni concerti / 16/07/2018

Mark Lanegan e Supersonic Blues Machine con Billy Gibbons (ZZ Top) al Pistoia Blues Festival: la recensione del concerto

Mark Lanegan e Supersonic Blues Machine con Billy Gibbons (ZZ Top) al Pistoia Blues Festival: la recensione del concerto

Per celebrare il ritorno del blues al Pistoia Blues (che in 39 anni ha visto passare nomi come Muddy Waters, B.B. King, Otis Rush, John Lee Hooker, Johnny Winter e Stevie Ray Vaughan, solo per citarne qualcuno) hanno pensato a un copione – giustamente – diabolico. Nell’ultima serata dell’edizione 2018 prima hanno fatto suonare Mark Lanegan, uno che sei anni fa pubblicò un disco dal titolo “Blues Funeral”, e poi hanno inscenato una resurrezione in pompa magna, chiamando la Supersonic Blues Machine e affidando il ruolo di frontman a un mattatore come Billy Gibbons degli ZZ Top.

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Esperimento riuscito: buona la presenza del pubblico, e interessante la miscela musicale che è venuta fuori da questa curiosa accoppiata. Anche perché Lanegan, al di là dei canoni musicali, il blues ce l’ha dentro: in quella faccia scura, in quel vocione cavernoso, nei riferimenti e nelle radici, oltre che nelle parole delle canzoni.
A Pistoia c’era già stato nel 2014, quella volta da solo e in teatro, invece stavolta è in piazza e con la band, e questo cambia decisamente il DNA dell’esibizione. Quello che ci troviamo più spesso fra le mani è il Mark Lanegan degli ultimi anni, che ha “confessato” una passione per la musica dance e ha inserito ritmo ed elettronica nei suoi album, un contraltare per certi versi straniante al lamento profondo che entra nel suo microfono. Quando comincia a suonare c’è ancora luce, ed è curioso pensando al buco nero dal quale sembra provenire la voce. “Death’s head tatoo”, pescata da “Gargoyle”, l’ultimo disco del 2017, serve da riscaldamento, con la grancassa che batte veloce, tanto per chiarire con che impasto sarà fatto questo concerto. Il primo brano da “Blues Funeral” arriva subito dopo con “The gravedigger’s song”: i livelli del mixer migliorano, Mark sembra ambientarsi, e da qui in poi sarà un crescendo. Il primo “Thanks very much” sembra uscire dalla gola di un Tom Waits con la tonsillite, eppure quando canta Lanegan graffia come la chitarra acida che lo accompagna. La manopola dell’intensità fa un giro verso destra per “Sister”, ballata spettrale del 2017, col il timpano a segnare il tempo lento. Il battito torna serrato per “Nocturne”, mentre su “Deepest shade” la voce di cartavetrata diventa quasi una carezza. “Bleeding muddy water” arriva più o meno a metà della setlist, e improvvisamente quel marchio sul palco, “Pistoia Blues” diventa una didascalia per un pezzo che sembra immergere tutti nelle paludi della Louisiana, una specie di swamp blues à la Lanegan. Basta poco perché si arrivi al manifesto del Mark più recente, quella “Ode to sad disco” che fece discutere all’uscita, ma che il pubblico dimostra di apprezzare. Con l’andare dei minuti la voce si fa più disposta a intonare, come per “Harvest home”, dall’album “Phantom radio”, da cui poco dopo sentiamo la anche “Floor to the ocean”, forse il momento meno convincente. Il calo dura poco, perché la versione fragorosa di “Death trip to Tulsa”, che ha la stessa provenienza, funziona bene e chiude il concerto lasciando agli spettatori un pizzico di disappunto per la mancanza di un bis.

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I tempi nei festival sono stretti, e poco dopo tocca alla Supersonic Blues Machine, che porta sul palco il suo rock blues internazionale (nel gruppo ci sono anche due italiani, Fabrizio Grossi e Alessandro Alessandroni), e suona undici pezzi in formazione “base” con ottimi risultati e un grande groove. La piazza però si arroventa letteralmente quando si affaccia lo special guest Billy Gibbons: gli bastano quattro colpi di plettro e un ruggito nel microfono su “La Grange” dei suoi ZZ Top (una scelta perfetta per l’entrata in scena) per impossessarsi del palco (e della platea), alzando la temperatura fino alla fine. Forse i momenti migliori arrivano su classici come “Dust my broom” di Robert Johnson e “Got my mojo workin’”, il primo dei due encore, ma anche “Going down”, un altro standard, che chiude serata e festival, fa ballare tutta la piazza (che ha dimenticato le poltroncine e si è alzata in piedi fin dall’arrivo di Gibbons) prima della buonanotte.

(Lorenzo Mei)

SETLIST MARK LANEGAN BAND
Death’s head tatoo
The gravedigger’s song
Hit the city
Sister
Nocturne
Deepest shade
Beehive
Bleeding muddy water
Riot in my house
Ode to sad disco
Harborview hospital
No bells on Sunday
Harvest home
Floor of the ocean
Death trip to Tulsa

SETLIST SUPERSONIC BLUES MACHINE
I am done missing you
I ain’t falling again
Remedy
L.O.V.E.
Watchagonnado
The stranger
Bad boys
Can’t take it no more
Elevate
Let it be
Hard times
Con Billy F. Gibbons:
La Grange
Broken heart
Dust my broom
Running whiskey
Sharp dressed man
Encore
Got my mojo workin’
Going down

 

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